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Attualità | giovedì 14 settembre 2017, 09:45

Un’ottima estate, ma i Bagni Marini sottolineano: “Penalizzati dall’IVA”

Fiscalmente gli stabilimenti non sono allineati ad altre forme di strutture ricettive, che invece pagano metà dell’aliquota

Un’ottima estate, ma i Bagni Marini sottolineano: “Penalizzati dall’IVA”

Un’estate splendida, un clima stupendo, un grande ritorno del turismo internazionale… Eppure per gli stabilimenti balneari una nota stonata, innegabilmente, c’è: “Perché alberghi, motel, campeggi e villaggi turistici su molti beni pagano l’IVA al 10% e noi la paghiamo al 22%?”

Questa la domanda che si pongono (e ci pongono) numerosi operatori del settore. E, tra i gestori di bagni marini, il commento a questo aspetto è lo stesso: “Da sempre c’è un particolare accanimento, sociale prima ancora che fiscale, contro la nostra categoria, perché veniamo considerati delle specie di privilegiati, dei fannulloni che lavorano per tre mesi all’anno nei quali stanno al sole e fanno poco o niente e poi vivono di rendita. Non è affatto così: innanzitutto la gestione di una struttura come una spiaggia ha dei costi molto elevati, poi c’è la manutenzione prima che inizi la stagione, per far trovare alla clientela la miglior situazione possibile, e la manutenzione quando la stagione è finita. Una giornata in spiaggia inizia all’alba e finisce ben dopo il tramonto. Senza contare che tantissimi in questo settore per vivere sono costretti a fare un doppio lavoro: ci sono bagnini che sono anche istruttori di sport invernali in rinomate località sciistiche, ci sono cuochi, camerieri e barman che finita la stagione in Riviera si spostano in altre località italiane o anche all’estero. Gli esempi sarebbero molteplici”.

Ma torniamo all’IVA: abbiamo chiesto a Enrico Schiappapietra, presidente provinciale del SIB, sindacato del settore balneare, come procede la battaglia per la riduzione dell’aliquota. Ci spiega: “Noi paghiamo l’IVA al 22% su tutti i servizi di spiaggia, dall’affitto della cabina a servizi di noleggio. Paghiamo il 10% solo sulla parte bar e ristorazione. È una vera ingiustizia fiscale che ci trasciniamo ormai da troppo tempo, figlia di una fotografia vecchia di vent’anni fa, con l’ingresso in Comunità Europea. All’epoca i bagni erano inseriti nella categoria ‘servizi alle persone’ e tali siamo rimasti. Non siamo considerati come attività turistiche ma come servizi. Sono anni che ormai protestiamo su questo punto. Siamo in grossa difficoltà nei confronti di offerte turistiche di Francia, Spagna e altre nazioni viciniore, dove si paga dal 6 all’8% di IVA. Una ‘forchetta’ del 15% che nel bilancio generale influisce non poco”.

Conclude Schiappapietra: “Noi abbiamo presentato anni fa e ripresentiamo periodicamente al governo una proposta di revisione per cambiare questa legge nazionale, affinché si tenga conto anche dei canoni demaniali e dell’IVA; non chiediamo di pagare il 6% che pagano certe nazioni estere, ma già il 10 sarebbe un buon risultato. E crediamo che il governo debba farsi carico di questa revisione”.

Alberto Sgarlato

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