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Al direttore | 12 dicembre 2018, 14:05

Una Lettrice: "A Savona si ammirano gatti di razza e si lasciano i meticci nei gattili"

La testimonianza: "Ci si adopera per il 'culto della razza', che considero estraneo a una cultura di rispetto degli animali"

immagine di repertorio

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Arriva questa lettera alla nostra Redazione: "Ho appreso dai mezzi di informazione che il 15 e 16 Dicembre a Savona si svolgerà l’esposizione internazionale felina. Il programma prevede esposizioni e premiazioni di gatti di razza e concorso fotografico “Un gatto per Amico”.

Ci sono gatti che aspettano di essere adottati e curati nei gattili e nelle colonie feline ma a Savona ci si adopera per creare il culto della razza che considero estraneo a una cultura di rispetto degli animali, anche se esso non fosse causa diretta di concreti maltrattamenti. Spesso si promuovono queste fiere come occasioni per conoscere e tutelare il mondo degli animali nelle loro “razze” ma ciò è contraddittorio poiché in natura non esistono le razze che invece sono il frutto di una selezione operata dall’essere umano nel tempo per soddisfare interessi ornamentali o economici.

Le razze, a differenza delle specie, non hanno nulla di naturale ma sono mantenute dagli allevatori attraverso l’incrocio selettivo di esemplari con caratteristiche particolari. Questo evento è una kermesse basata su allevamento e commercio: un messaggio che considero negativo nel rapporto tra esseri umani e non umani. Esistono rifugi e santuari che accolgono animali da allevamenti, macelli, laboratori di sperimentazione animale: qui gli animali vivono e muoiono felici, attorniati dall’amore sincero e incondizionato di chi li cura.

I santuari e i rifugi per animali nel mondo sono tanti ma mai abbastanza per salvare tutte le vite che meriterebbero di essere salvate; fanno progetti didattici, sono aperti alle visite del pubblico e insegnano una convivenza interspecifica sia tra animali che tra esseri umani e animali nel segno della pace e della nonviolenza. Questi sono i luoghi in cui gli animali si conoscono per come sono veramente e nulla hanno a che fare con fiere come quella di Savona. Questi eventi non aiutano a creare una cultura dei diritti animali. Basterebbe un regolamento comunale che vietasse fiere con animali".

«Le tecniche usate per l’allevamento selettivo vengono nascoste dietro le quinte in modo che il pubblico non venga a conoscenza delle modalità utilizzate per produrre le varie razze animali (…) la professione di allevatore è una delle più curiose che si conoscano. Gran parte di tale professione è infatti frutto della mente bizzarra di persone alle quali piace manipolare la natura (…). Una volta individuato un piano per lo sviluppo di un determinato aspetto canino, l’allevatore deve scegliere il maschio più adatto a coprire e ingravidare la femmina altrettanto “quasi perfetta”. Dopo generazioni di incroci forzati, si riesce a ottenere il cane con le caratteristiche desiderate. (Notazione a margine: i cani non danno importanza all’aspetto visivo dei loro partner ma si scelgono principalmente sulla base di sensazioni olfattive.).

I problemi nascono allorquando uno dei cani “quasi perfetti” prova interesse per altri esemplari. A un cane può non piacere una traccia odorosa di un altro. Inutile dire che l’allevatore farà di tutto per opporsi agli istinti e ai comportamenti naturali senza escludere il ricorso alla forza (…). Alcuni allevatori forzano l’atto sessuale mettendo della vaselina o qualche altro lubrificante sulla vagina delle femmine e quindi guidando il maschio nella copulazione. Per preparare il maschio al coito, gli allevatori consigliano di prendere il pene del cane “sul palmo della mano, esercitando una pressione leggera ed eccitante”.

In alcuni canili, alle femmine recalcitranti viene messa una museruola e vengono poi appese a un’imbracatura in modo che non possano rifiutare l’accoppiamento. Non vi è alcun dubbio che, in ambito umano, azioni simili verrebbero definite col termine di stupro e sarebbero perseguite penalmente. L’allevatore di cani (e ora anche di gatti) è invece considerato tutto tranne un reato grave. Di fatto, altro non è che uno dei rituali tramite i quali l’umanità moderna esibisce ed riafferma la propria superiorità sul mondo vivente, un’altra cerimonia dell’ideologia del dominio (…). Magnifichiamo il lavoro degli allevatori (…) anche se non vi prendiamo parte diretta; lo sosteniamo e lo apprezziamo fino a trasformarlo in un enorme affare economico. Per quello che poi attiene all’allevamento di animali da compagnia, siamo ancora più corresponsabili perché siamo noi i fruitori delle varie razze pure (…) gli allevatori continueranno a “migliorarle” per riempire le vetrine dei negozi di animali.» Jim Mason, Un mondo sbagliato, Edizioni Sonda, 2007 (pag. 359-361).

Paola Re

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