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Cronaca | 11 settembre 2018, 09:54

Corruzione e turbativa d'asta: accuse pesanti contro Punto Service

Il presidente Massimo Secondo sospeso per sei mesi dal suo incarico. In ballo appalti per 50 milioni di euro

Da sinistra: Alessandro De Luca, Mario Palumbo, Pier Luigi Pianta e Davide Pretti

Da sinistra: Alessandro De Luca, Mario Palumbo, Pier Luigi Pianta e Davide Pretti

 

Massimo Secondo, presidente della Punto Service, è indagato per corruzione e turbativa d'asta nell'ambito di un'inchiesta sulle gare di appalto per la gestione di alcune case di riposo in Piemonte e in Liguria. Nei suoi confronti, il gip del Tribunale di Vercelli ha disposto la misura cautelare della sospensione per sei mesi dall'incarico societario di presidente della cooperativa di servizi (mentre potrà continuare a svolgere la sua attività di presidente della Pro Vercelli, che, ovviamente, nulla c'entra con questa vicenda).

Con lui sono destinatari di analoghe misure cautelari - nei loro casi è stata disposta l'interdizione dall'esercizio delle funzioni pubbliche per sei mesi - Giovanni Maria Ghé e Gianpaolo Paravidino, rispettivamente presidente del consiglio di amministrazione e direttore dell'Ipab Borsalino di Alessandria, e Paolo Barbano, direttore della casa di riposo di Casale Monferrato. Nell'inchiesta, però, sono coinvolte, complessivamente, 35 persone tra cui funzionari ed ex dirigenti della Punto Service, e i vertici degli enti pubblici nei quali la società vercellese si è aggiudicata appalti di gestione.

L'inchiesta, condotta dalla Guardia di Finanza di Vercelli su delega della Procura della Repubblica, è stata coordinata dai sostituti procuratori Davide Pretti e Francesco Alvino ed è partita dalla vicenda che, a dicembre 2015, portò all'arresto del presidente del Consiglio comunale di Casale, Davide Sandalo con l'accusa di tentata concussione per l'appalto legato ai servizi scolastici nel comune monferrino.

Dopo più due anni e un lungo lavoro di intercettazioni ambientali, si è arrivati ora alle battute finali. A spiegare come si siano sviluppate le indagini, nel corso di una conferenza stampa, sono stati il Procuratore Pier Luigi Pianta, il sostituto Pretti, il colonnello Mario Palumbo, comandante provinciale della Guardia di Finanza, e il colonnello Alessandro De Luca, comandante del nucleo di Polizia Tributaria.

L'inchiesta è partita dall'analisi del cellulare di Sandalo: tra i suoi contatti era emerso uno stretto legame con l'allora amministratore delegato della Punto Service, Franco Deambrogio (che poi ha lasciato l'incarico dopo le perquisizioni del 2016, ma che resta tra gli indagati). Uno scambio di messaggi tra i due, in relazione a una gara d'appalto, ha dato il via a questo nuovo filone. Che, inizialmente si è concentrato sul rinnovo dell'appalto di gestione dell'Ipab Borsalino di Alessandria.

Il quadro dipinto dalla Procura, in tal senso, è inquietante: sulla base di quanto emerso dalle intercettazioni ambientali, gli indagati avrebbero pilotato la gara, redigendo un bando tagliato sulle caratteristiche strutturali della società vercellese. In questo modo, alla Punto Service andava un punteggio nel “capitolato tecnico-qualitativo” talmente elevato da non consentire di essere colmato dagli altri partecipanti, neppure con un'offerta economicamente più vantaggiosa. Un meccanismo, che Finanza e Procura hanno documentato in particolare per l'appalto relativo all'Ipab Borsalino di Alessandria, ma che sarebbe stato replicato in numerosi altri appalti: ad Albissola, Lessona, Montiglio Monferrato e anche nella gara per i servizio ausiliari dei nidi di Casale. Quattordici gli appalti passati al setaccio, per un valore complessivo di 50 milioni di euro.

A fronte di queste aggiudicazioni, la cooperativa vercellese avrebbe elargito una serie di favori personali e regalie di tipo economico, e si sarebbe fatta anche carico dell'assunzione di persone "gradite" ai responsabili di alcuni degli enti coinvolti. Accuse documentate nel caso dell'Ipab di Alessandria e di un appalto per la casa di riposo di Albissola in seguito al quale la Punto Service assunse l'ex direttrice della struttura.

Le persone coinvolte nell’intera indagine sono 35: nei confronti dei quattro principali indagati la Procura aveva chiesto misure cautelari più pesanti e una misura interdittiva nei confronti della Punto Service. Per questo, venerdì, ha presentato due ricorsi, uno al Tribunale del riesame di Torino e uno al Tribunale di Vercelli. Cosa che, verosimilmente ma sul fronte opposto, dovrebbero aver fatto anche i legali degli indagati.

L'inchiesta, in futuro, dovrà essere spacchettata in vari tronconi: la Procura di Vercelli, infatti, potrà procedere per la corruzione, "mentre per i reati di turbativa d'asta - ha spiegato il sostituto Pretti - gli atti dovranno essere trasmessi alle Procure competenti per territorio, in base ai comuni sede delle case di riposo". Tra queste Alessandria, Savona e Biella.

"Si è trattato di un'inchiesta complessa e delicata - spiega il Procuratore, Pier Luigi Pianta - perché questo tipo di reati avviene solitamente in un ambiente chiuso, dal quale è difficile avere informazioni. Si tratta di un meccanismo che, è brutto dirlo, fa comodo a entrambe le parti perché tutto ottengono qualche beneficio. Nondimeno si tratta di reati che minano fortemente lo sviluppo economico e la leale concorrenza".

Un'opinione condivisa dal colonnello Palumbo: "Il risultato delle attività condotte dai finanzieri vercellesi - dice - evidenzia l’impegno del Corpo nel contrasto all’illegalità nella pubblica amministrazione che, per il nostro corpo, costituisce una missione prioritaria".

 

Redazione

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