/ Cronaca

Che tempo fa

24 Ore

Cerca nel web

Cronaca | 12 dicembre 2018, 13:09

Estorsione nella gestione rifiuti ad Alassio, chiesti 96mila euro per "ammorbidire" l'amministrazione comunale

Rosalba Garello, dirigente squadra mobile Polizia: "Il passaggio di denaro era mascherato con un contratto di consulenza, ma serviva, così diceva Pizzimbone, ad ammorbidire il Comune"

Estorsione nella gestione rifiuti ad Alassio, chiesti 96mila euro per "ammorbidire" l'amministrazione comunale

Un’attività di indagine partita a seguito di un esposto nel quale si segnalavano gravi irregolarità sull’appalto della gestione rifiuti nel comune di Alassio e che ha portato all’arresto, avvenuto nel pomeriggio di ieri, di Pierpaolo Pizzimbone e di Mario La Porta (coinvolto, in una indagine collaterale e parallela, anche Rocco Invernizzi ex assessore all’ambiente di Alassio).

Il provvedimento a carico dei due indagati è stato emesso dal GIP presso il Tribunale di Savona ed eseguito dal personale della Squadra Mobile della Questura di Savona e di Genova su disposizione della Procura della Repubblica per il reato di concorso in estorsione aggravata, consumata e tentata.

La attività di indagine è stata svolta per circa due mesi, ed è culminata nelle settimane scorse nella esecuzione di alcune perquisizioni, che hanno consentito il rinvenimento di documentazione considerata utile all'indagine.

Secondo quanto emerso Pizzimbone avrebbe costretto i titolari della società che gestisce il servizio di igiene urbana per il Comune di Alassio, la Consortile Alassio Ambiente, a sottoscrivere un contratto di consulenza fittizio con La Porta, in forza del quale le vittime avrebbero dovuto erogare in più riprese agli indagati la somma complessiva di 96 mila euro, senza ricevere alcuna effettiva prestazione; il tutto con ripetute minacce e pressioni ed in particolare prospettando di poter pesantemente influenzare le scelte della Amministrazione Comunale di Alassio e di cagionare gravi danni all'impresa. Di tale somma sono stati effettivamente consegnati, in un incontro monitorato dalla polizia giudiziaria, 16 mila euro in contanti.

I RISVOLTI DELLA VICENDA

Una storia dai risvolti più che particolari, in quanto da tempo, già dalla campagna elettorale del poi eletto sindaco Melgrati (estraneo alla vicenda, al momento non ci sono elementi su di lui), la ditta che gestisce i rifiuti ad Alassio era finita nell'occhio del ciclone, con successive intenzioni dell'amministrazione comunale di rescindere il contratto con Alassio Ambiente a causa delle gravi inadempienze.

Pizzimbone che gestiva in passato la ditta di famiglia Biancamano Aimeri Ambiente, era in stretto contatto con l'amministrazione Melgrati, la quale svolgeva sopralluoghi sul territorio di controllo all'azienda dei rifiuti con interviste al personale, da portare così i soci della consortile a voler capire il perché di questa strana situazione.

Pizzimbone successivamente, preso appuntamento con un socio di Alassio Ambiente, lo ha accompagnato in un centro benessere Spa all'interno del Grand Hotel, lo ha invitato a spogliarsi, mettersi in accappatoio e gli ha preannunciato che l'amministrazione comunale alassina avrebbe pensato ad una rescissione contrattuale o al pagamento di una penale che si aggirava intorno al milione di euro. Da lì poi è partita l'estorsione e la richiesta di versamento di 120mila euro o interamente o con pagamento rateale (10mila euro al mese) da versare al collaboratore La Porta che gestisce una società in Albania.

Il socio stupito di questa offerta estorsiva ne ha parlato con gli altri amministratori aziendali e il 5 ottobre si è svolta la riunione in comune, dai toni accesi e in un clima ostile, con i dettagli delle inadempienze.

Successivamente il 30 ottobre in un ristorante di Alassio, Pizzimbone ha proposto il contratto al socio (lo stesso contattato settimane prima) chiedendogli di consegnare il cellulare, eludendo così le attività di indagine e presentando così il contratto rivisto (da 120mila a 96mila euro) per la firma.

In provincia di Imperia l'imprenditore della Alassio Servizi giorni dopo si è incontrato per la prima volta con La Porta e ad Alassio all'Hotel Savoia ha consegnato in una busta i 16mila euro che il "collaboratore" di Pizzimbone ha fatto recapitare per vie traverse allo stesso ex rappresentante di Fratelli d'Italia a Cervo.

Afferma Rosalba Garello, dirigente squadra mobile Polizia: “Questa è una brutta storia che ci era stata segnalata attraverso un esposto. Abbiamo constatato una richiesta estorsiva di 96mila euro nei confronti degli imprenditori che si erano aggiudicati l’appalto. La somma era richiesta per cercare di “ammorbidire” l’amministrazione comunale, così diceva Pierpaolo Pizzimbone a fronte di un contenzioso che si era aperto per presunte gravi irregolarità nel servizio di raccolta rifiuti e quindi di violazione del capitolato. L’indagine è ancora in corso e si svilupperà nelle prossime settimane e quindi attualmente vige il massimo riserbo”.

Il passaggio di denaro monitorato vede una somma consegnata di 16 mila euro. Afferma la Garello: “Noi abbiamo monitorato gli incontri propedeutici alla consegna del denaro ed abbiamo monitorato anche la consegna di 16 mila euro in contanti messi in una busta consegnata da uno dei soci al socio di Pizzimbone cioè Mario La Porta. Le consegne a Pizzimbone a loro volta sono avvenute per interposta persona quindi non ci sono mai stati passaggi diretti di denaro dai soci della consortile a Pizzimbone, misura adottata per eludere le investigazioni". 

Il passaggio di denaro era “mascherato da uno strumento legale, di fatto, infatti c’era un contratto di consulenza tra La Porta e la Eco Seib: “Si, è così. Come spesso accade in casi come questi il pagamento di tangenti avviene con una parvenza di legalità. Era stato stipulato un contratto di consulenza tra i soci della consortile e la società che fa capo a La Porta che ha sede in Albania, quindi era previsto anche che parte del pagamento dovesse avvenire tramite pagamenti inesistenti e fatturate e con un bonifico sui conti della società anche se il denaro sarebbe stato poi recapitato con altre modalità agli arrestati”.

Afferma il Vice questore Alessandro Carmeli squadra mobile Genova: "Sono stati adottati diversi escamotage per eludere le indagini in corso. In particolare si cercava di incontrare la vittima dell'estorsione in posti non microfonati ad esempio la spa di un albergo piuttosto che ristoranti dove erano stati fatti consegnare al cameriere il cellulare della vittima così come gli appuntamenti sono quasi sempre avvenuti all'aperto. L'appuntamento per la sottoscrizione di un contratto di consulenza di 96 mila euro, ad esempio, è avvenuto sull'Aurelia sulla strada statale". 

Redazione

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium