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Finalese | 16 luglio 2018, 15:22

Finalborgo: i "foresti" sfidano gli storici campanari

Lamentele anonime per il suono delle campane alle 8 di sera durante il periodo della novena

Finalborgo: i "foresti" sfidano gli storici campanari

Un suono di campane, che dovrebbe essere per tradizione un simbolo di amore e di fratellanza, invece crea una forte spaccatura tra i residenti di Finalborgo e i “foresti”.

La ragione del contendere è la chiesa della Madonna del Carmine, dove puntualmente, da sempre, alle 8 di sera durante la novena suonano le campane. Eppure questo antico e nobile rituale evidentemente infastidisce i turisti, che le considerano alla stregua di disturbo della quiete pubblica.

Immediata la reazione dei Finalborghesi, profondamente indignati da questa presa di posizione dei turisti: “Le tradizioni vanno rispettate e nessuno si deve permettere di togliercele”, è il grido che si alza dal borgo.

Danilo Basso, atleta ed egli stesso “campanaro”, commenta: “Tutti gli anni si crea una polemica stupida da parte di persone vigliacche e meschine che con telefonate anonime al Parroco si lamentano per il suono delle campane della Novena della Madonna del Carmine. Per fortuna non sono tutti così: tanti turisti ancora si commuovono vedendo le campane suonate a mano, proprio come si faceva una volta, cosa che ormai nelle grandi città non succede più. Noi viviamo di tradizioni che con onore e con orgoglio portiamo avanti e questa, in particolare, ha secoli di storia alle spalle”.

Prosegue Basso: “Se vai in un luogo sei ospite, e come tale devi capirne e coglierne le tradizioni. Io in tutto quello che faccio ci metto la faccia, sempre e solo per amore del mio territorio e della sua storia. Quindi, se ci sono persone a cui questo non va bene, anziché nascondersi dietro l’anonimato vengano da me a metterci la faccia anche loro, sarò lieto di accoglierli col sorriso sulle labbra, di far loro visitare il campanile e far vivere anche a loro un rito che i finalborghesi aspettano con amore. Mettete da parte il vostro egoismo, quella che volete contrastare non è solo una tradizione ma è qualcosa nel DNA dei Finalborghesi che per noi è atteso e amato da un anno all’altro, è così da sempre e non siamo disposti a scendere a compromessi con nessuno. E coloro che sono contrari sappiano che non sono solo i finalborghesi che non vogliono perdere qualcosa di importante, ma si tratta di un momento sentito da tutto il comprensorio. Non sono certo i nove giorni della novena che potranno rovinare la vacanza a qualcuno, si tratta solo di capire e di conoscere le antiche tradizioni per saperle apprezzare”.

Un altro storico campanaro, Emmanuele Bolla, aggiunge: “Mi sembra solo una stupidaggine estiva, una questione che purtroppo si trascina ormai da qualche anno. Non conosco di persona questi brontoloni, ma so che il Parroco si è già scontrato parecchie volte con l’arroganza di questi individui, che sono arrivati persino a minacciarlo. Hanno persino mobilitato dei misuratori di decibel, evidentemente è gente che quando è in vacanza anziché divertirsi non ha di meglio da fare. Suoniamo dai 15 ai 20 minuti ogni giorno per annunciare la novena e al suono delle campane tutti accorrono con gioia per la Messa. Io sono nella compagnia dei portatori da quasi 40 anni, Danilo Basso poi è il più ‘storico’ di tutti, se a qualcuno dà fastidio ascoltare le nostre campane chiuda le finestre. Noi facciamo del nostro meglio per tenere viva questa nostra importante tradizione, ma non vogliamo polemiche stupide. Noi di Finalborgo abbiamo veramente a cuore il nostro paese, ogni piccola cosa per noi è importante per tenere accesa la fiamma dell’amore per il Borgo e la sua storia”.

Conclude un giovane commerciante profondamente legato alle tradizioni del Borgo, Paolo Folco: “Capisco che Finalborgo in certi giorni dell’anno viva forti variazioni di densità di popolazione sul territorio e questo possa portare a differenti punti di vista, ma le tradizioni sono tradizioni e come tali vanno rispettate. Inoltre non mi sembra che le 8 di sera siano un orario così in grado di turbare la quiete pubblica”.

Alberto Sgarlato

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