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Attualità | mercoledì 11 ottobre 2017, 20:10

DAnni provocati dagli ungulati, Calleri: "Necessarie politiche per il contenimento del numero degli esemplari2

"Chi fa dell’agricoltura e della tutela del territorio una ragione di vita a beneficio di tutti, nelle quattro stagioni dell’anno, merita ascolto e rispetto per il proprio lavoro"

Il problema dei danni alle colture da fauna selvatica che, fino a qualche anno fa, colpiva soprattutto l’entroterra, sta facendo pagare, di anno in anno, un prezzo molto salato anche alle aziende agricole della Riviera ligure di Ponente. Dalle campagne del finalese e, soprattutto, dell’albenganese giunge un grido d’allarme congiunto: il pericolo numero uno, per gli agricoltori locali, sono oggi diventati i cinghiali, che spinti dalla fame e messi in fuga dai lupi, spesso abbandonano l’entroterra per raggiungere le zone costiere, facendo strage dei campi e cibandosi dei prodotti ortofrutticoli. Se una volta, quindi, il pericolo numero uno erano daini e caprioli, ora è il cinghiale a spaventare di più i produttori della Piana.

Oltre ai danni procurati dal cinghiale, naturalmente restano i problemi causati da daini e caprioli, protetti e difesi strenuamente da molti per l’aspetto dolce e carino, che altro non fanno che accrescere l’emergenza. Questi animali, infatti, oltre a divorare ogni tipo di ortaggio, creano gravi danni alle piante da frutto, che vengono letteralmente spellate dai loro morsi e dallo sfregamento delle corna che produce, inoltre, danni ingentissimi alle colture di fronde ornamentali.

La presenza, in costante aumento della fauna selvatica è divenuta insostenibile e può portare ad un ulteriore abbandono delle campagne della zona, denuncia la Coldiretti Savonese.

Il presidente di Coldiretti Liguria, Gerolamo Calleri va di punta al cuore della problematica: “La Coldiretti chiede all’Assessorato all’agricoltura della Regione Liguria di farsi carico del problema e mettere in campo politiche per il contenimento del numero di cinghiali in primis, ma anche di daini e caprioli, perché questi animali minano fortemente il reddito delle aziende agricole, soprattutto ortofrutticole. E’ a rischio la produttività delle nostre aziende ed è urgente trovare una strada per arginare il fenomeno, prima che questa autentica calamità diventi una vera e propria emergenza”.

Chi fa dell’agricoltura e della tutela del territorio una ragione di vita – prosegue Calleri - a beneficio di tutti, nelle quattro stagioni dell’anno, merita ascolto e rispetto per il proprio lavoro, se si vuole evitare l’abbandono delle campagne, con tutti gli effetti collaterali, primo fra tutti il dissesto idrogeologico, che ha posto la Liguria tra le Regioni italiane a maggior rischio frane ed alluvioni, spesso con conseguenze per l’ambiente, l’economia e la sicurezza delle persone.

cs

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