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Economia | 05 dicembre 2018, 13:39

L’economia di Savona e della sua provincia: buco nero e rischio ritorno al medioevo

L’anno prossimo sarà peggio! E non bisogna essere Cassandre per formulare un siffatto forecast di trend economico!

L’economia di Savona e della sua provincia: buco nero e rischio ritorno al medioevo

Meraviglia lo stupore con cui le Istituzioni e i Mass Media locali hanno reagito alla certificazione “platinum” del Rapporto di Italia Oggi sulla qualità della vita e sulla retrocessione della Provincia di Savona (da Andora a Celle Ligure) di 3 posizioni in un anno (dal 72° al 75° posto) su 110 Province; e, soprattutto, sulla criticità emblematica degli indicatori della relazione affari e lavoro, lavoro associato alla qualità della vita e lavoro innovativo (start up e piccole medie imprese innovative); indici tutti in preoccupante discesa.

L’anno prossimo sarà peggio! E non bisogna essere Cassandre per formulare un siffatto forecast di trend economico! L’effetto domino del rallentamento della crescita globale si farà sentire sulla Liguria e su Savona, in particolare sulle filiere “export oriented” e sulla confermata contrazione del reddito disponibile e dei consumi; la stagnazione già in essere avrà ricadute sul settore strategico del turismo e delle attività connesse che caratterizzano – in maniera così significativa – l’economia della Provincia (sia a Ponente Spotorno, Noli, Pietra, Loano, Albenga, Alassio e Andora) sia a Levante (Albissole e Celle).

I nuovi vincoli viari e autostradali conseguenti al collasso del Ponte Morandi e le nuove strozzature nel sistema infrastrutturale di trasporto delle persone e delle merci implementeranno il rischio di invarianza economica (che vada bene) o, come penso, di stagnazione con incursioni recessive per il prossimo ciclo.

La frenata dell’economia mondiale, dopo 4 anni ininterrotti di buone performance, renderà effimero l’obiettivo di crescita del Paese all’1,5 per cento previsto dal Governo nella manovra economica e lo attesterà non oltre lo 0,8/0,9 per cento; mentre la Liguria veleggerà attorno allo 0,6/0,7% e Savona non andrà oltre lo 0,5/0,6% di aumento del PIL.

La recente Nota di aggiornamento della Banca d’Italia sull’economia ligure conferma il mio noto pessimismo! Il Report del 19 ottobre dell’Ufficio Studi della Banca evidenzia – per i tre trimestri anno 2018 e per le prospettive a breve del 2019 – le seguenti coordinate di sintesi:

·         L’industria manifatturiera ligure non mostra segnali di crescita e, a stento conferma le dinamiche precedenti; fatturato stabile, portafoglio ordini invariato, investimenti con qualche segnale di ripresa (dopo anni di stasi e prima del dramma del Morandi!);

·         Calo delle esportazioni del 9% in controtendenza rispetto Italia e Nord Ovest che aumentano del 4%; la contrazione delle esportazioni investe tutti i settori manifatturieri e consuntiva una netta caduta rispetto al +20% registrato nel primo semestre 2017;

·         Le costruzioni continuano nella loro crisi strutturale, mentre l’intermediazione delle vendite di case mostra qualche segnale di ripresa e i prezzi delle abitazioni continuano a scendere;

·         Tengono i servizi privati non finanziari ma confermano il basso livello di innovazione e la caratteristica critica di incorporare basso valore aggiunto;

·         Il mega comparto del Turismo e delle attività imprenditoriali collegate – dopo quattro anni di crescita – mostra segnali di saturazione e di negativa inversione di tendenza: mentre gli arrivi sono stabili, le presenze registrano un calo del 2,2% in particolare nella componente degli italiani; calano i passeggeri in transito nei Porti liguri mentre aumentano negli scali aeroportuali;

·         Nel comparto del traffico commerciale (trasporti integrati) le dinamiche continuano a essere positive sia nel settore marittimo, sia in quello su gomma e aereo;

·         Continua il trend positivo nella crescita dei Porti Liguri (Genova, La Spezia e Savona) sia per il traffico complessivo, sia per quello containerizzato, ma le prospettive del comparto sono legate ai tempi di realizzazione del nuovo viadotto autostradale; e, sul punto in specie, lo scenario è assai incerto e nebuloso;

Il mercato del lavoro – dopo otto anni di caduta libera – ha mostrato qualche timido segnale di ripresa nella componente del lavoro autonomo; mentre il tasso di disoccupazione ha continuato a salire per l’incremento delle persone che attivamente cercano un’occupazione e aumentano il numero delle forze lavoro disponibili.

Il quadro “macro” delineato è peggiorato di gran lunga dopo la tragedia del 14 agosto; e, in seguito alle contraddizioni e ai ritardi che ne sono seguiti sul terreno economico, politico e della regia della Governance.

I dati ultimi dell’Osservatorio Inps non potevano che confermare il cambio di rotta sulle dinamiche della occupazione e registrano oltre 5mila attivazioni di nuovi contratti in meno rispetto al trimestre dell’anno precedente (agosto, settembre, ottobre), evidenziando il nesso tra la tragedia del 14 agosto, l’inversione negativa del trend economico e le ricadute pesanti sulla nuova occupazione.

Se il crollo del ponte Morandi è l’emblema delle criticità di Genova e della Liguria, l’incendio alla “Nerone” della Sede dell’Autorità portuale e del parco stoccaggio delle macchine, rappresentano la simbologia del rischio declino di Savona e della sua provincia e del ritorno ad una sorta di medioevo che brucia le streghe.

In un quadro già compromesso in termini di governo del territorio, di scelte coerenti per riprendere un percorso virtuoso da Ponente a Levante passando per l’area centrale di Savona – Vado e della Valle Bormida, si è inserita la tragedia delle piogge torrenziali che ha letteralmente distrutto la rete dei servizi turistici balneari in tutta la costa savonese e messo a dura prova la capacità imprenditoriale di poter reagire al disastro della natura, in tempi che non compromettano la nuova stagione turistica e le diverse forme di turismo invernale.

E, siccome a Savona le tragedie non arrivano mai da sole, al disastro della natura (incentivata da decenni di responsabilità degli uomini e di mala gestione del territorio della politica) esplode come un fulmine a ciel sereno (ma solo per la politica politicante) il dramma degli oltre 1.500 lavoratori della nuova Piaggio e della Laerh.

Che strano destino quello di Savona! Ogni volta che si apre una qualche nuova opportunità di nuovi insediamenti indotti dall’idea di “crisi complessa” e di recupero di un relativo delta potenziale di occupazione (si chiacchierava di oltre nuove 600 unità), salta in aria una filiera di eccellenza come la Piaggio; e, così il risultato composto rischia di diventare talmente negativo da mettere in discussione uno degli ultimi capisaldi dell’industria manifatturiera.

E, come se non bastasse, da un lato rischia di fallire una delle ultime Aziende pubbliche come l’ATA, dall’altra rischiano di deflagrare nuove commistioni tra politica, imprenditoria borderline nel delicato comparto del ciclo dei rifiuti su cui sta indagando la Procura ad Alassio (notizie di questi giorni), ma anche a Savona (si mormora) su ATA e Cima Montà; e, dall’altro ancora, gli ultimi dati sulle dinamiche del terziario in Provincia confermano la moria delle attività commerciali al dettaglio (chiusure e vendesi ad ogni angolo), l’arresto del tasso di incremento delle vendite nei grandi centri commerciali e una pesante contrazione delle attività professionali sempre più in affanno!

Comunque la si giri la frittata e da qualunque ottica la si guardi, la Provincia di Savona evidenzia forti elementi di crisi strutturale e di andamento lento dei trend economici e settoriali.

Savona sembra incapace di “resilienza”, ovvero della capacità di adattarsi al ciclo post-industriale, di cogliere i mutamenti strutturali e di anticipare i cambiamenti, supportandoli con le scelte politiche e di regia territoriale.

Gli effetti qualitativi della crisi savonese si ripercuotono delle dinamiche delle imprese che continuano a contrarsi, con l’eccezione delle attività finanziarie, assicurative e per i servizi di supporto alle imprese. A crescere (basta passeggiare in via Paleocapa a Savona. ma anche nelle vie significative di Alassio e degli altri luoghi turistici e non) sono gli spazi commerciali a basso valore aggiunto (cinesi e altro), attività di compro oro (spesso coprenti altre attività borderline e i laboratori (inflazionati) di riparazione/vendita dei prodotti tecnologici legati alla moderna comunicazione. Le attività manifatturiere, il commercio, i trasporti e le attività immobiliari continuano invece a registrare un saldo negativo.

Le imprese attive al 30 settembre 2018 in Provincia di Savona erano 26.532 e risultavano in calo di 199 unità, in particolare nell’agricoltura (Piana di Albenga), nelle attività manifatturiere, nelle costruzioni, nei trasporti e nel commercio al dettaglio.

La moria delle microimprese e delle attività commerciali è destinata ad aumentare con la scadenza dell’anno 2018!

Dal punto di vista qualitativo, quattro mi sembrano gli effetti più emblematici: un impoverimento della middle class (particolari categorie del commercio, dell’artigianato e della micro impresa) mai vista e registrata dal dopoguerra ad oggi, la crescita del nuovo fenomeno del  Working poor (circa il 14% della forza lavoro savonese), ovvero dei lavoratori che sono comunque a rischio povertà a causa delle condizioni di reddito inadeguate e delle famiglie poverty dove entra un solo salario, l’esplosione (spesso nascosta) dei fenomeni della diseguaglianza sociale, della povertà assoluta, povertà relativa e vera e propria deprivazione.

In provincia di Savona le tre caratteristiche della povertà investono, ormai, una platea che si avvicina al 10% della popolazione residente (oltre 25mila persone), rappresentano uno degli indici più alti dell’Italia del Nord e del Nord Ovest e sono destinati a crescere nei prossimi mesi.

La quarta criticità che, peraltro si va aggravando, riguarda la particolare caratteristica “regressiva” della popolazione della Città e della Provincia, con evidenti negativi impatti sul sistema sociale (welfare nazionale, regionale e locale).

Gli over 65 sono da anni attestati nettamente oltre la media italiana del 22 per cento e rappresentano oltre il 29% della popolazione residente nella Provincia: 80.580 di cui ben 27.329 over 80 (un terzo degli over 65 e una concentrazione femminile che quasi doppia quella maschile).

Si spiega e si motiva cosi la particolare criticità del fenomeno degli anziani “soli” e gli effetti sociali e sanitari della solitudine, anche a causa della cronica carenza dei servizi sociali personalizzati.

Con un siffatto quadro involutivo della situazione demografica, economica, sociale e culturale della Città Capoluogo e della Provincia rischi di mettere le mani nei capelli (per Chi ce l’ha) quando ti capita di ascoltare un Consiglio Comunale dove si ha la irresponsabilità di perdere quasi due ore dei lavori a dialettizzare sulla barzelletta della richiesta di intervento dell’esercito per contrastare la microcriminalità ed elevare il livello di sicurezza della Città! Come se Savona fosse Bagdad! Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere! Suvvia Consigliere Bertolazzi e donne e uomini della maggioranza di governo della Città, a partire dalla Signora Sindaco!

E, meno male che il cuore rattristato per lo spettacolo un pochino “disdicevole” e fuori luogo di un certo dibattito in Consiglio, si riprende la sera e si sazia di un segno di speranza assistendo a “sonus et cultura” presso la chiesa di S. Andrea Apostolo al “concerto della memoria” per Padre Bof, un prete, un teologo, un filosofo, un insegnante, un musicofilo, un grande savonese: chissà come avrebbe commentato il “Viva viva Bertolazzi” e la deriva della richiesta della venuta dell’ esercito a Savona riecheggiata in un punto all’ordine del giorno del Consiglio Comunale.

Bruno Spagnoletti

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