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Attualità | mercoledì 19 settembre 2018, 09:04

Sempre più banchi di stranieri sui mercati, Mauro Vico rappresentante della categoria: "Non bisogna confondere chi lo fa di professione e chi si improvvisa del mestiere"

Mauro Vico: "Chi fa questo lavoro professionalmente investe nei mezzi e nei prodotti da vendere. Le difficoltà e i rischi sono tanti però e spesso al momento di andare in pensioni molti riportano la licenza in comune!

Sempre più banchi di stranieri sui mercati, Mauro Vico rappresentante della categoria: "Non bisogna confondere chi lo fa di professione e chi si improvvisa del mestiere"

Secondo una recente indagine relativa agli ambulanti posta in essere su tutta la Liguria è emerso un dato: oltre la metà delle bancarelle appartengono a stranieri (LEGGI QUI).

Cosa ne pensa il rappresentante degli ambulanti Mauro Vico?

Abbiamo voluto intervistarlo per avere l’opinione proprio da chi, oltre ai dati, vive l’argomento da vicino.

Afferma Mauro Vico: “Si , ho letto l’articolo : in realtà questi numeri si riferiscono alle licenze ambulanti, non alle concessioni cioè i banchi presenti nei mercati liguri, infatti negli ultimi anni, molti stranieri e non solo, si sono improvvisati commercianti su aree pubblich , facendone crescere il numero, per il semplice fatto che questa per loro è l’unica attività che con una licenza ambulante, rilasciata senza problemi da un Comune e un piccolissimo investimento, a volte solo qualche centinaia di euro, per comprare un mezzo ed altrettanto per la merce ( spesso di bassa qualità ), e senza alcuna professionalità, gli consente di fare gli “spuntisti, cioè coloro che , non avendo un posteggio fisso in un mercato, agevolati dalle leggi, che gli consentono di aggirare le norme contributive, occupando temporaneamente quelli lasciati liberi dai “titolari di concessione” .

Un discorso diverso va fatto per “titolari di posteggi fissi”, per quelli che, hanno deciso d’intraprendere questa attività seriamente, rilevando una licenza per la vendita di un determinato articolo, che prima veniva rilasciata dopo aver sostenuto un esame o, nel caso di subentro ad un parente, dopo due anni di praticantato, acquisendo quindi professionalità e versando allo stato i relativi contributi, investendo poi, con notevoli rischi, molto denaro in mezzi e merce di qualità, creando di fatto i primi centri commerciali, anche se all’aperto.

Per quest’ultimi, per i quali, in passato, al momento di andare in pensione, la cessione della licenza era la liquidazione, ora, a causa della crisi commerciale, che non invoglia certo ad rilevare un’attività di questo genere, a volte non rimane che depositare la licenza in Comune .

Forse questa la causa dei dati riportati dall’indagine.

Mara Cacace

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