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Savona | 20 maggio 2018, 12:50

Lo strano contratto della Casaleggio & Associati - Di Maio - Salvini, ma l’Italia non è un pied-à-terre

La rubrica di Bruno Spagnoletti

Lo strano contratto della Casaleggio & Associati - Di Maio - Salvini, ma l’Italia non è un pied-à-terre

 

L’ultima versione del cosiddetto “Contratto per il Governo del cambiamento” tra i due contraenti Di Maio e Salvini, sembrerebbe aver metabolizzato l’ondata di critiche che si sono scaricate, come una bomba di grandine, sulle parti irricevibili del Documento: il Comitato di conciliazione parallelo al Consiglio dei Ministri che prefigurava un’insopportabile gestione privata (Casaleggio & Soci) della cosa pubblica, in spregio a Costituzione e Parlamento; le modalità inverosimili di uscita dall'euro e la richiesta oscena della cancellazione di 250 miliardi di debito pubblico: tre questioni spesse che hanno dato la stura alla speculazione dei mercati, al rialzo dello spread, agli attacchi dell’Europa e alle risate di mezzo mondo alfabetizzato.

In un giorno si è azzerata cosi la bonaccia ed è terminato il clima da luna di miele durato oltre 77 giorni nella convinzione che, alla fine, sarebbe prevalsa la ragione e avrebbe vinto il buon senso.

Molto sembrerebbe cambiato in questi ultimi giorni, prima al tavolo tecnico e poi a quello dei cosiddetti Leader con la cancellazione delle parti più critiche; si è quasi l’impressione di un gioco dell’oca, dove si annunciavano misure ad minchiam per “vedere l’effetto che facevano” e si confermavano o ritiravano secondo le reazioni.

La politica ha rinunciato cosi a scegliere e assumere su di se la responsabilità delle misure di governo, delegando a un improbabile referendum sulla rete e sulla piattaforma Russeau (davvero pochi votanti) o sui Gazebo della Lega (con domande ridicole e depistanti) la fattibilità dell’intesa, alla faccia del nuovo Presidente del Consiglio (non è ancora dato sapere Chi sarà lo sventurato), snaturato a semplice esecutore dell’accordo tra Di Maio e Salvini e della funzione alta del Presidente della Repubblica, come espressamente previsto dalla Costituzione e, ultimo baluardo della credibilità dello Stato democratico che sta per essere governato da “dilettanti allo sbaraglio” della prima Corrida di Corrado Mantoni .

Non saprei dire se – come ha detto Emanuel Macron – M5S e Lega siano delle forze “paradossali”, ma certamente non hanno offerto un bello spettacolo al Paese e all’Europa e, forse anche al Mondo.

Come sempre avviene nei momenti di svolta sistemica c’è una polarizzazione delle letture sul Contratto di Governo: un libro dei sogni secondo alcuni, Un vademecum che dovrebbe accompagnare M5S e Lega per i prossimi cinque anni di legislatura, pur scontando la difficile compatibilità tra Grillini e Lega, non solo di carattere programmatico ma, com’è stato autorevolmente scritto “di carattere antropologico e politico”.

La Lega, infatti, è un partito radicato di destra, che con la gestione Salvini ha trovato il migliore habitat all’interno di una coalizione nella quale la trasformazione nazionalista del partito gli ha garantito crescita di consensi. Il M5Stelle è invece un partito-movimento, virtuale e senza tradizione, capeggiato da un leader irrisolto sul piano della cultura e della competenza, senza alcuna esperienza e con un’ambizione smodata e incontrollata per l’autoaffermazione.

La mia personale lettura è che il Contratto sia tutt’altro che chiuso e che potrebbero esserci sorprese nelle prossime ore, compresa l’implosione dell’intesa di Governo e il ritorno dell’orologio della crisi al punto di partenza del vuoto post voto.

Sono troppi e troppo importanti i punti ancora aperti, nonostante l’ottimismo di facciata lasciato intravedere dai due Capi Politici: immigrazione, giustizia, conflitto d’interessi, grandi opere infrastrutturali, rapporti con l’Europa e superamento legge Fornero.

I punti di dissenso più che essere concretamente superati con mediazioni credibili sulle misure negoziate, vengono bypassate con largo uso del ricorso alla poesia “politica”, alla cucina letteraria e al maquillage: è cosi sul Job Act (quasi nessun richiamo!), sulla Legge Fornero (con i 5 miliardi previsti si comprano le noccioline, rispetto ad un costo di circa 15 miliardi anno o oltre un punto di PIL); mentre sull’Europa siamo alle vuote declamazioni, richiamando “ lo spirito di ritornare all'impostazione pre-Maastricht in cui gli Stati Ue erano mossi da un genuino intento di pace, fratellanza, cooperazione e solidarietà".

Siamo all’asilo infantile sulle misure macroeconomiche per finanziare i provvedimenti di Riforma, non si capisce, dove si troveranno le coperture per finanziare il mastodontico programma economico che va dal reddito di cittadinanza alla flat tax, passando per l'abolizione della Fornero; anzi si capisce bene: facendo politiche in deficit!

Si busserà alla porta del Convento dell’Europa per richiedere di scorporare la spesa per investimenti pubblici dal deficit corrente di bilancio: un escamotage contabile per spendere senza dover preoccuparsi di dove prelevare i soldi che sarà sicuramente rinviato al mittente dall’Unione Europea.

Come se non bastasse, il nuovo Premio Nobel per l’economia, il leghista neo eletto Claudio Borghi fa mettere nero su bianco la richiesta alla BCE di "sterilizzare" contabilmente i titoli di stato comprati finora dalla Bce per evitare che i tassi italiani schizzino alle stelle. Anche se c'è da dire che quanto meno, rispetto alla prima bozza la formulazione è più prudente: non si parla di cancellazione vera e propria dei titoli di Stato, ma solo contabile ed è stato tolto qualsiasi riferimento a cifre precise. In ogni caso, ci troviamo di fronte a una misura teoricamente possibile, ma praticamente infattibile, che verrà rigettata senza dubbio dall'istituto guidato da Mario Draghi.

Se dall’analisi dell’impianto generale, si passa al giudizio di merito di alcune delle misure concrete previste dal Contratto del piede a terre che dovrebbe soddisfare l’innamoramento dei due nuovi leader, allora si passa dal tragico al comico.

Sembrerebbe che la flat tax dovrebbe essere l'architrave delle riforme economiche messe in cantiere dai gialloverdi, anche se le aliquote fisse dovrebbero essere due: al 15 e al 20 per cento sia per persone fisiche che imprese, mentre neanche una riga viene per le necessarie coperture, stimate in una sessantina di miliardi da diversi istituti economici. Saranno portati in dote da “Natale tutto l’anno”!

La lotta contro l’evasione fiscale viene declinata nella nuova parola d’ordine della Crusca in “Pace Fiscale” che altro non è che il solito stantio condono all’italiana.

Sul reddito di cittadinanza si parla di 780 euro mensili, per i quali è previsto uno stanziamento di 17 miliardi annui. La cosa interessante è che nell'ultima versione del contratto è stata aggiunta (visto che si era in vena di minchiate) anche la "pensione di cittadinanza". In particolare, si legge nel contratto, "la nostra proposta è rappresentata da un'integrazione per un pensionato che ha un assegno inferiore ai 780 euro mensili, secondo i medesimi parametri previsti per il reddito di cittadinanza".

Dove si troveranno le risorse resta un mistero glorioso!

Tagli delle pensioni d'oro e ricalcolo dei vitalizi, vaghezza su conflitto d’interessi e giustizia, legittima difesa, più carceri, certezza della pena, chiusura dei campi rom e altri capitoli con bizzarrie da richiamo della pancia italiota costituiscono il resto del Contratto.

Sulla questione dell'immigrazione c’è, a parole, di tutto e di più! Dopo le critiche alla gestione del fenomeno dei Governi precedenti,ci si impegna affinché "l'Italia svolga un ruolo determinante (nella prima bozza era "più decisivo") ai tavoli dei negoziati europei,  in particolare, "per superare il regolamento di Dublino, attraverso il ricollocamento obbligatorio e automatico dei richiedenti asilo tra gli Stati membri dell'Ue". si invoca il superamento del Regolamento di Dublino che impone al Paese di prima accoglienza di farsi carico dei richiedenti asilo, l'accelerazione dell'iter di verifica dello status di rifugiato, la revisione dell'attuale sistema di affidamento a privati dei centri. Occorre poi creare almeno un Centro di permanenza per il rimpatrio in ogni regione. Cosa peraltro prevista dal decreto Minniti dello scorso anno! "Indifferibile e prioritaria" viene definita una "seria ed efficace politica dei rimpatri", visto i "500 mila migranti irregolari presenti sul nostro territorio". Se sono rose, fioriranno! Al momento mi sembrano spine e parole al vento!

Insomma, ecco la mia sintesi “Fole & Bubbole per Italiani brava gente”!

 

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Bruno Spagnoletti

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