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Curiosità | 15 marzo 2018, 15:30

“Savona: Tesori Sommersi e naufragi”, le scoperte di Claudio Arena

Il ricercatore, ospite anche di Voyager, è molto seguito attraverso la sua pagina Facebook "Savona Segreta"

“Savona: Tesori Sommersi e naufragi”, le scoperte di Claudio Arena

Negli anni di ricerche storiche fatte, mi sono imbattuto anche in molti documenti interessanti e decisamente curiosi, narranti fatti storici avvenuti nel Savonese.

Ho trovato notizie di molti delitti e omicidi avvenuti in città, ma anche di fatti religiosi e alquanto miracolosi. Cronache di nubifragi e costruzioni di edifici, fortezze e le molteplici battaglie di lotte e conquiste.

Ma tra i tanti scritti, vi sono fatti che ovviamente nell'immaginario collettivo suscitano sempre più attenzione e curiosità di altri. In questo caso il naufragio di due grosse imbarcazioni nel secolo XVII. Il primo fatto riguarda una Galea detta anche Galera poiché erano utilizzati degli schivi come mezzo di propulsione. Va precisato che quando parliamo di schiavi incatenati ai remi, non dobbiamo immaginare esclusivamente sempre persone di colore, come accadeva spesso nei Caraibi con gli schiavi incatenati dagli Spagnoli. In catena vi erano anche persone spesso italiane, come ad esempio i 7 Albisolesi schiavi sulla galera di Carà Chiadalì Bassà di Tunisi nel 1581, che riuscirono poi di notte a scappare e con il tempo a far ritorno da Palermo dove si trovavano a Savona; e ancora come Giambastista Bevilacqua di Zinola schiavo nella galera di Les Rais. Nelle Galee prendevano posto in catena anche alcuni volontari con contratto di lavoro, dove pur avendo un riguardo diverso dai prigionieri rimanevano comunque incatenati.

Il fatto che andrò ora a descrivere avvenne il 5 Ottobre del 1667 ed è il riassunto di documenti di cronaca scritta da diverse persone abitanti a Savona.

Una Galera di circa 30 metri, con 150 schivi appartenete al Duca Domenico Doria e comandata dal Capitano Gio Maria Vignolo partì nel pomeriggio da Genova per Portofino. Nella circostanza il Duca Doria, avendo come ospite il Principe Panfilio parentato con Papa Innocenzo X, decise di fargli trascorrere una giornata ad ammirare la pesca al tonno con pranzo a bordo.

In serata verso le 23, durante la fase di rientro, l'equipaggio venne improvvisamente colpito da un “gagliardo vento di scirocco”. Con fatica si riuscì a far sbarcare il Duca Doria e ospite a Sampierdarena. La nave quindi riprese il largo per far rientro a Genova, ma considerando che le condizioni peggiorarono il capitano decise di salvarsi dirigendosi a Ponente in direzione del Porto di Vado. Ormai erano già le 3 di notte, vento molto forte e a fatica la Galea teneva il mare.

Va detto che questo tipo di imbarcazione ha uno scafo con poco pescaggio ed è pertanto adatta solo a navigazione a costa e con mare favorevole. Purtroppo le condizioni peggiorarono, il vento si fece molto più forte come la pioggia, e credendosi ormai prossimi alla terra di Vado Ligure per errore andarono a fracassarsi in notte fonda sugli scogli di Albisola. Tutto il carico di bordo si perse in acqua, gli schiavi e i marinai presi dalla foga di salvarsi iniziarono a urlare e dimenarsi per sciogliersi dalle catene. Cinque di loro per il peso delle catene rimasero sommersi e annegarono con altri due marinai. Molti riuscirono a stento nuotando nell'acqua ghiacciata arrivare alla costa, non poco distante e riuscirono a mettersi in salvo.

Molti di questi schiavi nella disperazione, tentarono anche la fuga e 38 di loro presero poi riparo con il peso delle grosse catene a ormai le 8 del mattino al convento dei Cappuccini di Savona, dove giunsero proprio all' ora di inizio messa.

I frati accorsero immediatamente a dar loro aiuto. Alcuni erano nudi altri indossavano solo una mutanda e tutti erano infreddoliti e spaventati.

In questa fase del racconto, facendo ricorso anche ad altri indizi, mi vien da credere che il naufragio avvenne grosso modo sugli scogli dove ora vi è collocata la Modonetta, poiché infatti alcuni per mettersi in salvo, risalirono il rio verso monte. Ricordiamoci, che in quel tempo la morfologia della costa era totalmente diversa, gli uomini naufragati si trovarono davanti a una scogliera molto alta e l'unico forse transito accessibile era proprio risalire il torrente. Risulta anche che alcuni approfittarono di far razia di uva in un vigneto appartenetene al Sig. Gavotto, che in quell'anno fece un buon raccolto. Il mattino giunse nel convento anche il pilota, che venne accomodato in una più particolar stanza. Il Pilota era di Portovenere e da quel che si narra era afflitto più per il suo futuro lavorativo che per gli uomini feriti e morti. Nel frattempo gli schiavi rinvigoriti da vino, pane e formaggio offerto dai frati pensarono già di rimettersi in libertà aiutandosi un con l'altro a rimuovere le catene. Nel contempo si venne a sapere che altri schivi scampati, avevano preso rifugio nella notte nella chiesa S.Agostino, chi nella Cattedrale e altri nella chiesa S. Francesco di Paola. Successivamente presi dai soldati e arrestati.

Dei 38 che avevano preso riparo ai cappuccini, solo 15 ne rimasero poiché infermi, mentre altri scavalcando il muro dal giardino tentarono la fuga. Vennero presi subito dalle guardie dei Corsi che si trovavano già allertate in zona.

5 giorni dopo, nel Convento dei Cappuccini si fecero gli atti per la traduzione in carcere, compilando con nome e cognome i documenti degli arrestati, come ordinato da Genova e dal Vescovo. Immediatamente consegnati al Sergente Maggiore mandato dal Governatore di Savona per il prelievo. Anche in questa fase di consegna 9 dei 15 qui custoditi, tentarono la fuga, e uno riusci a scappare facendo perdere le sue tracce poiché ebbe la prontezza di nascondersi dentro un accumulo di letame. Gli arrestati tra cui anche i feriti vennero condotti nelle carceri secolari.

Curiosità nella curiosità, la storia di uno di questi schivi che venne tradotto nelle carcere.

Infatti quest'uomo imprigionato come rematore, doveva essere a breve impiccato per aver commesso reati gravi a Genova. Sta di fatto, che durante il naufragio, a causa delle catene al piede, rimase bloccato nell'imbarcazione. Trovò riparo sotto una sacca d'aria della nave. Fu fatto un foro nel legno, per permettere che avesse la testa fuori all'aria e che venisse nutrito con uova e altri cibi. Rimase in acqua al freddo per 3 lunghi giorni e notte finché il mare non si calmò per poter fargli soccorso. Successivamente al salvataggio, l'uomo fu tradotto a Genova dove ad attenderlo vi era la forca.

Per quanto riguarda la Gelea che apparteneva a Duca Doria, si sa, che rimase naufragata a 5 palmi di acqua, e che successivamente la maggior parte dei preziosi vennero recuperati. Si trattava per lo più di posate, e vassoi in argento utilizzati per il banchetto con l'ospite.

Altro episodio importante è il Naufragio di una grossa barca (nave mercantile) del Comandante Battista Striolo di Genova Sestri Ponente, che doveva condurre la nave in Spagna.

Siamo al 28 Novembre alle ore 8 di notte. La nave andò a urtare i grossi scogli verso il porto si Savona. In questo caso la causa non fu il cattivo tempo, ma in realtà ai bagordi fatti il giorno prima, festeggiando con amici e parenti. Come da testo “ Fatta notte e piegate le vele al vento in poppa, oppressi dal vino, furono soprapresi dal sonno esso padrone ed anco tutti i marinari, voglion solamente alcuni religiosi passeggeri avvedutisi del pericolo destarono in fretta il padrone e questo poi marinari, e spaventati tutti per il vedersi così vicini alla terra, come conobbero il pericolo, così rimasero nell'istesso punto senza speranza di trovarsi più in tempo riparo, onde urtata la barca nè scogli ,s'aprì il di lei fondo e ne seguì danno grandissimo, massime suddette merci preziose.V'erano sopra 17 passeggeri la maggior parte religiosi”

Il carico sicuramente prezioso è così elencato: di 2 Cannoni, 18 Pedreri, marmi , ferri e acciai, alimentari, sete pregiate lavorate, vasellami, ori filati, bracciali d'oro. Per un valore stimato di oltre 50 mila pezzi pezzi da Otto Reali.

Tutte le mie ricerche sono condivise nella pagina personale

https://www.facebook.com/savonasegreta

Claudio Arena

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