/ Solidarietà

24 Ore

Cerca nel web

Solidarietà | 30 luglio 2014, 07:45

Albenga, sabato per la Giornata del Perdono di Assisi benedizione della Pala di San Francesco

Albenga, sabato per la Giornata del Perdono di Assisi benedizione della Pala di San Francesco

E’ un volto sorridente, giovanile, estatico quasi, quello di Frate Francesco, in gioioso colloquio con gli uccelli, piccole creature di Dio in ascolto, poi che ogni cosa può dire e accogliere in sé la bellezza del creato, come una preghiera.

Ed è opera a ritrarre il Santo d’una levità che lo pone a mezza via tra terra e cielo, lui così prossimo a Dio, pure, addentro alle cose del mondo, da camminarne le vie, a diffondere la Parola, quella salvifica che affranca e lenisce. Parola che trova il suo tramite nell’ispirazione del Cantico, preghiera semplice, d’un uomo semplice, a dire del farsi infinitamente piccoli, per accogliere in sé quanto d’infinitamente grande il Cielo custodisce.

Ed è opera, questa, che l’artista Manol Bozuffi generosamente offre in dono alla comunità; opera da apporsi nell’omonima piazza di San Francesco, nel giorno del perdono d’Assisi, quel due d’agosto che vide, con istrumento di papa Onorio III, accolto il desiderio di Francesco d’una salvezza dilagante, accessibile a ognuno, vestito ancora di questa veste greve ch’è di fragilità. Perdono per i vivi, per quanti ancora esperiscano il mondo con le sue debolezze, con i dolori - quelli inferti, quelli ricevuti - e le sue cadute.

Ed è preghiera semplice quella che l’artista Manol Bozuffi affida al legno, come al colore. Preghiera semplice a celebrare in letizia il Giullare di Dio, il cui nome risuona nell’omonima piazza, antico spazio ingauno che già conobbe l’esempio d’umiltà espresso dall’Ordine dei Frati Minori, quello stesso ordine che il Poverello volle fondare, gioiosamente vivendo all’ombra della luce.

Preghiera semplice, quella di Manol, a dire il volto e il corpo d’un uomo, che tutto si diede, consumandosi d’amore; preghiera ch’è delle mani e dell’intelletto, dell’estro e del pensamento di un’artista che di quella preghiera alla pittura volle affidare tutta la levità. E quella stessa preghiera si fa oggi sostanza alla forma e al colore d’una pala offerta quale dono alla comunità ingauna. Comunità che, attraverso i secoli, ancora guarda alla giocondità d’un uomo che concepì il mondo quale dono all’umanità. Uomo che l’artista seppe ritrarre nella semplicità sua nuda, come in realtà fu del Poverello d’Assisi, privo della veste ieratica del Santo, ma cinto d’umiltà solamente, a farsi più prossimo alla terra, quanto più forte lo strinse l’anelito del cielo.

Ed è nella piccola piazza, già sede dell’antico convento francescano, spazio che oggi rivive d’insolita vitalità, nel grumo d’esercizi stretti a restituirle dignità e colore, che il Poverello troverà dimora, addossato all’abside della chiesa di Santa Maria, nei pressi della vecchia fontana, rammentando, col Cantico,  la lode a nostra sorella acqua e come e quanto ella sia umile e preziosa e casta. Ed è da lì che Frate Francesco sarà issato a custodia benevola dell’antico luogo, delle sue mura, come dell’umanità che tra quelle pietre ancora vive e lavora.

E a benedire la pala, nella mattina di sabato 2 agosto, alle ore 9,30, Mons. Giorgio Brancaleoni, Vicario Generale della Diocesi di Albenga-Imperia, permanendo, secondo il desiderio di frate Francesco, la Vergine Maria quale carta, il Cristo a notaio, gli Angeli a testimoni. E s’auspica, nel tempo, quello stesso ritratto si faccia silenzioso richiamo, a guardare di là dalle cose che sono, a vedere in essenza, custodendo benevolmente le vite di quanti nella piazza s’incontrano e vanno, silenziosa benedizione che d’un sorriso attraversi lo sguardo, dolcemente, a toccare il cuore.

c.s.

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium