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Eventi | venerdì 13 luglio 2012, 16:11

Alassio, mostra di opere scelte di Beppe Morino

Nella storica sede alassina i migliori lavori del grande Maestro piemontese Beppe Morino scelti appositamente per dare uno sguardo a tutto tondo sull’impagabile espressività di questo Pittore

Alassio, mostra di opere scelte di Beppe Morino

Promossa dall'Associazione Culturale Morino e dall'Associazione Culturale L’Onda, in collaborazione con la Fondazione CRS Savigliano, Fondazione CRT Torino e l'Associazione Vecchia Alassio, sarà inaugurata sabato 21 luglio, alle ore 16, la mostra d'arte contemporanea di Beppe Morino a cura di Piero Senesi e Giorgio Barberis.

Coordinamento artistico di Piero Senesi, Fulvio Berardo e Giorgio Barberis. Testi di Giorgio Barberis.

La mostra rimarrà aperta tutti i giorni con il seguente orario: 10-12 e 16-23. L'ingresso è libero.

A ventisei anni dalla scomparsa del grande pittore Beppe Morino, ed a sei anni dalla costituzione dell’ Associazione no profit intitolata allo stesso, dopo aver omaggiato il Maestro con una grandiosa antologica, tenutasi nel 2006 nel Museo Civico Antonino Olmo di Savigliano (CN), e l’apposizione di una piastrella, a Lui dedicata, sul famoso Muretto di Alassio nel 2010, le opere migliori del grande Artista approdano, finalmente, nella cittadina ligure da lui tanto amata.

Tanto amata perché immortalata più volte sulle sue tele e perché Beppe, e la sua famiglia, soggiornavano periodicamente nella residenza estiva alassina attualmente ancora proprietà della famiglia Morino. Il tutto a rinverdire il ricordo del Personaggio, degli addetti ai lavori e dei collezionisti giungendo anche ad aggiornare la corposa Monografia ragionata curata da storici dell’arte di fama nazionale ed internazionale, nonché a programmare diverse presenze del suo operato visibile attualmente anche nella bellissima rassegna, visitabile sino a fine novembre nel prestigioso Museo “Le Carceri” di Asiago (VI), dove il nostro Beppe si ritrova tra pittori del calibro di Rembrandt, Favretto, Fattori, De Chirico, Morandi ed altri grandi rappresentanti di cinque secoli d’arte. Del resto Morino gode di presupposti tutt’altro che indifferenti in quanto si forma al Liceo Classico e consegue quindi il diploma all’Accademia delle Belle Arti di Torino sotto la guida di Enrico Paulucci, vivendo peraltro in quel clima torinese di grande fervore che Casorati ed il noto “Gruppo dei Sei” avevano portato avanti fino a metà degli anni trenta per poi approdare ad una diaspora che avrebbe condotto i singoli ad operare autonomamente in ogni parte d’Europa.

Gli influssi accademici lasciarono peraltro una traccia modernamente rinascimentale ben visibile in opere giovanili di stampo giorgionesco come “La sacra famiglia” (capolavoro di impostazione prospettica, analisi della figura, duttilità nell’uso del colore), in lavori post-impressionisti quali “Veduta lacustre”, nel riecheggiare picassiano di un periodo blu ed uno rosa in cui cominciavano a comparire le prime figure di giovinetti con chitarra e nel fare il verso ad un mitico Morandi tramite statiche composizioni rielaborate, rispetto al bolognese, con forte commistione di materia. La sua prima mostra risale al 1963; è una collettiva in cui compaiono alcune opere di taglio casoratiano, probabilmente coeve alle esecuzioni citate. Poi il suo carattere di inquieto giramondo lo allontana dai circuiti tradizionali e lo porta a visitare, per il piacere del viaggio e per gli stimoli che la sua sensibilità artistica riceveva in quei posti, vari luoghi della Spagna, della Francia, dell’Olanda, del Sud-Italia e del Regno Unito dove, nell’isola di Jersey , improvvisò una personale che ebbe riscontro a livello mondiale.

Punti focali della propria ispirazione furono comunque sempre la Costa Azzurra, Alassio, la Sardegna e Venezia “città incantata” che lo spinse nuovamente a lasciare che si curassero alcune sue mostre. Lo spirito da bohemien ed una sorta di vita da dandy non gli ispiravano infatti l’idea di dipingere per il mercato o per i tanti che gli chiedevano di esporre, pur continuando sempre a ricercare un modo personalissimo di espressione: vagava, riempiva tele e carte con acrilici, oli, acquarelli, vendeva agli amici o a chi gli era simpatico, conduceva lunghe disquisizioni filosofiche o semplicemente si abbandonava a piacevoli intrattenimenti conviviali ma, simile ad un frescante di medioevale memoria, evitava la stanzialità e la routine.

Occorre andare al 1976, ed in ultimo, al 1984, per rivederlo in una mostra personale: due situazioni che sottolinearono, la prima, una grande maturità esecutiva di fondo atta a far sì che, ancora oggi, un dipinto di Morino si possa distinguere in mezzo a cento opere di cento autori raggruppati assieme, la seconda a sottolineare un’ ulteriore revisione che lo stava portando a stemperare i colori, diluire la materia ed esprimersi sempre più profondamente con un semplice tocco di pennello sul supporto.

Avrebbe potuto essere l’inizio di un nuovo modo espressivo teso all’essenzialismo ed alla reinterpretazione del ductus pittorico se la prematura scomparsa non avesse privato il mondo artistico di un personaggio originalissimo in tutto e che un grande critico come Delzanno definì con questa ricetta: “…mettete un pedone su un pezzo di selciato, aggiungete ½balcone, 1 vaso, 2 fiori a scelta, ¼ di gin, agitate, passate su un disco di Bechett e 4 pagine di Steinbeck (o Dos Passos se preferite): versate. Va servito fresco, perché Morino è così…”.

GIUSEPPE MORINO, nasce a Savigliano (CN) nel 1926,frequenta dapprima il Liceo Classico a savigliano (CN) e quindi si iscrive all’Accademia delle Belle Arti del Capoluogo piemontese diplomandosi sotto la guida del noto Direttore e pittore Enrico Paulucci. Pittore, incisore e grafico Morino inizia la propria carriera artistica a Torino partecipando alle più importanti collettive degli anni ’50 e proponendo contemporaneamente alcune personali in provincia di Cuneo dove torna a vivere e ad insegnare presso il Liceo Artistico del capoluogo. Abbandonato il filone che lo vede eccessivamente legato alla Scuola torinese dei Paulucci, Menzio, Stroppa, Galvano ed altri continua la propria professione con uno stile personalissimo che lo condurrà ad esporre in tutta la Penisola e ad avere proprie opere in alcuni importanti musei internazionali. Autore dalla produzione elevata, perché molto ricercata, si ritirerà in seguito dai circuiti mercantili per proseguire in solitudine una ricerca comunicativa mai abbandonata. Una importante mostra gli è stata dedicata dalla Città di Savigliano in seguito alla Sua scomparsa avvenuta nel 1986 e, come già precedentemente sottolineato, nel 2003 l’amministrazione locale ha intitolato allo stesso una via cittadina cui seguirà la probabile dedica di una Piazza storica.

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