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Economia | 10 ottobre 2018, 09:30

Lavoro e occupazione: riformare il sistema è il primo spread da affrontare in Italia

Un piano nazionale che rivoluzioni i Centri per l’Impiego integrandoli con le realtà private per poi misurarli su obiettivi aziendali è un progetto coraggioso ma indispensabile per collegare domanda e offerta di lavoro.

Lavoro e occupazione: riformare il sistema è il primo spread da affrontare in Italia

Ci vuole coraggio. In un Paese come l’Italia in cui il tempo non è più solo denaro, ma protagonista del nostro futuro, ci vogliono senso del dovere, competenze di alto profilo e un coraggio “a barra dritta” per affrontare le sfide che aspettano imprenditori, giovani, famiglie, cittadini e disoccupati della porta accanto.

Dopo decenni di sosta in quattro frecce, la sfida è difficile da realizzare nei tempi richiesti dal mercato, ma la consapevolezza che il cambiamento possa creare uno strumento efficiente per rilanciare lavoro ed occupazione deve dare il via a questo percorso di riforma senza riserve.

Centri per l’Impiego, agenzie private per la ricerca attiva del lavoro, manager esperti di mercato, professionisti nella selezione di personale, Università, Innovation Hub, Istituzioni, imprese ed organizzazioni sociali, hanno oggi informazioni e competente operative adatte a raggiungere l’obiettivo. Gli attori da integrare sul territorio in questi Stati Generali del Lavoro 4.0 sono eterogenei, ma proprio grazie alle loro esperienze ibride si può agire secondo la logica Plan-Do-Check-Act. In soldoni, partire dall’analisi delle reali esigenze del mercato del lavoro nelle differenti realtà italiane sino ad arrivare alla stipula del contratto, passando attraverso la messa a regime dei meccanismi di incentivazione legati ai risultati di "buon fine" ottenuti dagli intermediari Job Hunter.

L’eredità del passato pesa come un Vaso di Pandora sulla costruzione di qualsiasi nuovo modello, ma senza scomodare complicate teorie economiche da Documento di Economia e Finanza, sarebbe sufficiente iniziare a calcolare quanti fabbri necessitano all’Italia nei prossimi 24-36 mesi in base alla domanda e ai risultati del comparto artigianato, per poi aprire una chiamata - una così detta call nazionale - realizzata ad hoc per regioni e tipologia di impieghi. Così per pasticceri, calzolai, esperti di comunicazione e digital innovation, ingegneri ed operatori della Fabbrica 4.0.

Questo approccio deve quindi trasformare con continuità il meccanismo che lega offerta di lavoro e domanda di impiego per non creare disallineamenti tra posizioni aperte (per le quali spesso non si trova personale) e risorse umane disponibili e tra realizzazione personale e concretezza della nostra economia.

È questo il primo spread da affrontare in Italia, la necessità di passare in un batter d’occhio dagli annunci alla concretezza del fare, per consentire al Sistema-Paese di toccare con mano il cambio di passo. Inoltre, lavorare per far crescere il tasso di occupazione - oltre a rispondere alle raccomandazioni di Bruxelles e soprattutto al buonsenso nazionale - migliora l’indicatore cardine con cui si calcola il dato legato allo sviluppo nazionale (PIL) e consente di recupere fiducia nel futuro.

Trovare lavoro alle persone è un lavoro e in questo percorso è meglio iniziare un viaggio in fuoristrada piuttosto che non partire mai

Enrico Molinari

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