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Politica | 15 ottobre 2018, 13:14

Processo "Spese Pazze" in Regione chiesta la condanna anche per il sindaco di Alassio Marco Melgrati

Melgrati: "Sono fiducioso. La giustizia farà il suo corso. Pensare che uno come me possa aver rubato 3mila 800 euro è offensivo"

Processo "Spese Pazze" in Regione chiesta la condanna anche per il sindaco di Alassio Marco Melgrati

Nell’ambito del processo sulle “Spese Pazze” il procuratore Francesco Pinto ha chiesto la condanna per 23 consiglieri regionali di vari partiti che fra il 2010 e il 2012 avrebbero usato soldi pubblici per scopi non istituzionali.

Cene, divertimento lusso e molto altro e a finire nel mirino dell'inchiesta anche l'attuale sindaco di Alassio Marco Melgrati allora consigliere regionale.

Afferma Melgrati: "Credo che sia il ruolo del Procuratore chiedere la condanna, a pronunciarsi dovrà essere il giudice ed io ho fiducia nella giustizia. Da quel che mi hanno riferito è stata chiesta per me una delle pene più basse, ma devo dire che pensare che io possa aver rubato alla Regione 3 mila 800 euro è offensivo. Se ne vogliono indietro 5mila glieli do'."

Continua Melgrati: "Chi mi conosce lo sa, io faccio sempre beneficenza, pago tutti i mesi l'affitto ad una signora che non può permetterselo, stamattina ho firmato la fideiussione per un'altra signora e spesso pago bollette o medicine a chi è in difficoltà e mi chiede aiuto e questo anche quando non ero sindaco e lo faccio autonomamente."

"Credo che sia stato un processo politico fatto per colpire una classe politica e partendo da una presunzione di colpevolezza. La legge prevedeva per i consigliere la possibilità di spendere alcune cifre come spese di rappresentanza e ristorazione. Certo non portavo al ristorante a spese della Regione mia moglie sia ben chiaro." spiega Melgrati.

Conclude: "Per quel che riguarda il Telepass la mia segretaria si era informata con i dirigenti sulla possibilità di averlo ed utilizzarlo, anche per quel che riguarda le bottiglie di vino francesce che regalavo a Natale ai rappresentanti delle forze dell'ordine, credo che rientrino nelle spese di rappresentanza a pieno titolo ed anche loro, se ci fosse stato qualcosa di illecito credo non le avrebbero accettate. Ho agito secondo la legge e credo che questo è emerso nel corso del dibattimento e confido nella giustizia."

Coinvolti nel procedimento anche :Edoardo Rixi, Francesco Bruzzone (della Lega) Matteo Rosso (eletto con Forza Italia, oggi Fratelli d’Italia); Michele Boffa, Nino Miceli e Renzo Guccinelli (Pd); Raffaella Della Bianca ( passata al Gruppo misto e poi tornata in Fi); Franco Rocca e Alessio Saso ( Ncd), Rosario Monteleone e Marco Limoncini (Udc), Aldo Siri (Lista Biasotti), Armando Ezio Capurro (ex Noi con Burlando, il secondo passato a Direzione Italia), Matteo Rossi (per quasi tutto il mandato in Sel), Alessandro Benzi (da Sel al Gruppo misto), Giacomo Conti ( Fds), Luigi Morgillo, Marco Melgrati e Roberta Gasco (Fi); Marylin Fusco per la militanza in Diritti e Libertà.

L’unico ad avere patteggiato è stato l’ex consigliere regionale della Lega Maurizio Torterolo

Mara Cacace

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