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Savona | venerdì 17 febbraio 2017, 17:00

La spia nel sacchetto della spazzatura

Non è semplice per le istituzioni far rispettare le regole sulla differenziata, farle digerire e onorare. L'assessore Santi ha lanciato una campagna da tolleranza zero contro i furbetti dei Comuni limitrofi che sbolognano i sacchi entro il perimetro savonese. C'è una tendenza, da parte di alcuni, allo smaltimento "oltre il confine" per sfuggire alla disciplina di casa propria. Il problema, però, resta soprattutto la difformità dei sistemi di raccolta o conferimento, che variano da città a città. Senza la regia di una Provincia (menomata) né della Regione, ogni giunta fa per sé. Proliferano così, più facilmente, i cosiddetti furbetti.

Anche la provincia di Savona, come è noto, è un'alternanza di enti virtuosi e maglie nere nella gestione dei rifiuti urbani. In alcune località sindaci zelanti e altrettanto solerti agenti della municipale aprono i sacchetti abbandonati per scovare tracce dell'autore dell'infrazione. Se vincerà la logica sanzionatoria (sul collo del cittadino), nel futuro ci saranno sistemi automatici per il controllo dei bidoni e della rumenta dei privati. Attualmente in certi Comuni italiani vengono impiegati sistemi di identificazione dei dati, con chip dotati di transponder, che sono una buona idea: permettono di commisurare la tariffa al servizio reso. Tanto produci in termini di spazzatura, tanto è la stima del bollettino che pagherai. E' importante che questi metodi di osservazione non prendano la deriva.

Lo stesso senso civico che spinge il cittadino onesto a seguire le best practices dovrebbe spingerlo a controllare, a sua volta, chi gli mette il naso nella rumenta. Se i cittadini verificassero e considerassero meglio gli appalti, i contratti, i capitolati della pubblica amministrazione e delle aziende di igiene urbana, lo smaltimento dei rifiuti potrebbe diventare più trasparente, efficace e meno oneroso. Il futuro è nella partecipazione, non nella Tari o nel Big Brother.

Altrimenti, avranno davvero successo tecno-idee come "BinCam". E' una specie di cestino della spazzatura, ma il coperchio ha uno smartphone incorporato che scatta una foto quando viene chiuso. La foto viene caricata su una piattaforma online in cui freelance analizzano le foto e decidono se le abitudini dell’utente sono sostenibili dal punto di vista ambientale. Poi la foto appare sul profilo Facebook del proprietario del cestino. E' il futuro impiccione e distopico da cui mette in guardia Eugenij Morozov, gran pensatore che qualche politico dovrebbe cominciare a leggere. 

Felix Lammardo

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