Durante una crisi aziendale, una delle cose più gradite, dopo la fuga dei proprietari, dei clienti e magari un'alluvione, è il taglio della fornitura di gas.
Specie se questa azienda, con il gas, ci lavora.
L'albisolese FAC attualmente è in questa situazione. Mentre i sindacati (!) continuano a parlare di mancanza di liquidi da parte dell'azienda e di costo del lavoro troppo caro, e mentre i lavoratori chiedono aiuti a destra e a manca in nome di un po' di spirito di solidarietà (anche imprenditoriale), una nostra vecchia conoscenza, la "sensibile" e "sostenibile" Sorgenia, chiude i rubinetti, lamentando un credito verso l'insolvente azienda.
Proprio Sorgenia, che mentre sul sito scrive "Da sempre, efficienza energetica ed attenzione all'ambiente, sono state le linee guida della nostra strategia di crescita, che hanno fatto di Sorgenia un’azienda sensibile ai principi dello sviluppo sostenibile e convinta promotrice di una cultura che favorisca un uso corretto e consapevole delle risorse energetiche", dall'altra spinge per l'ampliamento della centrale a carbone di Vado Ligure (sua) senza considerare il grave impatto ambientale della centrale allo stato attuale.
Insomma, così sensibile che, certo che c'è il debito, ma chissenefrega della crisi dello stabilimento e di decine di posti di lavoro?
Zac. Via la fornitura.
Il risultato finale è che gli animi dei lavoratori stanno precipitando nel terrore di non riprendere a lavorare a fine cassaintegrazione.
Soluzioni? Da evitarsi la canna del gas... mica per altro...




