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Attualità | 09 agosto 2013, 16:44

Provincia Savona, Fiba Cisl: prosegue la raccolta firme per fissare un tetto ai salari dei top manager

Giancarlo Debernardi:"No demagogia: la proposta si ispira ai tre principi Fiba-Cisl: equità, sostenibilità e trasparenza"

Immagine repertorio

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Non solo in Savona città, a cominciare da P.zza Popolo, Corso Italia, la Galleria del Centro Commerciale Il Gabbiano,  ma in tutta la provincia la Fiba Cisl continua la raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare tendente a fissare i limiti massimi degli emolumenti dei top manager di banche e società di capitali.

"Questa iniziativa non ha nulla di demagogico – sostiene, Giancarlo Debernardi, il responsabile Fiba Cisl e coordinatore dell’iniziativa per Imperia e Savona“ma si rifà  ai tre principi ispiratori della Fiba-Cisl: equità, sostenibilità e trasparenza”.

Una legge di iniziativa popolare, depositata in Cassazione lo scorso 30 maggio, su cui ha subito puntato Giulio Romani, all’indomani dell’elezione a Segretario Generale della Federazione dei Bancari e Assicurativi che fa capo alla CISL, chiamando tutti i dirigenti  a condividere questo programma, che - aggiunge Debernardi – “ci vedrà ancora tra i colleghi e tra la gente per dare una prima, importante risposta a quella forte domanda che sta emergendo da tempo contro privilegi e profonde diseguaglianze retributive".

La Fiba Cisl propone anche per i manager privati l’applicazione della recente legge che, seppur con molti distinguo, ha introdotto per i manager pubblici un tetto massimo di 294mila euro e vorrebbe che detto tetto, riferito alla parte fissa, vincoli anche quella “variabile”, oggi pressoché incontrollabile, al rapporto di 1:1.

Un importo massimo complessivo di 588mila euro rappresenta una cifra indubbiamente alta, ma di molto inferiore rispetto agli attuali, inaccettabili compensi” ricorda Debernardi e aggiunge che questo provvedimento porterà anche “alla eliminazione totale di vergognose buonuscite, legate molto spesso a obiettivi di brevissimo periodo e a riduzione di costi, magari ricorrendo a licenziamenti, a volte addirittura lasciando aziende in crisi, senza che si possano individuare condivisibili giustificazioni".

c.s.

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