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Curiosità | martedì 14 marzo 2017, 08:30

Un ladro in convento: riemerge un "giallo" ambientato nel complesso del San Giacomo nel 1519

A riportare l'episodio sono gli "Amici di San Giacomo di Savona", l'associazione che promuovere iniziative per la valorizzazione e il recupero del complesso monumentale.

Rubò un tabernacolo d'argento nella chiesa di San Pietro e, non riuscendo a rivendere l'oggetto del furto, si rifugiò nel convento del San Giacomo per liberarsene. Ma gli costò la vita.

Questa la storia di un ladro avvenuta a Savona nel 1519. A riportare l'episodio, "Giallo in convento" sulla propria pagina Facebook, sono gli "Amici di San Giacomo di Savona", l'associazione che promuovere iniziative per la valorizzazione e il recupero del complesso monumentale.

Come dimostra la storia, il rifugio in un convento nel 1500 non sempre garantiva l’immunità e lo dimostra un giallo del 1519, in parte ambientato a San Giacomo, direttamente testimoniato da un personaggio dell’epoca, Giovanni Agostino Abate, nelle “Cronache savonesi dal 1500 al 1570”, scritte nel 1570.

“Lano de 1519 ali 5 de otobre” un ladro rubò il tabernacolo d’argento della chiesa di San Pietro a Savona - racconta Giorgio Garassino dell'associazione Amici del San Giacomo - Il giorno dopo tentò di venderlo ad un conoscente, ma questi non lo volle perché era rubato e convinse il ladro a disfarsene lasciandolo in San Giacomo. “Lo ladro si lascio condurre come una pecora e ionti a santo iacobo il ladro dono il tabernacolo in mano a li frati poi li frati feceno ascondere il ladro”. Ma “quelo che lavia menato a santo iacobo” tradì e “vene in la cita e palazo e (disse) a tuti como il ladro era in santo Iacobo e di persente il iudice e lo vicario e tuta la corte e molti altri citadini ne venero a santo Iacobo per prendere questo ladro e ionti in santo iacobo li frati non ge lo volsero mostrare dicendo non sapere dove si fose e la corte e molti citadini andavano corendo e sercandolo in qua e in la e lo gubernature inteso che li frati non lo voliano manifestare ne vene lui in persona a santo Iacobo e carato da cavallo fece intendere a li frati che dovesino venire tuti nel coro e iunti li frati in coro lo gobernatore ge domando questo ladro e se respose li frati dicendo che non sano dove si sia alora lo gobernatore dise a li frati che lui faria sonare la strenua e che li faria brusare lo convento insieme con li frati e li frati dicono sercatelo e se lo ritrovate prendetelo e sercando a la fine fu trovato tra mezo lo teto e la truina e fu preso e ligato e di persente lo interogono… lo ladro lo condusero al palacio de la iusticia e lo misero in prisone e quelo iorno medemo la iusticia lo voleva impicare che era sabato e già sonato la seconda campana venero li frati de santo iacobo con uno libello e feano serti ati de iusticia e per quelo iorno non fu impicato poi il lunedi prosimo lo feceno condure a la chiaseta ivi lo feceno strangolare e morto lo feceno bruciare ivi fu punito de soi latrocini”.

Debora Geido

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