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Savona | lunedì 19 giugno 2017, 17:00

La sagra delle suore

Nome curioso per una sagra: abolo. Parrebbe un refuso, al posto di "obolo". Ma è un gioco linguistico. Così è stata denominata la sagra delle Suore della Visitazione, patrocinata dall'Assessorato al Turismo, Cultura e Sport del Comune di Loano, che si è svolta nella seconda metà di giugno sul lungomare Garassini.

Abolo sarebbe il pane di mais e non c'è una corrispondenza nel dizionario italiano. Stand gastronomici, tuttavia, per chiedere sì l'obolo: un aiuto in denaro per le consorelle missionarie.

Certo, senza autorizzazione ecclesiastica formale, il termine obolo non si può utilizzare con nonchalance. Meglio ripiegare sull'abolo che, pur ignoto al vocabolario di casa, ha attinenza con l'attività delle religiose (anche se poi le cucine sfornavano pan fritto ligure).

Spiegava il comunicato che avvisava della sagra: "L’ordine delle Suore della Visitazione è impegnato in Africa in molte attività a sostegno delle popolazioni locali. Si occupano di fornire aiuto in situazioni d’emergenza per i bambini e le ragazze madri ma soprattutto promuovono iniziative che favoriscono l’inserimento lavorativo delle persone e la scolarizzazione dei bambini e dei ragazzi".

Lo zelo dei frati nell'organizzazione di eventi mangerecci con scopi di beneficenza è ormai noto. Le suore, sinora più sommesse, restavano in disparte. La rivincita è arrivata anche per le congregazioni femminili.

Nella pletora di sagre, spesso sciattone e senza più legame con la tradizione, almeno quelle a fondo religioso hanno il pregio di ricordare il senso di questo genere di feste di piazza: momenti di aggregazione con un significato sacro, allestiti per raccogliere fondi per migliorare la comunità (va bene anche il motivo missionario) con opere e fatti, non per rimpinguare le casse di una miriade di associazioni. 

Felix Lammardo

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