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Attualità | 27 luglio 2018, 11:16

Lo scrittore finalese Tomassini presenta una guida sui più bei luoghi da pic-nic

Da Albenga a Bergeggi, dalle coste fino al lago di Osiglia, 60 "piccoli paradisi" accessibili a tutti

Nella gallery fotografica: alcune copertine della vasta pubblicazione di Marco "Thomas" Tomassini in varie lingue

Nella gallery fotografica: alcune copertine della vasta pubblicazione di Marco "Thomas" Tomassini in varie lingue

È uscito da circa 15 giorni il nuovo libro del finalese Marco “Thomas” Tomassini, dal titolo “Liguria Picnic – 60 alternative al mare per famiglie”, pubblicato da Il Geko Edizioni. L’autore può già vantare una nutrita bibliografia, iniziata con “Finale by Thomas”, dedicata al mondo dell’arrampicata, e proseguita con: “Finale… Non solo mare” dedicata all’ospitalità, “Finale Climbing”, un ritorno al settore dell’arrampicata, “Il segreto della Principessa Val” (unica incursione fino a oggi di Thomas nel campo del romanzo di fantascienza tra tante opere di saggistica), “Guida dei quattro Borghi”, un viaggio tra le bellezze di Noli, Varigotti, Finalborgo e Borgio Verezzi, una ristampa di “Finale Climbing” e, adesso, appunto, il recentissimo “Finale picnic”.

Abbiamo incontrato Tomassini per fare un po’ il punto su questa ricca produzione letteraria.

Partiamo dal titolo più recente: dopo tanto materiale per gli sportivi, come mai questa svolta per famiglie?

“L’idea è quella di far conoscere a chi va al mare anche le bellezze dell’entroterra, da Bergeggi ad Albenga, passando tra aree attrezzate, non attrezzate e borghi caratteristici, dagli spazi più vicini alla costa fino al lago di Osiglia. Anche questa guida, come le precedenti, è disponibile in edizione inglese e tedesca, ma per questo titolo e per quello dedicato ai Quattro Borghi abbiamo introdotto anche il francese. Tutto è studiato affinché chi non è avvezzo a grandi escursioni sul territorio possa rilassarsi nel verde in tutta serenità e senza perdersi, persino senza ausilio del Gps. Una galleria di oltre mille foto mostra il percorso per ogni area passo dopo passo, dall’uscita dal casello autostradale fino al parcheggio più vicino. Inoltre una dettagliata iconografia mostra per ogni zona se è accessibile in auto, se può essere necessario avere un fuoristrada, i posteggi più vicini, la lunghezza del percorso a piedi, fin dove prende il telefono, se è coperta da gps e tantissime altre informazioni utili. Si tratta di luoghi stupendi ma poco pubblicizzati e spesso sconosciuti a chi concepisce la vacanza solo come spiaggia. Qui vogliamo offrire una valida alternativa, distribuita in tutte le librerie del comprensorio”.

Come è nata questa passione per l’outdoor?

“Nasco inizialmente con un corso di speleologia, ma la passione per il climbing è letteralmente esplosa 28 anni fa. Ho sempre preferito mettere questa mia competenza a disposizione di tutti con delle guide, piuttosto che cimentarmi in gare sportive, perché l’agonismo non fa per me. Però posso dire che le mie pubblicazioni sono tra le più vendute del settore in Italia e sono acquistate pariteticamente da amatori e professionisti, grazie a una scrupolosa analisi di oltre 3500 vie di arrampicata”.

Arrampichi ancora a pieno ritmo?

“Sicuramente meno di una volta, perché in questo momento mi piace dedicarmi a due grandissime passioni, che sono la scrittura e attrezzare i percorsi”.

E a proposito di scrittura, a che cosa stai lavorando adesso?

“È di imminente pubblicazione una brochure di 32 pagine dedicata alla via Ferrata degli Artisti. Esiste già un testo analogo realizzato dal Comune di Magliolo ma è più sintetico, mi piaceva l’idea di realizzare un’opera sul tema che fosse più dettagliata e naturalmente in quattro lingue”.

Che ne pensi della attuale situazione del climbing? Non si può nascondere il fatto che a Finale siano sorte anche delle polemiche sul tema.

“Da una parte è vero che si continuano ad aprire ogni anno nuove vie di arrampicata, ma è altrettanto vero che molte sono su pareti molto piccole e circondate di vegetazione, per cui se non vengono battute e frequentate, nel giro di sei mesi al massimo sono letteralmente fagocitate dal verde e spariscono”.

E che cosa manca, oggi, alla “Capitale dell’outdoor”?

“I servizi, dai parcheggi, ai bagni pubblici, alle navette per snellire il caos del traffico, e soprattutto un po’ di organizzazione. Oggi la pulizia dei sentieri e delle vie e la manutenzione sono totalmente in mano a volontari che dedicano tempo, energie e soldi a tenere tutto a posto. Penso a un nome di riferimento importante per il climbing come Giorgio Delfino di Genova, uno dei chiodatori più importanti che abbiamo, che arriva al punto di autocostruirsi i chiodi. Dobbiamo dire grazie a tutte queste persone, ma ovviamente ognuno di loro, essendo volontario, lo fa in base alle proprie abitudini e metodologie. Ci vorrebbe un coordinamento dall’alto che stabilisca regole univoche e condivise da tutti. Cosa che peraltro in tantissime regioni italiane esiste già, penso al Trentino o alla Val d’Aosta, per cui non sarebbe niente di nuovo”.

Progetti futuri?

“Sto programmando la realizzazione di una guida turistica interamente dedicata al solo rione di Finalmarina. Si tratta di un tema che manca dagli anni ’70, quando fu realizzato qualcosa di analogo per l’ultima volta”.

Alberto Sgarlato

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