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Politica | 01 agosto 2016, 17:00

Poste Italiane, approvato in Regione odg contro la privatizzazione

Il consigliere Gianni Pastorino: "Il recapito postale è un servizio universale, e tale deve restare. È questione di buon senso: le Poste devono restare in mano pubblica"

Poste Italiane, approvato in Regione odg contro la privatizzazione

Il Consiglio regionale ha approvato, al termine di un dibattito congiunto, due ordini del giorno sul tema dei lavoratori postali.

Con 23 voti favorevoli (Maggioranza, Rete a Sinistra e Movimento 5 Stelle) e 6 astenuti (Pd) è stato approvato l’ordine del giorno di Gianni Pastorino (Rete a Sinistra) con il quale si impegna la giunta a chiedere al Governo di rivedere il decreto sulla privatizzazione di Poste Italiane, mantenendo nella mano pubblica la maggioranza azionaria, di proporre una sostanziale modifica del nuovo modello organizzativo, per garantire il servizio sociale universale e tutelare i livelli occupazionali dell’azienda.

Con 23 voti favorevoli (Maggioranza, Rete a Sinistra e Movimento5Stelle) e 6 contrari (Pd) è stato approvato l’ordine del giorno di Stefania Pucciarelli (Lega Nord Liguria-Salvini), sottoscritto anche dagli altri componenti del gruppo, con il quale si ricorda che il piano di ristrutturazione che Poste italiane sta attuando in Liguria  “determina, al momento, un taglio di 120 posti di lavoro  tra Savona, l’intera provincia e quella di Genova, riducendo i livelli di servizio e senza produrre risultati apprezzabili in termini di recupero di qualità e di sviluppo”. Il documento impegna, pertanto, la giunta ad intervenire presso il Governo affinché siano garantiti, sul territorio della Liguria, i posti di lavoro oggi a rischio; sia sospesa la privatizzazione completa di Poste Italiane mantenendo, per lo meno, il 51per cento delle azioni societarie nella proprietà dello Stato; ad inviare l’ordine del giorno ai capigruppo parlamentari della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica.

Andrea Melis (Mov5Stelle) ha chiesto di aggiungere la propria firma all’ordine del giorno di Pastorino e ha annunciato il voto favorevole del suo gruppo a entrambi i provvedimenti. Sergio Rossetti e Giovanni Barbagallo del Pd hanno annunciato voto contrario all’ordine del giorno della Pucciarelli e  l’astensione rispetto a quello di Pastorino.

Gianni Pastorino (Rete a Sinistra) ha annunciato il proprio voto favorevole anche all’ordine del giorno di Pucciarelli. Lilli Lauro (Giovanni Toti Liguria) e Andrea Costa (gruppo misto Ncd- Area popolare) hanno annunciato voto favorevole a entrambi i provvedimenti. Stefania Pucciarelli (Lega Nord Liguria-Salvini) ha annunciato voto favorevole del gruppo all’ordine del giorno di Pastorino.

"Coerente nella propria incoerenza, il Pd ligure non ha votato a favore di due ordini del giorno a tutela e sostegno dei lavoratori di Poste Italiane, in balia di uno sciagurato processo di privatizzazione promosso dal governo centrale a trazione dem" commenta il Movimento 5 Stelle. 

"Poveri pidini, neanche loro sanno più cosa inventarsi. Nei giorni pari "difendono" schizofrenicamente i lavoratori dalle manovre del proprio stesso partito, in quelli dispari sono costretti ad arrampicarsi sugli specchi per giustificare l'operato di Renzi e Madia. Se il Pd ha davvero a cuore il destino dei dipendenti di Poste, dica una volta e per tutte, in modo chiaro e convinto, che l'unico modo per tutelare i dipendenti è quello di fare pressioni (loro per primi) al Governo per rivedere il decreto sulla privatizzazione e garantire occupazione e ruolo pubblico e sociale di un'azienda chiave per il nostro paese - conclude il M5S - Il resto è una barzelletta. Che non fa più ridere nessuno".

"Il recapito postale è un servizio universale, e tale deve restare. È questione di buon senso: le Poste devono restare in mano pubblica. – dichiara il consigliere regionale Gianni Pastorino -. Il governo mette sul mercato il 65% del pacchetto azionario di Poste; ed è un grave errore, che da una parte aprirà a modelli organizzativi in danno degli utenti, con evidenti ritardi nei recapiti, e dall’altra rischia di colpire duramente l’occupazione. Perché è chiaro: si cercherà di minare l’unità dell’azienda con uno spacchettamento in tanti tronconi. I conseguenti tagli, esuberi e licenziamenti sono più che un’ipotesi".

"Però, a conti fatti, la posizione dei democratici sul nostro Odg resta incomprensibile: non stiamo parlando di un’azienda pubblica decotta, in crisi. Al contrario, Poste Italiane è un “gioiellino” che fattura 1 miliardo di Euro l’anno: facile comprendere che, con questo decreto, il Governo stia facendo un golosissimo regalo ai privati – conclude Pastorino -. Insomma: perché distruggere un’azienda che negli ultimi decenni ha staccato fior di cedole per lo Stato? Perché consegnarla a privati che, come ormai da tradizione, intascheranno i profitti e socializzeranno le perdite?".

Redazione

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