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Cronaca | 10 ottobre 2018, 08:00

Picchiato perché omosessuale, l'albisolese Samuele condanna: "Questo clima d'odio deve finire, ho paura di uscire di casa"

Samuele Vegna, studente della Bocconi era stato aggredito a una fermata dell'autobus a Milano con calci e pugni che gli avevano procurato la frattura scomposta della mascella

Picchiato perché omosessuale, l'albisolese Samuele condanna: "Questo clima d'odio deve finire, ho paura di uscire di casa"

Lo scorso 20 settembre, l'albisolese Samuele Vegna aveva raccontato sul proprio profilo Facebook di essere stato aggredito a Milano dalla fermata del tram, calci e pugni ma non solo, anche insulti omofobi. Un banale scontro ha portato alla rabbia di uno sconosciuto che ha prima sputato al giovane savonese, lo ha sbattuto a terra e lo ha preso a pugni sul viso causandogli la frattura scomposta dalla mascella. (leggi QUI)

A poco più di venti giorni dall'aggressione Samuele ha voluto raccontare a Savonanews come sta vivendo il post intervento e i momenti di difficoltà che sta riscontrando: "L'operazione è andata bene mi hanno applicato due placche in titanio per tenere l’osso perché mancava il sostegno per metà della faccia, il decorso post operatorio prosegue ma non è stato per niente facile. Non me la sono sentita di fermarmi a Milano e sono tornato a casa dalla mia famiglia, è stato un trauma psicologico, ho paura di uscire di casa, stare in luoghi pubblici mi crea problemi".

L'uomo che ha aggredito lo studente savonese non è ancora stato trovato: "Tornando a Milano e prendendo di nuovo l'autobus corro il rischio di incontrarlo di nuovo, lo stanno cercando ma probabilmente non si danno da fare abbastanza, dopo settimane non mi hanno ancora chiamato dalla Procura per visionare la videosorveglianza, vorrei che ci fosse più sicurezza".

"Sono abbastanza sconvolto - continua rassegnato l'ex studente del liceo classico Chiabrera e dal 2015 iscritto a Giurisprudenza a Milano alla Bocconi - sono ora lasciato da solo, per fortuna ho la mia famiglia. C’è bisogno di dire qualcosa per svegliare le persone, se ne fregano di certe cose, sono deluso e non ho tanta sicurezza, se ricapita un agguato del genere nessuno mi aiuterà, ne sono sicuro. Dalla mia università non c’è stata nessuna solidarietà, dall'ufficio del rettore non mi ha chiamato nessuno, solo un’associazione dell’Università si è mossa, non ho parole. Da chi mi aspettavo non ho ricevuto solidarietà a parte poche persone, al contrario è successo da parte di chi non conosco e li ringrazio".

In conclusione Samuele ha voluto lanciare un appello: "Tornerò a Milano tra qualche giorno, ma non so se frequenterò la Bocconi, forse sì, certamente non la considererò più come prima. Queste cose continueranno ad accadere, i diritti civili sono per tutti uguali, non è giusto che ci siano persone che credono di averne più di noi, non devono permettersi di picchiarci, non è giusto aver paura di uscire di casa, questo clima d'odio, promosso anche da questo Governo, deve finire, non se ne può più".

Luciano Parodi

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