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Attualità | 18 luglio 2018, 15:28

Nasce a Borgio Verezzi un nuovo libro sul tema dell'immigrazione

L'autore è Dylan Berro, laureato presso la prestigiosa Università "La Sapienza" di Roma

Nasce a Borgio Verezzi un nuovo libro sul tema dell'immigrazione

Dylan Berro è un vero e proprio “cittadino del mondo”: nato e cresciuto a Borgio Verezzi da famiglia di origine libanese, laureatosi in relazioni internazionali presso la prestigiosa Università “La Sapienza” di Roma, un erasmus in Bulgaria dove si è trovato a convivere con i giovani di sei diverse nazioni, tra cui Turchia e Ungheria, molteplici borse di studio conquistate e un’attività di studente-lavoratore presso un albergo di Loano.

Era logico che una persona così “poliedrica” scrivesse un libro sul tema dell’immigrazione, uno dei più sentiti dei nostri giorni. Si intitola infatti “L’immigrazione nel Mondo e in Italia: modelli di integrazione e scenari futuri” il saggio pubblicato da Dylan Berro per la casa editrice Dissensi.

Ci racconta l’autore: “Tutto fondamentalmente è nato per curiosità; il desiderio di focalizzarmi su questo argomento così attuale, la voglia di scavare un po’ più a fondo rispetto a quanto ci dicono in televisione o sugli organi di informazione. Sono partito con un project work sul tema realizzato per una mia professoressa, con una presentazione in Power Point. Poi la tesi di laurea (dopo la laurea triennale con una tesi sulla questione tra israeliani e palestinesi) e oggi questo libro”.

Spiega subito Berro: “Questo non è un libro politico o politicizzato, si tratta di un saggio che analizza la questione dal punto di vista economico e sociologico. E che punta a dimostrare che tra il salvinismo dei porti chiusi e il buonismo estremo che invoca la fine di tutte le frontiere può esserci una via di mezzo. Ed essa si può trovare solo in una politica fatta di regole studiate razionalmente e condivise a livello internazionale, ma che sia una politica che tenga conto degli errori del passato e che sviluppi un progetto per il futuro. Il libro analizza la gestione del fenomeno non soltanto a livello di Unione Europea, ma anche, ad esempio, in Canada, negli USA e in Australia. La via da percorre non sta in una politica urlata, fatta di slogan per conquistare il consenso di adesso. Ma una visione unitaria che pensi ai nostri figli e ai nostri nipoti, nella quale si faccia approfondimento e sensibilizzazione sulle cause e sui meccanismi dei fenomeni migratori a livello mondiale”.

Conversando con l’autore non si può non fare riferimento all’attualità, come ad esempio la marcia contro Casapound a Villapiana di pochi giorni fa (leggi QUI). Risponde Berro: “Casapound non mi fa paura, è un fenomeno marginale che ad esempio a Ostia, all’ultima tornata elettorale, ha preso l’1%. Che tutta l’Europa sia in generale vittima della crescita di movimenti nazionalisti estremisti è innegabile, ma anche questo si previene con una politica di integrazione controllata in modo razionale, non urlando slogan spinti sempre più all’estremo per fomentare paure, spesso più percepite che reali”.

E sulla recente affermazione di Tito Boeri, presidente dell’INPS, che ha detto: “Saranno gli immigrati a pagare le nostre pensioni di domani”, Berro risponde: “Lo stanno già facendo. Non è propaganda, è un dato di fatto: abbiamo in Italia oltre 10 milioni di stranieri perfettamente in regola con i permessi di soggiorno che contribuiscono in modo tangibile al sistema fiscale e pensionistico. Così come è un dato di fatto che, con la attuale media di 1,2 figli a famiglia, entro il 2050 la densità di popolazione passerà dagli attuali 60 a 45 milioni di abitanti. Che cosa vogliamo fare per arginare questo calo demografico? Vogliamo attivare una politica fiscale per agevolare le famiglie italiane affinché facciano più figli, senza per questo essere tacciati di propaganda fascista e nazionalista? Si può fare. Vogliamo attivare una politica di reale integrazione degli immigrati senza per questo essere accusati di buonismo sinistrorso? Si può fare anche questo. Vogliamo valutare una sinergia tra questi due percorsi affinché l’Italia riparta con la spinta delle famiglie italiane e straniere? Tutto ciò può essere fatto. Per questo dico che solo una politica miope non guarda al futuro: oggi i nostri competitor sono gli Emirati Arabi, l’Arabia Saudita, l’India, la Cina, il Giappone, nazioni in cui la crescita demografica è costante. L’unico modo per continuare ad avere un ruolo credibile nelle politiche economiche internazionali è crescere anche noi”.

E per fare ciò, secondo Dylan Berro, bisognerebbe istituire quella che egli definisce “Una scuola politica”. Ci spiega: “Questa realtà oggi manca totalmente. Serve un percorso formativo dai primi passi ai vertici: chi vuol diventare sindaco, assessore, consigliere nel proprio comune deve conoscere le basi di un regolamento comunale, il funzionamento degli uffici, la storia del territorio in cui si muove, le caratteristiche morfologiche ed economiche, le sue potenzialità di crescita. E così via via ampliando sempre di più il discorso a chi vuole ambire a cariche in provincia, in regione, fino alle posizioni più alte dello Stato”.

Alberto Sgarlato

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