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Attualità | 11 settembre 2018, 13:00

Ipovedente e disavventura in posta: nuovo botta-risposta

E arriva una testimonianza anche da fuori Liguria: "La nostra è la malattia degli invisibili"

Ipovedente e disavventura in posta: nuovo botta-risposta

Ha avuto molta eco, in tutta la provincia, la vicenda di una donna di 45 anni, affetta da retinite pigmentosa, che ha dichiarato di essere stata trattata male da un impiegata allo sportello in un ufficio postale di Savona.

Abbiamo cercato di contattare la direttrice dell’ufficio postale per sapere da lei se era stata messa al corrente dei fatti e se si era confrontata con la dipendente. La sede savonese ha però scelto il massimo riserbo, affidando all’Ufficio Comunicazione Territoriale Nord Ovest di Poste Italiane questa risposta: “Poste Italiane precisa di aver fornito piena assistenza non appena la cliente ha manifestato la sua condizione di ipovisione.

Poste Italiane è da sempre attenta alle necessità della sua clientela, con particolare riguardo a quanti sono in condizioni di disabilità, per garantire a tutti adeguata assistenza ed accoglienza negli Uffici Postali”.

Nel frattempo, abbiamo riascoltato D.P., la protagonista della vicenda, che commenta: “Mi ha fatto molto piacere il fatto che sui social network ho ricevuto tantissimi messaggi di solidarietà, di stima e di affetto. Questo mi fa pensare di avere fatto la scelta giusta a segnalare l’episodio. Ripeto di averlo fatto a nome di un’intera categoria”.

Prosegue D.P.: “Invece mi è dispiaciuto molto venire a sapere che l’impiegata allo sportello si sarebbe difesa dicendo di non avere visto in me una persona con alcun tipo di disabilità. Lei stessa, infatti, mi ha appoggiato la penna sul modulo di spedizione che dovevo firmare, perché non riuscivo nemmeno a visualizzare lo spazio per la mia firma”.

E a proposito di solidarietà, la redazione di Savonanews è stata contattata da un uomo, L.G., 44enne di Messina, anch’egli affetto dalla stessa malattia, la retinite pigmentosa, che ha voluto rendere nota la propria testimonianza: “Sono iscritto ad una pagina Facebook di pazienti affetti da questa malattia e condividiamo esperienze e articoli. Purtroppo è successo anche a me di trovare l’impiegato con la luna storta, più di una volta in uffici di vario tipo sono stato trattato in modo non piacevole. Ma in fondo non chiediamo tanto, solo di essere aiutati per piccole situazioni del quotidiano che richiedono pochi minuti, e magari di avere delle scuse da chi ci tratta male.

Siamo una categoria di invisibili: forse è soltanto perché pur nella malattia possiamo godere di una certa indipendenza, ma è grazie alla memoria e all’istinto se riusciamo a muoverci, a patto che si tratti di ambienti che conosciamo da lungo tempo, come la nostra casa o il nostro quartiere. Abbiamo invece enormi difficoltà al buio, dove ci serve qualcuno che ci guidi, o problemi nella lettura, dove ricorriamo a lenti molto potenti o a zoom nei nostri dispositivi tecnologici.  Parlo a nome di tutti quei malati che si sentono quotidianamente umiliati da tanti episodi di indifferenza: io soffro di retinite pigmentosa da quando avevo quattro anni, e non ho parole per descrivere l’amarezza di quando ci si inciampa in uno scalino, si cade per terra e la gente intorno ride. In quel momento è come ricevere una, due, dieci, cento pugnalate alla schiena”.

Abbiamo contattato anche Claudio Pisotti, presidente di RP Liguria, associazione di persone affette da retinite pigmentosa: “Siamo stati messi al corrente dell’episodio, sappiamo che sono in corso delle indagini e quindi preferiamo attendere eventuali sviluppi della vicenda. Detto questo, senza entrare nel merito di questo specifico episodio, ma parlando più in generale, vorrei ricordare che in fondo basterebbero soltanto un po’ di sensibilità e di senso civico per porre aiuto in modo cordiale a persone affette da un qualsiasi tipo di disabilità che ne hanno bisogno”.

A. Sg.

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