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Cronaca | 22 luglio 2016, 11:30

Le mani della 'ndrangheta sulla discarica di Albenga

Fondamentali, secondo l'inchiesta della DDA di Reggio Calabria, le "indicazioni" e l'intercessione di Cassani tra coniugi Gullace e Giulia Fazzari con il comune

Le mani della 'ndrangheta sulla discarica di Albenga

Le mani della 'ndrangheta sulla discarica di Albenga. Emerge anche questo dettaglio dall'inchiesta della Dda di Reggio Calabria denominata “Alchemia” che nei giorni scorsi ha decapitato le cosche Cagliostro-Parello e Raso Gullace-Albanese, attiva quest'ultima non solo in Calabria, ma anche a Genova, nel savonese, Basso Piemonte e Lazio. In galera sono finite 36 persone mentre 6 sono agli arresti domiciliari. Per l'Antimafia dello Stretto, guidata dal procuratore capo Federico Cafiero De Raho, il presunto boss Carmelo Gullace aveva la piena disponibilità della ditta “Sa.mo.ter srl”  di Savona, la stessa azienda che ha realizzato una discarica nell'albenganese ed in particolare nella frazione di Campochiesa, regione Morteo. Il 21 gennaio del 2009 infatti, la ditta aveva inoltrato, al Comune di Albenga, un'istanza a costruire, ma l'area era soggetta a vincolo sia idrogeologico che paesaggistico e ambientale. All'epoca delle indagini, condotte dai pm antimafia Roberto Di Palma e Giulia Pantano, l'iter autorizzativo non si era concluso poiché le autorità interessate a pronunciarsi sui lavori avevano pareri discordanti. Il 10 febbraio poi, preso la sede dela Provincia di Savona, si tenne una conferenza di servizi, a cui oltre all'ente promotore ossia la stessa Provincia, parteciparono i rappresentanti della “Sa.mo.ter  srl”, della Regione Liguria, dell'Autostrada dei Fiori, del comune di Albenga, dell'Arpal e Asl di Savona, nonché la soprintendenza dei beni architettonici e per il paesaggio della Liguria. Le determinazioni assunte furono nette: i lavori andavano rinviati poiché occorreva attendere l'esito della procedura di valutazione di impatto ambientale da parte della Regione Liguria. Successivamente il 21 aprile il comitato tecnico regionale per il territorio esprimeva un perere negativo per ragioni riconducibili alla sostenibilità ambientale. «Emergeva- scrive il gip Barbara Bennato che ha emesso l'ordinanza- che il progetto della Sa.mo.ter  srl non era corredato da documenti riguardanti gli aspetti paesaggistici, agronomici e vegetazionali legati alla riqualificazione del sito, i quantitativi delle singole tipologie di rifiuto da gestire e la descrizione delle operazioni di pre-trattamento, il piano di gestione post-operativa, la caratterizzazione dei materiali, il monitoraggio geotermico e la progettazione delle opere di consolidamento., nonché la circostanza che venne espresso “parere negativo” anche per problematiche di accessibilità al sito ( per la necessità di realizzare un'arteria idonea al transito di mezzi pesanti su strada vicinale sterrata richiedente l'attraversamento di terreno terrazzato coltivato ad oliveto di proprietà privata che, per essere acquisiti al patrimonio comunale, dovevano essere espropriati per ragioni di pubblica utilità”. Passano i mesi e la giunta comunale di Albenga, il 20 settembre del 2011,  delibera un atto di indirizzo alla prosecuzione delle procedure propedeutiche all'approvazione del progetto nonché di dichiarare di pubblica utilità la strada vicinale parallela a quella che attraversava Campochiesa. Gli inquirenti però tornano indietro nel tempo.

«Di quest'opera- continua il gip- si era già avuta cognizione in numerosi contati telefonici, a patire dalla fine del 2008, fra i coniugi Carmelo Gullace e Giulia Fazzari con Paolo Cassani(...) Dal contenuto delle conversazioni, si evinceva che Cassani era stato incaricato dalla Sa.Mo.Ter srl di risolver svariate problematiche, soprattutto intervenendo su esponenti pubblici ( l'ingegnere Danilo Burastero, direttore di area dello sportello unico attività produttive, dal geometra Giulia Ferrua, funzionario responsabile dell'ufficio edilizia e urbanistica, Vicenzo Damonte, assessore ai lavori pubblici del comune di Albenga, nonché col Sindaco Antonello Tabò), affinché si determinassero a dichiarare di pubblica utilità la strada di accesso alla costituenda discarica, in parte di proprietà di privati cittadini». I tre però si resero conto che da ciò sarebbero potuti sorgere inconvenienti ed ecco che Cassani avrebbe consigliato ai coniugi Gullace di «produrre al Comune di Albenga un'autocertificazione, attestante che nella nuova discarica sarebbero stati smaltiti esclusivamente detriti inerti ( e non anche rifiuti speciali di altro genere), documento che avrebbe ricevuto l'avallo dal personale comunale, già appositamente consultato dal Cassani. Questi si impegnava ad “aggiustare” eventuali ulteriori ostacoli che fossero emersi, in ambito burocratico, facendo evidentemente leva sulle proprie “conoscenze¬. La Dda desume tutto ciò da questa intercettazione. Cassani: “Andiamo avanti così e voi fate in questo modo. Se, per caso, qualcheduno...è solo una comunicazione...dovesse chiedere: 'ma si...ma però...'bon...bon, la aggiustiamo!”. Sempre secondo l'inchiesta “Alchemia” a partire dal 25 marzo del 2009 i mezzi della ditta Sa.mo.ter furono autorizzati con permessi, «asseritamente rilasciati ad hoc dai vigili urbani, chiosa il gip», al transito ( senza carico) nella via di accesso alla discarica, consentendo in questo modo alla ditta di lavorare. Il sito oggetto dei lavori è stato infatti localizzato in alcuni terreni, in origine adibiti a pascoli, uliveti e boschi, della frazione Campochiesa. Questi terreni sono risultati essere intestati ad una donna che, insieme al convivente, è risultata essere in costante contatto con Cassano e i coniugi Gullace tanto che i due, attraverso la Sa.mo.ter.  avevano stipulato un contratto di affitto di quei lotti. Gli obbiettivi erano stati raggiunti.

 

Dalla nostra corrispondente Angela Panzera

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