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Curiosità | lunedì 23 ottobre 2017, 19:33

Nicolick: "Soldati buoni, ufficiali mediocri e generali scadenti"

"Era il 24 ottobre del 1917, iniziava male per l'Italia la dodicesima battaglia dell'Isonzo con i reggimenti Italiani prima sotto pressione e poi in ritirata. Fu uno dei giorni più bui per la nostra Nazione"

Lettera aperta di Roberto Nicolik: "Mentre il Generale Cadorna, si alzava dalla sue candide lenzuola e chiedeva al suo attendente i soliti savoiardi e il caffellatte per colazione, le truppe di Otto Von Below, precedute da un violentissimo bombardamento di artiglieria, stavano già calpestando il territorio del Regno d'Italia in direzione di Caporetto, mentre il fronte Italiano da Plezzo a Tolmino iniziava a sfaldarsi". 

"Era il 24 ottobre del 1917, iniziava male per l'Italia la dodicesima battaglia dell'Isonzo con i reggimenti Italiani prima sotto pressione e poi in ritirata. Fu uno dei giorni più bui per la nostra Nazione". 

"Un giovane ufficiale Tedesco dal futuro importante, Erwin Rommel dopo quei giorni, ebbe a dire dell'Esercito Italiano, “soldati buoni, ufficiali mediocri e generali scadenti”, aveva perfettamente ragione, non solo il Generale Badoglio, altro ufficiale dal futuro ahimè, infausto per l'Italia, non diede l'ordine alla nostra artiglieria di colpire le colonne Tedesche in avanzata nel fondo valle, ma ci furono generali comandanti di reparto, che dopo aver dato l'ordine di resistere ad ogni costo fuggirono in auto, abbandonando la truppa al suo destino, oppure un altro ancora peggiore e feroce, che fece fucilare un soldato, perchè di fronte ad esso, non si era tolto la pipa di bocca". 

"Gli stessi generali felloni che tentarono di attribuire la colpa della disfatta alla truppa accusandola di viltà, gli stessi che erano scollati dalla realtà vissuta dai loro soldati e che non avevano, tranne rari casi, empatia verso i loro sottoposti, gli stessi che applicarono la decimazione facendo fucilare diverse decine di bravi ragazzi in divisa innocenti di ogni colpa ma solo per giustificare la propria incompetenza". 

"Una classe di alti ufficiali, per lo più Piemontesi, appartenenti alle classi più agiate e magari anche nobili, ma che dal punto vista della capacità e della efficienza erano forse pari a quelli Austroungarici ma decisamente inferiori a quelli Tedeschi che praticavano una dottrina militare che consentiva rapidità di movimento sul campo. Non bisogna dimenticare il successivo eroismo, la voglia di riprendere il territorio occupato dalla avanzata nemica , fatti in cui i nostri soldati, guidati, questa volta, da un comandante in capo, Armando Diaz, motivato e deciso, ripartì da capo e sbaragliò sia i fortissimi Tedeschi e gli Austro ungarici, atavici nemici dell'Italia". 

"Quello che subì la popolazione civile è terribile e non deve essere assolutamente dimenticato, migliaia di Italiani, delle province di Udine, Treviso, Belluno, Vicenza e Venezia impauriti dalla avanzata Tedesca e Austro Ungarica, con ogni mezzo ma prevalentemente a piedi, abbandonarono le loro case, i loro terreni e le loro attività per riversarsi verso la Pianura Padana e poi ancora più a sud. Non avevano torto a fuggire, quando le truppe di Von Below arrivarono, si distinsero nei saccheggi, soprattutto nel Friuli, dando vita ad un regime di occupazione severissimo con violenze di ogni tipo nei confronti dei civili, facendo aumentare la mortalità per denutrizione e per malattie". 

"Le intendenze militari degli occupanti privarono i civili Italiani del necessario alla sopravvivenza, vietarono la macellazione, controllarono le attività agricole inviando al Brennero e poi in Germania e in Austria, 5600 treni stipati di derrate alimentari, macchinari e altri beni, praticamente rapinati al Popolo Italiano. Resistendo sul Piave e poi nel contrattacco successivo, non solo i militari Italiani vendicarono Caporetto, ma anche e soprattutto restituirono le loro case agli Italiani che avevano dovuto lasciarle" conclude Roberto Nicolick. 

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