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Attualità | mercoledì 17 gennaio 2018, 10:03

Così muore la cultura nel Ponente Savonese

Librerie, negozi di dischi, di giocattoli e di arti grafiche: tra Loano e Finale Ligure chiudono tante attività che offrivano “cibo per la mente”

Così muore la cultura nel Ponente Savonese

Due veri e propri “simboli” del commercio loanese chiudono definitivamente. Da una parte troviamo la libreria DF24, sotto i portici di corso Europa, dall’altra il negozio di dischi Lollipop, nel cuore del caruggio.

Due storie simili, ma diverse: la libreria DF24 per circa mezzo secolo ha rappresentato un punto di riferimento per gli studenti che ordinavano i loro libri scolastici, ma anche per gli amanti della narrativa. Nel tempo si è allargata fino a ospitare attrezzature da ufficio e componentistica informatica. E adesso il manifesto, che recita testualmente: “Dopo 46 anni andiamo in pensione”.

Non va in pensione, invece, ma farà altro nella vita Loredana Icardo, titolare di Lollipop: il suo negozio in centro era un punto di ritrovo per gli amanti della musica loanesi, che sapevano di trovare là tanti amici con i quali scambiarsi opinioni ma anche un servizio sempre preparato, competente e con il sorriso sulle labbra.

Commenta la titolare: “Da quando ho annunciato la chiusura, se penso a tutti coloro che sono entrati da quella porta piangendo per questa notizia allora capisco che, in 37 anni di attività, qualcosa di buono l’ho fatto”.

E non solo: negli anni d’oro del mercato discografico Loredana Icardo aveva preso in gestione anche un altro negozio di dischi sulla via Aurelia a Loano, affidando a sua mamma la gestione di Lollipop.

Oggi, però, tante cose sono cambiate e questo vale per le due storie “simili ma diverse” di DF24 e Lollipop: c’è la sempre minore affezione dei giovani per “l’oggetto fisico”, sia esso un libro o un disco, ci sono gli ebook, i pdf e la musica “liquida”, c’è un mercato sempre più in crisi (nel 1942 il disco d’oro simboleggiava un milione di copie vendute, oggi questo riconoscimento viene dato dopo le prime diecimila), ci sono i prezzi stracciati delle grandi catene internazionali di e-commerce, che trattano musica, libri, informatica, giochi e molto altro, ma soprattutto c’è la crisi economica, che porta le persone a tagliare tutto ciò che non è considerato strettamente necessario per la sopravvivenza.

E se Loano piange, Finale Ligure non ride: alla fine del 2017 ha chiuso “U Cartà”. Quel luogo era molto di più di una semplice cartoleria e rivendita di accessori per pittura e arti grafiche: Roberta Scalvenzi, per tutti a Finale “la Robertina”, giunta in Riviera da Milano, è una persona buona e sensibile, benvoluta da tutti, che nel suo negozio realizzava laboratori didattici e tanti eventi per bambini ma anche per ragazzi con difficoltà.

Le parole di commiato scritte su Facebook da Robertina al momento della chiusura sono state profondamente commoventi: “Ringrazio tutti quelli che hanno apprezzato il mio lavoro in questi tre anni di attività! Ognuno di voi mi ha insegnato qualcosa, spero di aver fatto lo stesso e di aver lasciato in voi lo stesso bagaglio che sto portando via con me. Non è mai un addio, ma sempre un arrivederci... Fate in modo che nessuno spenga il vostro sorriso e la vostra passione! ...A presto”.

E se consideriamo che anche un giocattolo, nel percorso di crescita intellettuale del bambino è uno stimolo importante, non possiamo dimenticare che a Finale ha chiuso anche “La Bottega dei Giochi” di Stefano Miragoli. Quel luogo era un vero e proprio “tempio del giocattolo”, quasi certamente uno dei punti vendita più forniti, se non il più fornito, di tutta la provincia.

Libri, dischi, arti grafiche, giocattoli: un intero patrimonio culturale che se ne va. E il Ponente Savonese diventa sempre più povero di “cibi per la mente”.

Alberto Sgarlato

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