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Agricoltura | martedì 21 ottobre 2014, 14:45

Il “moco” delle Valli della Bormida protagonista alla "Prova del Cuoco"

Il “moco” delle Valli della Bormida protagonista alla "Prova del Cuoco"

La notizia arriva proprio in pieno svolgimento della decima edizione di ZUCCAINPIAZZA : dopo la trasferta della Zucca di Rocchetta alla prova del cuoco di Antonella Clerici del 9 ottobre us dove è stata protagonista di una ricetta presentata nella rubrica " Il Campanile" ( una gara tra due regioni) da Luca Bazzano Chef patron e Lorena Germano Chef nonché Sommelier del Ristorante Quintilio di Altare.

Per la gara di Giovedi 23 ottobre ad andare in “trasferta” sarà il moco o meglio la farina dei mochi prodotti dall’Azienda Agricola Negro Maria Sandra (Cengio) macinati a pietra dal molino Moretti dell’omonima AZ.Agricola Moretti di Spigno.

Una delle ricette che i coniugi Bazzano presenteranno Giovedi 23, sarà “Farfalle di moco con crema di rapa rossa”.

La storia di questo legume e del progetto di riscoperta per la difesa della biodiversità era già stata oggetto di una puntata su RAI 3 Liguria lo scorso anno ma non sono in molti a conoscerlo e in particolare la sua storia e del perché ha assunto il nome del moco delle Valli della Bormida.

Tutto è iniziato alcuni anni fa nel contesto dell’impegno di Slow Food nella difesa della biodiversità, in particolare salvaguardando prodotti che appartengono alla cultura, alla storia e alle tradizioni di tutto il pianeta che è patrimonio straordinario da salvaguardare.

Così dopo l’esperienza positiva con la Zucca di Rocchetta avviata nel 2005, del MelaDay del 2011 si è pensato di mutuare quelle esperienze con il “moco”.

Il moco è un legume antichissimo veniva consumato già nella Valle della Bormida dall’età del bronzo (2000 a.c.) da sempre considerato "alimento povero".

Il seme, diverso per ogni tipo di pianta e dall’aspetto simile a un sassolino, cresce soprattutto su terreni poveri e in condizioni difficili, resiste alla siccità e alle basse temperature; abbandonato poiché richiedeva una grossa mole di lavoro manuale, oggi grazie al progetto di Slow Food sta ritornando sulle tavole (vedi progetto riscopriamo il moco delle valli del Bormida) per valorizzarne la biodiversità vegetale e ambientale e per tutelarla come alimento tipico della dieta contadina del passato.

c.s.

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