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domenica 17 dicembre 2017, 08:00

Savona, chiudono le storiche "baracche" dei pescatori, grande delusione da parte dei concessionari

Paolo Canavese, Autorità Portuale: "Verrà varato un progetto di risistemazione, sarà un punto per le associazioni che ne faranno richiesta, l'interesse è di metterle ad uso della collettività"

Da qualche mese sono state chiuse dall'Autorità Portuale di Sistema del Mar Ligure Occidentale le "casette" dei pescatori dello scaletto delle Fornaci e la stessa sorte sta toccando alle 'baracche' presenti nella zona delle ex Funivie. Con l'inaugurazione delle funivie nel 1912 nacquero negli anni successivi come una specie di paesino composto da pescatori e portuali queste particolari case non destinate all'abitabilità ma considerati manufatti per attività legate al mare e ormeggio imbarcazione.

Si vociferava da tempo che le concessioni, rinnovate ogni anno dai privati affittuari (che hanno dovuto depositare ai tempi al catasto l'immobile) sarebbero state chiuse dall'Autorità Portuale e il 30 novembre è stata recapitata la lettera che intimava l'abbandono della zona entro il 31 dicembre con proroga di 60 giorni per lo sgombero.

Inizialmente ad agosto era stata mandata la richiesta per il rinnovo della concessione per l'anno 2018 con la trasmissione entro il 4 settembre all'Ufficio Demanio e Beni patrimoniali dell'allegato che accertasse la conferma per un altro anno. Il 15 novembre la doccia fredda con il mancato accoglimento della richiesta e le motivazioni sono riconducibili al fatto che il bene, come riporta la lettera, ricade in area che sarà oggetto di trasformazione per l'attuazione degli interventi di riqualificazione del fronte mare, di cui è stato redatto uno studio preliminare da parte del comune di Savona.

Inoltre nell'ambito della predetta trasformazione il tratto costiero sarà interessato dai lavori di demolizione dell'ex impianto funiviario presente nella zona adiacente alle baracche, per non parlare della prosecuzione dei lavori della variante dello svincolo dell'Aurelia bis in corso di realizzazione.

La delusione degli attuali concessionari è tanta, ne sono rimasti 9 dei 30 del passato e nelle loro parole si sente una certa tristezza per una zona che hanno sempre considerato come un posto dove poter continuare la loro passione e amore per il mare: "Subito ci è stata data una speranza e all'improvviso ci è stata tolta, abbiamo sempre pagato e sistemato tutti i problemi a spese rigorosamente nostre - questo l'urlo dei concessionari delle baracche - se diamo fastidio noi dovrebbe creare problemi anche la Lega Navale più vicina alla strada, noi ce ne andiamo ma se non è stato fatto tutto a regola d'arte ci impegniamo per la protesta. Siamo stati trattati con un sistema di regime, c'è grande amarezza, più di 20 anni di passione e amore per le baracche e il mare vengono così cancellati".

"Noi non creiamo nessun tipo di problema e siamo un'associazione, un ente pubblico, al massimo ci ridimensioneranno e sposteranno qualche barca - spiega Franco Forzano presidente della Lega Navale di Savona - non può esistere un manufatto di uso privato sul demanio, la legge va rispettata. Se saremo interessati all'acquisizione delle baracche per ampliarci? Assolutamente no".

Paolo Canavese, dirigente coordinatore della gestione territorio portuale e security ha voluto precisare alcuni dettagli: "Le concessioni ad uso privato non era consentito rinnovarle, alla luce dei fatti comunque dovrebbe definirsi la questione delle ferrovie, il comitato intanto ha deliberato di non rinnovare le concessioni. Ci tengo a sottolineare che non è una decisione maturata da Genova, c'è un progetto di riqualificazione del water front che incombe".

"Diventerà una zona che potrà essere occupata da varie associazioni che ne faranno richiesta, l'interesse è di metterle a un uso della collettività. In questi anni è stato mantenuto un presidio che ha controllato e visionato la zona, bisogna dargliene atto ma i privati lì da circolare non ci possono stare" conclude Canavese.

Diversi dubbi permangono soprattutto sulla tempistica e su un'area che diventando inoccupata darebbe spazio al degrado e alla delinquenza.

 

 

Luciano Parodi

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