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Economia | venerdì 06 luglio 2018, 08:31

Sogno di un impiego di mezza estate

Più di un milione di posti di lavoro sono in gioco nel periodo delle vacanze, opportunità che arrivano per la maggior parte dal settore del turismo. Un’occupazione che però in Italia non è un trampolino di lancio

 

Si sa, la caccia ai talenti è sempre aperta. Soprattutto quando l’estate è iniziata e nelle località di vacanza inizia a concentrarsi un numero di clienti spasmodicamente alto, da abbracciare con la freschezza di un sorriso, ma anche con il piglio di chi pretende educazione e rispetto delle regole.

È l’arte dell’accoglienza, della capacità di fare rete e della condivisione di idee innovative per dare al visitatore un’esperienza unica e garantire così un investimento sul futuro dei propri fatturati. Una posizione su cinque, però, non riesce a trovare il giusto candidato e nella peggiore delle ipotesi i candidati neppure si presentano.

Ma come è possibile che un settore che genera più del 10% della ricchezza nazionale e con un trend in costante crescita non riesca a far decollare l’economia del turismo italiana? Qual è l’X-Factor di altre nazioni europee con un patrimonio culturale, ambientale, storico meno ricco e coinvolgente del nostro?

La risposta è forse più semplice di quanto immaginiamo e va al di là di complicati grafici di flussi turistici, arrivi, presenze e analisi di serie storiche.

L’Italia continua ad essere da molti anni la mèta preferita dagli europei perché - al di là del maggiore senso di sicurezza percepito nella vecchia e cara Europa - è in grado di offrire un pacchetto di emozioni che la natura ci ha regalato e che aspettano solo di essere valorizzate, approfittando dei canali commerciali digitali, ma soprattutto investendo sulla capacità delle persone di rendere unica la vacanza. Purtroppo, negli ultimi anni abbiamo perso terreno, pensando che la formazione delle risorse umane non fosse un elemento chiave per fare la differenza. Ecco allora che il concetto di accoglienza spesso si sintetizza solo in un boom di prenotazioni alberghiere e in un pienone sulle spiagge a svantaggio delle eccellenze di filiera che girano tutto intorno alla qualità ed alla bellezza italiana.

Pensiamo a quanti turisti si mettono in viaggio solo nella nostra meravigliosa penisola nel periodo tra maggio e settembre e, senza accorgercene, assumeremo un’espressione meravigliata nello scoprire che i sistemi di accoglienza turistica e le strutture imprenditoriali locali non sanno dove trovare personale qualificato in termini di conoscenza delle lingue, competenze digitali, capacità di pianificazione delle emozioni dei turisti. Ecco, sono le emozioni a fare quella differenza tra la fidelizzazione del cliente e il tradimento dell’anno successivo, in cui la famiglia media preferisce un mare meno bello e un clima meno amico a vantaggio di servizi personalizzati, collegamenti locali efficienti e la possibilità di avere per ogni giornata di vacanza un pacchetto di grandi eventi da vivere sia con il sole sia in caso di pioggia.

Competenze di settore, conoscenza dei desideri del consumatore e un pizzico di coraggio mancano oggi per poter trasformare il comparto turistico in una macchina da guerra in grado di crescere senza limite.

Lo sanno bene Croazia, Portogallo, Grecia e Nord Europa che hanno varato negli ultimi anni programmi di formazione a partire dalla scuola superiore per arrivare alla specializzazione di master universitari in grado di far sentire parte di un settore di successo ogni ingranaggio della macchina. Ciascun operatore è infatti formato e motivato a “vendere” nel migliore dei modi il territorio di cui è ambasciatore perché incentivato da un sano spirito di appartenenza nazionale, ma soprattutto da un pacchetto retribuzione formato da una parte fissa e da una parte variabile, garantito a tempo indeterminato e non solo per i quattro mesi di alta stagione. Il primo risultato concreto? Avere personale con un basso turn over, la cui continuità operativa dona ai territori un’accoglienza di alto livello nei mesi estivi e una corretta pianificazione della stagione successiva nei mesi invernali, tradizionalmente utili a fare bilanci e a programmare le iniziative con cui stupire l’estate a venire.

La buona notizia è che questo scollamento è dovuto più ad un problema di metodo ed organizzazione piuttosto che di risorse economiche, che molto spesso non generano un ritorno corretto per il territorio perché investite senza un obiettivo di lungo periodo. La soluzione è mettersi a tavolino da settembre e capire cosa ha funzionato, cosa poteva andare meglio e quali prodotti turistici preparare per la stagione successiva per rendere sempre più attraente un territorio che per essere vincente deve continuamente trasformarsi, personalizzando perchè no, i piani di sviluppo turistico di territori concorrenti.

Formazione, tecnologia, innovazione, capitale umano, consapevolezza nel vedere il turismo come un prodotto finanziario i cui azionisti sono i turisti stessi, sono solo alcuni ingredienti con cui recuperare competitività e far vivere al mondo le emozioni del nostro Paese delle Meraviglie.

 

Enrico Molinari

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