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| 01 settembre 2010, 09:42

Vado: Tirreno Power, altre due domande di un lettore

Vado: Tirreno Power, altre due domande di un lettore

 

La lodevole ostinazione con cui viene riproposta la neutralizzazione della Centrale Termoelettrica di Vado Ligure - con una dettagliata ed inoppugnabile dimostrazione della sua dannosità - in una lettera aperta al vero o presunto "padrone" dell'impianto, mi sollecita ad aggiungere una domanda a quelle a lui già formulate ma anche un'altra ai numerosi firmatari.

 

Ecco la prima :

 

"Gentile Signore, non so se Lei ricorda la serie di incontri privati ( da me promossi ) avvenuti all'inizio del 2007 in un rinomato studio legale in Milano, nel corso dei quali fu offerta ai Suoi rappresentanti la possibilità di intervenire nel progetto KITEGEN ( un nuovo modello di impianto per la produzione di energia elettrica che sfrutta le correnti eoliche troposferiche, forti e costanti ), per la eventuale sostituzione - data la redditività decisamente maggiore, la potenza producibile ed il trascurabile impatto ambientale - di qualunque impianto termoelettrico di Sua proprietà.

Le ricordo che la risposta in sostanza fu: "se vedo il prototipo funzionante, ci sto".

Oggi il prototipo è in corso di costruzione nel comune di Berzano in S.Pietro (AT): è possibile riparlarne ?"

 

Voglio cogliere l'occasione per informare i savonesi di questa vicenda tenuta finora riservata ( era però presente agli incontri anche uno dei firmatari "nazionali" della lettera attuale ), perché ritengo necessario far sapere alla gente per non indurla alla disperazione e non eccitarne solo il ri-sentimento - che oltre a chi protesta esiste anche chi ricerca e propone alternative credibili alle metodiche sgradite.

Uno di questi "missionari" è l'ing. Massimo Ippolito, progettista di KITEGEN.

Forse qualcuno lo avrà visto il 29 luglio scorso in SUPERQUARK, il programma televisivo di Piero Angela che ha dedicato un ampio servizio all'avventura di KITEGEN, testimoniandone la credibilità e mostrandone lo stato attuale. Ma ricordo che di KITEGEN si è parlato in provincia di Savona a partire dal 2005, ed io stesso ne ho ricordato l'esistenza nello spettacolo di Beppe Grillo a Savona ( 19.6.2007 ) in una piazza non proprio deserta. Ma al di là di questi episodi, basterebbe leggere qualche rivista specializzata o partecipare a convegni tecnici per convincersi della bontà dell'idea e sostenerla, distinguendo lo scopo della produzione distribuita da quello della trasformazione centralizzata e smettendo di credere che usare fonti rinnovabili significhi solo cospargere il territorio di pannelli solari fotovoltaici o di generatori eolici ad elica ( sistemi a basso rendimento e soprattutto alterati dagli incentivi economici pubblici ).

 

Prima di formulare la seconda domanda, vorrei proporre la lettura di un brano di una lettera inviata tempo fa ( 9.1.2009 ) ad uno dei principali promotori locali della campagna contro l'uso di combustibili fossili ( gli inserti in grigio fra parentesi graffe sono odierni ). Credo che sia utile a tutti conoscerne i contenuti.

 

"[ ]

Sapendo - non da oggi, ma dall'epoca dei miei studi di ingegneria, negli anni settanta - che qualunque processo di combustione { di carbone, petrolio, gas, biomasse, rifiuti, } crea residui solidi e fluidi dannosi e che i grandi impianti elettrogeneratori che bruciano combustibili ( quindi non solo quello di Vado ) hanno un impatto territoriale notevole ( si pensi per esempio al prelievo d'acqua per il condensatore ), mi sono convinto che non bastasse limitarne la dannosità ma che andassero eliminati.

Ovviamente questo avrebbe creato altri problemi: innanzitutto la perdita del prodotto, cioè l'energia elettrica ( mettendo in difficoltà gli utenti civili ed industriali ) e poi la perdita della redditività per gli imprenditori che gestiscono l'impianto ( provocando sicuramente la loro immediata opposizione ).

Ecco perché allora - come oggi - ritenevo necessario pensare piuttosto alla sostituzione.

Dopo ricerche condotte per molti anni { evitando miti o pregiudizi }, ho individuato questa possibilità nel modello KITEGEN ( che sfrutta le correnti eoliche d'alta quota ) e negli EGS ( Enhanced Geothermal Systems, di cui per ora non parlo ), modelli di impianto che permettono simultaneamente di gratificare il desiderio di profittabilità degli imprenditori e di evitare ogni impatto ambientale ( non solo le conseguenze sulla salute degli umani ), ma che possono anche rendere l'Italia indipendente da fornitori stranieri di combustibili fossili, con ovvie conseguenze strategiche.

Ecco perché - senza particolare strepito pubblicitario - partecipo da anni all'elaborazione del progetto esecutivo di KITEGEN, essendo amico dell'inventore: come ho annunciato in un recente convegno, il prototipo a scala industriale ( 3 MW ) sarà disponibile tra poco. Successivamente un impianto "vero" ( 2 GW ) potrebbe essere collocato vicino a Vado ligure per sostituire l'attuale ( ed utilizzare le linee di trasporto di elettricità ad alta tensione esistenti ). Un altro impianto potrebbe essere situato presso Urbe.

Si immagini che cosa tutto questo significherebbe per la nostra provincia, in termini culturali ( ricerca universitaria ), economici ( ricaduta di parte del profitto sulla comunità ), imprenditoriali ( invito ad in-vestire ), ambientali ( eliminazione di qualunque forma di inquinamento ) ed altro { turismo }.

Ricordo che KITEGEN permetterà di produrre grandi quantità di energia elettrica a bassissimo costo e di utilizzarla quindi anche per sistemi di trasporto e di climatizzazione, che come è noto sono fra le principali cause di inquinamento.

Avrei perciò gradito se manifestanti ed operatori scientifici in questi anni avessero associato alle loro richieste di monitoraggio delle emissioni inquinanti ( ormai già tristemente note ) o le richieste di depo-tenziamento o di sostituzione di combustibili ( comunque inquinanti ) anche la richiesta pressante di un impianto KITEGEN: senza evitare lo sgomento, si sarebbe creata una speranza nella popolazione.

Nessuno lo ha fatto. Perchè? Perché nessuno sapeva? Impossibile.

Il progetto KITEGEN, che ho contribuito a far conoscere in provincia di Savona, è stato presentato perso-nalmente dal progettista Massimo Ippolito in un convegno organizzato dall'encomiabile Giuseppe Boveri a Cairo nel 2005. Nello stesso convegno era stato presentato sinteticamente anche il mio progetto SAVONADOMANI { la proposta dettagliata di un nuovo modello di sviluppo per la provincia di Savona } - di cui l'adozione di KITEGEN costituisce un tassello ed un noto pneumologo aveva cominciato la sua campagna di informazione sui danni derivanti dalle polveri sottili Ma KITEGEN è stato illustrato privatamente anche alle istituzioni savonesi ( Amm. Comunale, Amm. Provinciale, Camera di Commercio, Unione Industriali, Università, ecc. ); poi ne ho parlato io al pubblico nello spettacolo savonese di B. Grillo ( suscitando però la sua ed altrui ironia ) e soprattutto è stato discusso in una riunione riservata avvenuta anni fa fra Presidente { allora M.Bertolotto } ed Assessori Provinciali, gruppo di progettisti, proprietà di FERRANIA TECHNOLOGIES { allora V.Malacalza } ed il sottoscritto con i suoi collaboratori.

Le dinamiche perverse del mondo dei politicanti e quelle dell'imprenditoria maneggiona hanno solo rallentato il percorso. Io ho proseguito pazientemente nella mia azione di coordinamento fra finanziatori, operatori industriali, progettisti e politici illuminati. I risultati si vedranno fra poco.

[ ]

Concludo illustrando la strategia che mi ha guidato nel contrasto dei "cattivi". Credo valga la pena cono-scerla, anche come suggerimento per chi non è abituato a ragionare in questi termini.

Anche se è sempre più sensibile nel mondo occidentale la necessità della sobrietà come stile di vita ( ed è proprio quanto Serge Latouche e Maurizio Pallante propongono con la Teoria della Decrescita ), la transizione verso un modo nuovo di comportarsi non è immediata e deve passare realisticamente attraverso il rispetto delle regole attuali. La fondamentale importanza nella società moderna dell'imprenditoria come motore di ogni cambiamento mi ha convinto che per ottenere un miglioramento risparmiando risorse sia preferibile non contrastare ma sedurre gli imprenditori più sensibili inducendoli ad affrontare attività nuove: questo riesce se si prospetta la possibilità che tali attività assicurino una pro-fittabilità maggiore di quella che quelle attuali offrono. Solo questo potrà far cambiare idea agli "schiavi del bilancio".

Nessuna posidonia o rara madrepora fermerà chi presume di ottenere un ricco guadagno dalla costruzione di un "porticciolo": per certa gente la sensibilità naturalistica non è un freno all'ingordigia. Né ci si preoccupa degli effetti del rimescolamento di sedimenti inquinati in un fondale marino se si vuole realizzare una faraonica infrastruttura portuale destinata allo sbarco di contenitori.

Poiché il parametro guida per le loro decisioni è la profittabilità, è molto più utile dimostrare l'inconsi-stenza economico-strategica dei loro progetti: ma occorre contemporaneamente suggerirne altri, ov-viamente almeno altrettanto redditizi, ma vantaggiosi anche per l'intera comunità. Perciò è indispensabile sforzarsi di inventare attività nuove e proporle alla parte più sensibile del mondo imprenditoriale.

Non ci si può aspettare che questo succeda spontaneamente, soprattutto quando la novità sia assoluta o presupponga qualche incertezza dei risultati.

La seduttività della proposta deve allora far leva su altri elementi della psicologia imprenditoriale: la ga-ranzia del vantaggio competitivo che deriva dall'essere un precursore ed il ritorno d'immagine positivo, utilizzabile poi come potente leva di marketing, se si soddisfano i requisiti di accettabilità oggi presenti nella coscienza collettiva ( basso impatto ambientale, elevato contenuto intellettuale, alta redditività ), tipici delle società postmoderne.

Occorre insomma giocare all'attacco, non solo in difesa: questo permette di pilotare gli imprenditori. Poi i politicanti buoni gestiranno il cambiamento, quelli cattivi si lasceranno rimorchiare. Come sempre.

La gratificazione che deriverà a tutti dai risultati ( una buona qualità di vita, sintesi di salute, armonia ambientale ed efficaci relazioni sociali ) servirà a mitigare anche il livore indotto nei cittadini dalla consapevolezza dei danni a lungo subiti in passato. [ ] "

 

Spiace constatare purtroppo che la contro-informazione e la proposta di soluzioni alternative non hanno la stessa la valenza mediatica: chi sottolinea le cause di un disagio di solito ottiene più visibilità di chi fa conoscere una innovazione risolutiva.

Per esempio, per la produzione di grandi potenze oltre a KITEGEN esistono i progetti ARCHIMEDE di Carlo Rubbia, che usa l'energia termica solare con il metodo della concentrazione, o il progetto EUGENIO, che sfrutta l'energia geotermica di profondità: quanti li conoscono ?

Ma anche essendo informati si fatica a decidere: recentemente ho suggerito ad un importante membro dell'amministrazione vadese ( recandomi nella sua abitazione ) la possibilità di installare nel territorio del suo Comune un prototipo KITEGEN, a scopo dimostrativo. Attendo ancora una reazione.

 

Ecco finalmente la domanda rivolta ai firmatari attuali e futuri della lettera in questione :

 

"Dato che depotenziamento e metanizzazione sono solo soluzioni palliative ( che riducono ma non eliminano l'inquinamento e non evitano la dipendenza da fornitori esteri ), a quando una pubblica manifestazione per chiedere l'adozione del modello KITEGEN per sostituire le centrali elettrogeneratrici a combustione ( non solo quella di Vado ) ?"

 

giuseppe antonio ozenda

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