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Attualità | 20 giugno 2018, 12:05

Al via il progetto 'Albenga città giusta, città sicura' (FOTO e VIDEO)

Il comune ha stipulato con l'Università di Genova una convenzione per mettere in atto le politiche di sicurezza urbana

Al via il progetto 'Albenga città giusta, città sicura' (FOTO e VIDEO)

Criminalità e percezione della stessa ad Albenga diventano uno studio i cui risultati arriveranno nel 2019 e potranno essere analizzati insieme all’amministrazione per studiare un piano di intervento che andrà a coinvolgere senza dubbio gli organi di polizia, ma anche altri settori come quello dei servizi sociali e dell’urbanistica.

Spesso, infatti, la criminalità va di pari passo con il degrado e con le problematiche sociali che possono essere quelle della povertà o ancor più le dipendenze.

La microcriminalità, infatti, trova il suo humus fertile proprio dove vi sono le fragilità legate a persone (tossicodipendenti, persone con la dipendenza da alcool o gioco d’azzardo) e territorio (situazioni di abbandono, periferie poco curate e incontrollate).

Da qui parte la necessità di porre in essere un progetto “Albenga città giusta, città sicura” che, attraverso una convenzione stipulata tra il Comune di Albenga e l'Università degli Studi di Genova metterà in atto le politiche di sicurezza urbana, favorendo l'incremento della qualità della vita, della cultura della trasparenza e della legalità per avere delle basi scientifiche per affrontare in modo concreto le problematiche della Città.

Il progetto "Albenga Città giusta, Città Sicura" verrà coordinato dal criminologo Dott. Stefano Padovano Criminologo e Docente Universitario con la collaborazione del Prof. Alfredo Verde Psicologo-psicoterapeuta, docente di Criminologia e Criminolo-gia minorile presso l'Università degli Studi di Genova oggi nella sede della locale polizia municipale hanno spiegato insieme al sindaco e alla presenza delle associazioni e dei rappresentati dell’amministrazione gli obiettivi del progetto.

L’intento è proprio quello di analizzare non solo i dati concreti delle denuncie e dei reati commessi sul territorio, ma andare a vedere nelle piazze, nelle periferie e nelle vie cittadine quello che succede oltre che ascoltare le persone per tentare di capire il loro punto di vista e le loro paure.

Da qui ne uscirà un quadro che servirà per capire dove e come intervenire.

Mara Cacace

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