/ Attualità

Che tempo fa

24 Ore

Cerca nel web

Attualità | venerdì 10 agosto 2018, 14:52

Come cambia il verde pubblico da Diano Marina a Bergeggi?

Dal "super caldo", al punteruolo, fino alle frequenti allerte meteo, ne parliamo con un esperto del settore

Come cambia il verde pubblico da Diano Marina a Bergeggi?

L’ufficio lavori pubblici del Comune di Diano Marina, che fa capo all’ingegner Stefano Sciandra, ha da poco assegnato alla ditta Quadriservice, di Massimo Vasapolli, con sede a San Bartolomeo al Mare, l’incarico relativo alla manutenzione del verde pubblico.

Quadriservice esiste da circa vent’anni e può annoverare diversi lavori svolti per pubbliche amministrazioni del Golfo Dianese, interventi nella “Città dei Fiori” per eccellenza, San Remo, ma anche diversi contratti nel Savonese (a Loano e a Bergeggi). Tra i clienti di Quadriservice rientrano anche l’Autofiori nel tratto Savona-Ventimiglia e le Poste Italiane della provincia di Imperia, per le rispettive aree verdi.

Abbiamo incontrato Massimo Vasapolli per fare un quadro della situazione sul “mondo verde” delle due province.

Cominciamo con questo contratto a Diano Marina: un bilancio?

“Una bellissima esperienza, perché si tratta di una gara d’appalto realizzata da un’amministrazione illuminata e da un ufficio tecnico preparato; il risultato è un percorso virtuoso così come secondo me andrebbe condotto un appalto, cioè senza guardare solo ed esclusivamente al prezzo ma valutando la progettualità, la competenza e le proposte migliorative. Sono anche molto soddisfatto di avere già ricevuto positivi riscontri dall’assessore per il lavoro già svolto”.

Di che cosa ha bisogno Diano Marina? Esigenze e prorità?

“In questo momento si punta molto alla fioritura, per far trovare una città bella al turista. Fin dalla prima settimana dal nostro insediamento abbiamo riempito le aree con i fiori. Certo, la forte ondata di caldo penalizza: tanti fiori ne hanno sofferto, ma fortunatamente la cittadinanza capisce. Siamo presenti sul territorio da due decenni e la gente ha imparato a conoscerci e a valutare il nostro lavoro, per cui abbiamo registrato validi feedback a livello di soddisfazione. Per il contatto con il pubblico abbiamo una pagina web, che è dianoverde.quadriservice.com, una pagina facebook molto attiva e frequentata, che è Diano Marina Verde, nella quale invitiamo l’utenza a segnalare eventuali disagi o problematiche. Anche in questo caso, però, posso dire che il riscontro è pienamente positivo; ed infine un numero verde gratuito: 800 984505”.

Avendo lavorato sia sulla Riviera dei Fiori, sia su quella delle Palme, un bilancio sulla piaga del punteruolo rosso?

“A Loano abbiamo lavorato molto proprio con le palme e purtroppo ci rendiamo conto che il Ponente Savonese sta soffrendo molto per questo problema. Nella zona del Dianese e oltre siamo già allo step successivo: praticamente non ci sono più palme”.

Altri parassiti minacciosi?

“La situazione è sotto controllo: ci sono specie comuni, come gli afidi, ma non creano particolari problemi”.

Abbiamo parlato della fioritura e della bella stagione. E da settembre in poi?

“La Liguria ha un clima favorevole per cui si riesce a far crescere tante specie diverse tutto l’anno. Da settembre in poi è il momento in cui si gettano le basi per la bella stagione successiva, quindi irrigazione, sistemazione dei prati, sfalcio, ripristini e l’immancabile pulizia delle fioriere, che qualcuno usa come portacenere o cestino della spazzatura”.

Quanto grava l’inciviltà da questo punto di vista?

“Pesa innanzitutto a livello morale. Per chi coltiva il verde con amore vederlo invaso da bottigliette, mozziconi, cartacce quando magari il cestino dei rifiuti è a due passi dalla fioriera è demoralizzante. Ma pesa anche a livello di tempo, perché il lavoro che i tecnici dedicano a ripulire un vaso è lavoro sottratto ad altri interventi. Purtroppo però temo che ci sia un margine di inciviltà non risolvibile. Come dicevamo all’inizio, però, l’appalto Dianese prende in esame le migliorie tecniche, per cui ho proposto di mettere in tutti i parchi pubblici un decalogo di buon comportamento, con tutte le regole basiche che vanno dal rispetto del verde, al controllo delle azioni dei bambini, ai proprietari di cani e molto altro. Inoltre stiamo applicando degli striscioni con il numero verde sui nostri veicoli, in modo che chiunque, vedendoli passare, sia invogliato a segnalare eventuali problemi”.

Tornando all’estate: come è cambiato il clima in questi vent’anni?

“Si sta riducendo sempre di più l’escursione termica giorno/notte. In particolare quest’anno ha fatto molto caldo ma la piovosità di giugno ci ha in parte salvato. A memoria d’uomo posso dire che il 2003 era stato un anno peggiore”.

E in autunno, con il moltiplicarsi delle allerte meteo?

“La stagione delle grandi piogge è sempre esistita, è un fenomeno normale. Il problema non è legato a quanto piove, ma a dove questa pioggia finisce. Da vent’anni lavoro soprattutto nel pubblico e vedo che le amministrazioni comunali sono sempre più strozzate da una burocrazia complessa per quanto riguarda la pulizia degli alvei. L’altro problema è legato ai costi impegnativi da sostenere per molti comuni relativi allo smaltimento dei materiali di risulta. Per fare un esempio: il verde costa mediamente 80 euro a tonnellata. In regime di lavoro normale un’azienda come la nostra può produrre dai 30 ai 40 quintali mensili, ma in una situazione di urgenza, come nel caso di palme malate o di alberature ad alto fusto da mettere in sicurezza, è capitato a Quadriservice di produrre anche svariate decine di quintali in due soli giorni. A quel punto è assurdo che il costo dello smaltimento possa arrivare persino a sovrastare quello del lavoro in sé. Un altro problema è quello legato alla lentezza delle normative nazionali: per esempio è in fase di test una specie di fungo che per le palme crea la cosiddetta immunità di gregge, come una sorta di vaccino contro i parassiti, ma i tempi di approvazione potrebbero far sì che quando esso potrà essere utilizzato sarà troppo tardi e la Liguria non avrà più palme. Infine, per quanto riguarda la categoria del verde pubblico, sarebbe giusto istituire un albo professionale che consenta di distinguere le ditte qualificate e con anni d’esperienza rispetto agli improvvisati, che se non hanno le giuste basi teorico/pratiche rischiano di fare al territorio più danno che beneficio”.

Se volessimo concludere con un appello, a difesa del “mondo verde”?

“Chiederei alle amministrazioni di relazionarsi, e non solo per quanto riguarda il verde, ma in tutti i settori, con le piccole aziende locali. Perché sono quelle che conoscono il territorio e le sue caratteristiche, che si relazionano con la gente e ne individuano le esigenze, insomma: sono le ditte che ci mettono la faccia, nel senso più letterale del termine”.

Alberto Sgarlato

Ti potrebbero interessare anche:
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore