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Beta Sigma sferza i Potenti | domenica 09 settembre 2018, 09:59

Genova per noi: il collasso del ponte e le ricadute sull’economia di Savona

La rubrica di Bruno Spagnoletti

Dall’abbrivo della grande crisi del 2008 – come ho sostenuto più volte nel corso di questi anni - La Liguria è entrata più tardi in recessione rispetto al sistema Paese (di almeno due anni); un siffatto differimento è motivato dalla particolarità dei suoi comparti economici strategici legati a grandi commesse internazionali e a un portafoglio ordini pluriennale; dal peso specifico del terziario, della pubblica amministrazione e dello stesso turismo che hanno risentito in ritardo gli effetti della competizione sempre più sregolata e selvaggia.

Essere entrati più tardi in stagnazione e in recessione – avrebbe potuto avere, come conseguenza ovvia, rischiare di “prorogare” l’uscita dalla crisi e penare di più per riprendere un cammino virtuoso! E cosi è puntualmente avvenuto! Negli ultimi tre anni di abbozzo di ripresa Paese, la Liguria è cresciuta meno della media nazionale e non è riuscita, sino in fondo, a cogliere il treno del moderato cambio di ciclo economico.

La seconda parte del 2018 avrebbe dovuto rappresentare il consolidamento del trend economico e segnare la svolta positiva anche per la Liguria e le sue Province.

Quasi tutti gli Istituti economici e l’Outlook della stessa Confindustria Liguria, infatti, avevano confermato segnali incoraggianti di ripresa stabile degli indicatori economici e dell’occupazione nei primi mesi del 2018 e previsioni ancora più ottimistiche per la seconda parte dell’anno.  

E qui s’inserisce il dramma del Ponte Morandi! Inutile farsi illusioni: la tragedia umana del 14 agosto avrà ricadute pesanti sui germogli della ripresa ligure per più anni, spazza via le speranze di consolidamento della fase di espansione e peserà assai negativamente sull’economia non solo di Genova, ma anche della Liguria di ponente; e, in particolare della provincia di Savona per almeno un lustro.

Non vorrei davvero essere una facile Cassandra, ma intravedo come quasi impossibile la realizzazione del nuovo ponte nell’arco di un anno come annunciato in pompa magna: non vedo cinesi, finlandesi e norvegesi nell’Associazione di Imprese temporanea con a capo Fincantieri che si va profilando!

Quel ponte non era soltanto il passaggio obbligato per i pendolari savonesi, ma lo snodo strategico dei flussi di traffico dalla Spagna e dalla Francia e, soprattutto, l’asse decisivo della logistica e della mobilità di persone e merci verso i mercati di destinazione.

Chi pensa di usufruire dalla tragedia di Genova una qualche rendita di posizione per la portualità savonese è fuori dal tempo e dalla storia.

L’economia savonese subirà contraccolpi negativi in tutti i comparti e sarà soggetta a maggiori ricarichi degli oneri di trasporto che finiranno per indebolire le sue ragioni competitive e diminuire l’attrattività dei nuovi investimenti delle imprese in una fase, assai tormentata, della sua trasformazione economica.

Il collasso del Morandi si aggiunge alle difficoltà infrastrutturali storiche di Savona che sono state e continuano a essere una delle cause strutturali del suo declino: l’isolamento dalle reti materiali e immateriali che contano e le criticità viarie, ferroviarie e autostradali; nonché i limiti irrisolti del sistema di inoltro delle merci oltralpe verso l’Europa.

Sono decenni che si continua a recitare il rosario dei due tratti ferroviari verso il Piemonte senza mai arrivare a una stretta; sono trent’anni che si continua a tessere la tela del raddoppio ferroviario tra Andora e Finale Ligure, che andrebbe a completare quello già realizzato tra Andora e San Lorenzo; si perde nella memoria la rivendicazione della bretella autostradale Albenga - Carcare – Predosa che alleggerirebbe il traffico sulla A10 e lo snodo di Voltri, senza mai venirne a capo e stringere anche un solo risultato.

Adesso l’implosione del ponte Morandi ci presenta un conto salatissimo: vorrei sbagliarmi ma ci costerà almeno tre punti di valore aggiunto, un aumento dei costi dei trasporti e della logistica, una contrazione del Pil e del reddito procapite, una riduzione ulteriore della occupazione “stabile”, una crescita della disoccupazione, un aumento della povertà relativa e, ciò che più temo, il rischio che il Sistema delle Imprese potenzialmente interessato all’area di crisi complessa, possa fare dei passi indietro fiutando le nuove criticità del sistema infrastrutturale territoriale e dirottare verso altri lidi i flussi di investimento.

Vorrei solo sperare che si possa evitare il disastro tra l’avvio della Piattaforma multimodale di Vado Ligure con l’arrivo delle prime portacontainers al terminal (fine 2019) e la previsione di entrata in funzione del by-pass di Bossarino (2022-2023): un gap temporale che avrebbe come conseguenza che i contenitori si riversino in massa sul nodo logistico di Savona-Zinola, saturandolo e sulla rete stradale ordinaria, intasandola con effetti inimmaginabili sulla vivibilità di Vado Ligure e di Savona.

Uno scenario – quest’ultimo – sin troppo ottimistico visti i chiari di luna del Governo del cambiamento repentino delle “idee” e la polemica sulle concessioni autostradali.

Dovrebbe essere noto,infatti, che il nuovo strategico e indifferibile casello di Bossaino prevede un investimento di 34 milioni a carico del concessionario Gavio, ma in cambio di un congruo aumento della scadenza della concessione; e un investimento aggiuntivo di 9 milioni anticipati dall’Authority portuale per la sistemazione della superstrada tra Porto Vado e il casello di Savona.

Ne hanno contezza i nostri eroi? A leggere le ultime notizie su tattiche, intrighi, intrallazzi e macchinazioni per nominare il nuovo Presidente della Provincia nella persona del Sindaco di Calizzano (persona di per sé stimatissima e competente)..…parrebbe proprio di No! Mentre fa sorridere, ma anche cadere le braccia, la confessione del Sindaco di Savona “su Olivieri e il documento programmatico dei Sindaci, non ne sapevo nulla”! Evviva la sincerità! Povera Savona in mano ai mercanti del tempio (verrebbe da dire).

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