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Attualità | 22 novembre 2018, 12:32

L'imprenditore finalese: "Così sto contrastando il punteruolo rosso"

La testimonianza di Attilio Podestà, dell'Hotel Punta Est: nel parco dell'albergo sono presenti circa una quarantina di palme, soprattutto Canariensis

L'imprenditore finalese: "Così sto contrastando il punteruolo rosso"

“Nel giardino del mio albergo ho circa 40 palme e per adesso sono tutte sane, grazie a un intervento preventivo specifico”. A fare pubblicamente questa rivelazione è Attilio Podestà, titolare di una delle strutture più prestigiose del Finalese, l’Hotel Punta Est, nel corso del dibattito dal titolo “Dal lontano Oriente alla Riviera delle Palme: il punteruolo rosso, uno sguardo all’ambiente”, organizzato ieri sera da Marinella Geremia.

Insomma, mentre tutta la Riviera delle (ex) Palme si arrovella per trovare un’arma efficace contro il malefico parassita, pare proprio che le soluzioni esistano, che tra l’altro siano anche applicabili a costi contenuti, e che siano sotto gli occhi di tutti.

Abbiamo chiesto a Podestà qual è il suo segreto…

“Ho semplicemente riportato la mia esperienza. Da due anni gestisco un trattamento preventivo regolare. Mi affido a una ditta seria, che applica rigorosi protocolli studiati a livello nazionale”.

Nel raccontarci questo percorso, Podestà mantiene un “basso profilo” nei toni, sottolineando a più riprese la massima normalità della cosa: “Non voglio insegnare niente a nessuno e men che meno accendere polemiche, in modo molto semplice riporto quella che è sempre stata la testimonianza dei nostri anziani: cioè un costante lavoro di cura e di prevenzione, che vale per qualsiasi specie arborea, che siano palme, pini, ulivi o altro”.

Tuttavia l’imprenditore del turismo non nasconde un pizzico di malinconia: “Nel dibattito sono state spiegate tante cose, anche molto interessanti e da validi professionisti del settore, ma mi sembra che nessuno sia giunto a niente. Non voglio trarre le mie conclusioni, ma tutto sommato mi aspettavo qualche risposta in più dal convegno di ieri”.

Podestà descrive più nel dettaglio l’esperienza del Punta Est: “Abbiamo palme di varie specie, ma soprattutto Canariensis (almeno una ventina). Abbiamo anche Washingtonia, Cameron e altre varietà. E gli esemplari più antichi sono proprio i più belli e monumentali. L’importante è fare trattamenti costanti a cura di personale serio, apicali in primavera e autunno, mentre durante l’estate evitiamo per rispetto alla massima affluenza di clientela, però facciamo anche nel periodo estivo dei cicli di 20 giorni di endoterapia. I costi non sono elevati, anche se avendo numerose palme mi è difficile fare una stima precisa per ciascun esemplare. L’endoterapia può essere svolta da qualsiasi giardiniere professionista se adeguatamente preparato e seguito e, a conti fatti, costa meno il trattamento preventivo delle spese di abbattimento e smaltimento. Abbattere una palma costa quasi come dieci anni di trattamenti. Ora speriamo che duri, ma finora i risultati sono buoni e continuerò su questa strada, sperando che nel frattempo a livello di ricerca scientifica ci siano ulteriori sviluppi. Ieri sera si è parlato di un fungo in fase di sperimentazione in Francia e mi sembra che i presupposti possano essere interessanti. Ma in attesa delle nuove tecnologie un buon trattamento non è qualcosa di insostenibile”.

“Concludo dicendo che io ero andato là per ascoltare delle proposte, non certo per parlare io. Ma mi sono sentito di portare la mia testimonianza per chiarire che non è giusto tenere un atteggiamento di resa e di sconfitta. Spero che l’amministrazione metta in atto trattamenti idonei per salvare il patrimonio finalese, soprattutto sul lungomare. Ovviamente pur partendo dal presupposto che in qualsiasi percorso di prevenzione una perdita di un certo numero di esemplari è inevitabile, questo vale per ogni specie, ma che comunque si possono contenere sia le percentuali di abbattimenti, sia i costi”.

 

Alberto Sgarlato

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