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Cronaca | venerdì 18 novembre 2016, 08:45

Gli abitanti di Finalborgo si stanno arrabbiando: "Sul serio" (FOTO e VIDEO)

Tanti i problemi sollevati: tra ciclisti “anarchici”, dehors invasivi che bloccano la strada, musica alta e odori di cucina che impregnano le case.

“Non c’è pace tra le mura”, si potrebbe dire parafrasando un titolo di un celebre film neorealista. Ma la vita di tutti i giorni non è un set cinematografico e gli “attori” che abbiamo incontrato sono residenti di Finalborgo, esasperati da tutta una serie di problematiche che da diversi anni, ormai, affliggono il rione.

Abbiamo parlato con Don Luigi Caneto, parroco, con Raffaella Berrino, consulente del lavoro e titolare di bed & breakfast, con Danilo Basso, leggendario “biker” finalese e, in un certo senso, “padre simbolico” di tutto il fenomeno dell’outdoor che sta prendendo piede attualmente, e con Sergio Milano, che fin da bambino è cresciuto nei vicoli del Borgo e ne conosce ogni angolo… E ogni problema.

E, in effetti, gli argomenti sul tavolo sono davvero tanti: si va dai ciclisti che fanno un uso, per così dire, “disinvolto” dei loro mezzi da gara, al trenino turistico con tutti i suoi problemi di ingombro e mobilità all’interno dell’area pedonale, fino ad alcune attività di ristorazione con dehors invasivi, musica altissima e odore di cibo ovunque.

Fatta questa premessa, però, i nostri interlocutori precisano subito un aspetto importante, come se parlassero ad una sola voce: “Noi non ce l’abbiamo con i turisti, perché tutta Finale Ligure vive di turismo, non ce l’abbiamo con le attività di ristorazione, perché si tratta di persone che fanno un duro lavoro e hanno delle famiglie da mantenere, e non ce l’abbiamo nemmeno con il trenino o con chi suona musica dal vivo, perché si tratta di lodevoli generi di intrattenimento. Noi ce l’abbiamo con l’amministrazione comunale che si fa vedere soltanto in campagna elettorale, che sparge licenze e autorizzazioni senza preoccuparsi minimamente delle conseguenze e che poi, quando emergono i problemi, non ascolta nemmeno le nostre lamentele, non si presenta agli appuntamenti o li rinvia, dandoci persino la spiacevole sensazione di prenderci un po’ in giro. Noi vorremmo solo che ci fossero delle regole e che esse fossero rispettate da tutti”.

Partiamo dalle biciclette. Ci racconta Raffaella Berrino: “Quando ci sono competizioni di portata mondiale, l’amministrazione non si cura minimamente di queste squadre che arrivano in massa a Finale e le lascia al loro destino, senza alcuna organizzazione. I ciclisti lasciano le loro bici ovunque: spesso le appoggiano ai muri facendo saltare l’intonaco che noi stessi proprietari di case periodicamente diamo a nostre spese perché ci teniamo al decoro urbano, ed è addirittura successo che un’ambulanza si trovasse in difficoltà, tra bici buttate per terra e dehors enormi con gente che non si sposta di un millimetro dal proprio tavolo neanche di fronte a un mezzo di soccorso con la sirena e i lampeggianti accesi. E in questo caso può essere questione di vita o di morte. Alcuni dehors si allargano con tavoli e sedie ben oltre il marciapiede, fin nella sede stradale. Questo è pericolosissimo”. Un episodio simile ce lo racconta anche Danilo Basso: “A settembre ho visto con i miei occhi un’ambulanza bloccata che doveva soccorrere d’urgenza un turista ferito a Calice. E quei 4 minuti necessari a far spostare il trenino potevano rivelarsi fatali. Anche in questo caso, noi non vogliamo certo abolire il trenino: chiediamo solo che si stabilisca un tracciato ragionato per non creare problemi di pubblica circolazione come questo”.

Per quanto riguarda le biciclette, chi meglio di Danilo Basso, può commentare? “Ho creato io il boom dell’outdoor e non chiedo certo per questo riconoscimenti o medaglie, voglio solo che questo sport sia amato da tutti e non visto come un disagio, e che non crei problemi di ordine pubblico. Oggi Finalborgo, con il suo patrimonio architettonico, ha una sua identità culturale e una sportiva: bisogna stabilire delle regole affinché convivano senza nuocere alla cittadinanza. E a chi viene a gareggiare qui faccio un appello: io anche ho viaggiato in tutto il mondo quando partecipavo alle competizioni, e mi sono sempre perfettamente adattato al territorio che mi ospitava. Quindi ricordati, caro amico sportivo, che tu qui sei ospite. Sta a te fare in modo di non diventare un ospite indesiderato”.

Fa notare a tal proposito Raffaella Berrino: “Persino nei video promozionali sull’outdoor divulgati dal Comune si vedono i bikers che fanno acrobazie su panchine e fontane. Questo messaggio è altamente diseducativo: non si può sperare che l’amministrazione inviti a rispettare delle regole se sembra quasi che sia la prima a incitare a violarle”.

E purtroppo i problemi non risparmiano neanche la meravigliosa chiesa di piazza S. Biagio, come ci racconta il parroco, o “il don”, come lo chiamano amichevolmente i finalborghesi: “In estate mi ritrovo i dehors con sedie e tavolini quasi sul sagrato della chiesa: ho chiamato la polizia urbana e mi è stato risposto che non potevano intervenire perché la chiesa è un ente autonomo equiparato a una proprietà privata. Mi è stato consigliato di mettere un cartello nel quale chiedevo di non usare il sagrato per attività alimentari o ricreative e chiedevo ai biker di non usare il sagrato per allenarsi nelle loro acrobazie. La sovrintendenza mi ha imposto di non piantare nemmeno un chiodo, perché rischiavo addirittura di sfociare nel penale, così mi sono adattato ad appendere il cartello a ganci già esistenti. E il giorno dopo qualcuno me lo ha strappato e buttato nel fiume”.

Prosegue il parroco: “Io non parlo da ministro di culto, ma come se fossi un semplice turista che osserva la chiesa e che vorrebbe il giusto rispetto per un edificio di immenso valore storico. Mi risulta che esista una legge che impone un’area di pertinenza attorno ai monumenti. Eppure non viene fatta rispettare. Al punto che in occasione di Finale for Nepal, manifestazione che io stesso apprezzo e che ritengo valida, uno scalatore di fama mondiale si è esibito in una arrampicata sulla facciata della chiesa nonostante io avessi espressamente chiesto di no. In un’altra occasione mi sono ritrovato un ciclista che è entrato con la sua bici e me l’ha appoggiata all’altare. Quando gli ho chiesto spiegazioni mi ha risposto che costava migliaia di euro e non si fidava di lasciarla in strada. E questa mancanza di rispetto verso il nostro patrimonio monumentale emerge anche dal fatto che abbiamo dei bassorilievi di importanza storica e artistica enormi senza nessuna tutela, e continuo a sentirmi rispondere che non ci sono i soldi per un restauro”.

Tra l’altro, mentre i dehors si espandono, spariscono le panchine dalle piazze, come ci fa notare Raffaella Berrino: “A maggio ne ho vista rimuovere una. Mi è stato detto che andava in manutenzione, invece dopo mesi non è mai stata ricollocata al suo posto. Sarebbe stato opportuno transennare lo spazio occupato dalla panchina con dei segnali di lavori in corso. E invece quell’area è stata ovviamente occupata dai dehors che si sono ulteriormente allargati. Gli anziani, ma non solo loro, usano parecchio quelle panchine, rimuoverle significa snaturare la piazza del suo ruolo di luogo di aggregazione”.

Per quanto riguarda la musica alta, commenta Sergio Milano: “Finalborgo ha una forma fatta a conca, per cui rimbomba come una cassa di risonanza. Anche in questo caso basterebbe regolamentare spazi, orari, volumi, stabilire dei giorni in cui si può fare musica, perché comunque nel borgo abita anche gente che lavora tutti i giorni e non può sentire i vetri che tremano per le onde sonore ogni sera d’estate ben oltre alla mezzanotte”.

E gli odori? “Persino in canonica a volte mi sembra di mangiare quello che stanno cucinando nei locali sottostanti”, commenta “il don”. E aggiunge Raffaella Berrino: “Anche qui sappiamo bene che si son fatti figli e figliastri. Ad alcune attività è stata imposta una canna fumaria, con spese anche di diverse decine di migliaia di euro, mentre altre strutture hanno dimostrato che era sufficiente un sistema di assorbimento odori a carboni attivi, che invece non si è rivelato risolutivo, e in estate, quando la gente sta volentieri con le finestre aperte, da questi ristoranti esce qualsiasi odore, che penetra nelle case e le impregna”.

I nostri interlocutori concludono a una sola voce, come avevano iniziato: “Finalborgo è uno dei borghi più belli d’Italia perché i nostri padri e i nostri nonni lo hanno amato e curato fino a farlo diventare tale. Per favore, continuiamo a proteggerlo e custodirlo e non permettiamo a nessuno di recargli danno”.

 

Al termine della nostra intervista abbiamo chiesto alle persone che abbiamo incontrato di girare un breve videomessaggio sul tema: “Finalborgo che vorrei”. Nello sfondo del filmato si può osservare proprio quel prezioso bassorilievo che meriterebbe un degno restauro.

Alberto Sgarlato

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