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Attualità | giovedì 09 agosto 2018, 07:49

“Qui Ticket”, una lettrice: "E' come avere oltre 100 euro in meno in busta paga"

Il Presidente Toti: "L'amministrazione straordinaria è importante per la tutela dei dipendenti, dei creditori e dei titolari di buoni pasto"

Foto tratta dalla pagina Facebook "I disperati dei buoni pasto qui ticket _dove spenderli??"

Prima sempre più punti vendita hanno iniziato a non accettare più i buoni pasto “Qui Ticket”, poi le notizie di cronaca hanno mostrato il perché: le difficoltà con le quali i commercianti, poi, riuscivano (o in molti casi non riuscivano) ad incassare le somme di questi buoni.

Nel far conoscere il tema anche un servizio andato in onda durante la trasmissione televisiva de “Le Iene”.

Solo nei mesi successivi e con il prosieguo degli accertamenti è emersa una delicata situazione arrivata davanti ai giudici del tribunale.

Un buco da 32 milioni di euro e decine di creditori per alcune società del gruppo Qui, in particolare Qui service, Qui Businnes e Qui Group , questo il quadro che è emerso e sul quale stanno indagando le autorità competenti coordinate dai PM Francesco Pinto e Patrizia Petruzzello.

Nel mirino degli inquirenti i conti delle aziende e passaggi di denaro sospetti  che potrebbero far ipotizzare distrazioni di fondi.

Parallelamente all’indagine giudiziaria i risvolti che tutto questo ha generato: bar, ristoranti e negozianti in difficoltà con gestori con decine e decine di buoni pasto che non riescono a versare per ottenere le somme di denaro spettanti.

Le pubbliche amministrazioni per agevolare i propri dipendenti (ad esempio lo ha fatto il comune di Torino) hannoa messo nella busta paga una somma che si aggira intorno ai 140 euro in più, mentre altre (come ad esempio l’Asl 3 genovese che si sta attivando a tal proposito) hanno preferito cercare un nuovo fornitore di buoni pasto.

Più difficile la situazione per tutti quei lavoratori che non sono dipendenti pubblici e che in molti casi si trovano senza alcun incremento di stipendio in busta paga e con alcun buono pasto (ne sono nati anche dei gruppi Facebook come ad esempio "I disperati dei buoni pasto qui ticket _dove spenderli??" ).

Afferma una nostra lettrice: “Mio marito lavora in una ditta edile e riceveva ogni mese i buoni pasto che ci davano un buon contributo per fare la spesa. Abbiamo iniziato ad avere difficoltà a trovare punti vendita che li accettassero. Negli ultimi mesi abbiamo girato molto chiedendo se venivano ancora ritirati. La risposta era quasi sempre univoca ed era “No”. Ha resistito un po’ di più ad accettarli il centro commerciale di Albenga e qualche negozietto più piccolo. Oggi non li accettano neppure più loro.”

Continua: “Da oltre 2 mesi poi i buoni pasti non ci vengono più dati. Questo per noi vuol dire avere oltre 100 euro in meno al mese e per una famiglia monoreddito con un bimbo piccolo e un altro in arrivo tutto ciò non è affatto facile”.

Ieri azienda e sindacalisti si sono incontrati nella sede di Confindustria Genova per discutere la situazione.

È stata presentata un’istanza di ammissione straordinaria  e nella giornata di ieri il Presidente della Regione Liguria Giovanni Toti ha affermato: “La continuità aziendale e la tutela dei dipendenti, come anche dei partner della società, dei clienti e, non ultimi, dei titolari dei buoni pasto deve essere l’obiettivo primario della società Qui! Group. Quello della richiesta di amministrazione straordinaria è un passo importante in questa direzione: ci auguriamo che il percorso avvenga nel più breve tempo possibile e che porti ai risultati sperati in termini di occupazione, di tutela dei creditori e dei titolari del servizio”.

Mara Cacace

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