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Attualità | venerdì 11 gennaio 2019, 15:00

La vocal coach Danila Satragno ricorda De Andrè: "Fabrizio è stato per me un padre spirituale"

A vent'anni dalla scomparsa di Faber, la jazzista di Cairo ha voluto ricordarlo, raccontandoci diversi aneddoti legati alla sua esperienza da corista nel tour "Anime Salve"

La vocal coach Danila Satragno ricorda De Andrè: "Fabrizio è stato per me un padre spirituale"

"Ho tanti ricordi, tutti incrociati, a parte l'affinità musicale che si è creata con quella associazione e la bellezza della musica di quel tour e avere imparato a cantare in italiano, da jazzista ero abituata con l'inglese, è stato  Fabrizio a farmi scoprire le sfumature e la bellezza di comunicare in musica con la tua lingua, anzi addirittura con il dialetto".

La vocal coach e jazzista originaria di Cairo Montenotte Danila Satragno ci ha raccontato alcuni aneddoti su Fabrizio De Andrè, a vent'anni dalla sua scomparsa, l'11 gennaio del 1999. Ha collaborato con lui negli anni 1997 e 1998 come corista, tastierista e fisarmonicista durante il tour "Anime Salve" e il tour teatrale delle carte "Mi innamoravo di tutto".

"Si era creato un incrocio umano importante, in quel periodo avevo mio papà che non stava bene, ero abbastanza angosciata di stare in tour e di dover tornare a casa, Fabrizio mi ha sempre molto facilitato in questo. A un certo punto sono diventata una figlia adottiva, sono andata ad abitare a casa sua e mi hanno accolta per facilitarmi tutti gli spostamenti, per stare vicino a mio padre che era in ospedale. Si è incrociato oltre ad un fattore musicale anche un fattore umano molto forte che dura ancora con Dori e Luvi" spiega la vocal coach valbormidese.

"Vivere quotidianamente con una testa come quella di Fabrizio, è stato fondamentale per me, una giovane donna che stava crescendo, le sue parole sono state formative dal punto di pista personale e musicale - continua Danila Satragno - Avevo un bel dialogo con lui, mi giudicava la saggia delle tre coriste, abbiamo parlato di musica e abbiamo arrangiato in jazz due pezzi come Marinella e Jamina. Mi ha trasmesso tanto e sono cambiata in quel periodo".

Una curiosità li legava oltre alla musica: "L'ipocondria, eravamo tutti e due molto spaventati dal fisico, agitati, la performance live ci dava addosso, avevamo il nostro sacchettino di medicine e ce le scambiavamo come le figurine. Mi ricordo che mi chiamava con la sua bellissima e inconfondibile voce e capivo che c'era qualcosa che non andava, ci facevamo delle risate cosmiche a proposito, avevamo un carattere molto affine, con un psicosoma molto allineato, ci capivamo moltissimo".

Faber in occasione del suo compleanno le aveva scritto una lettera che ancora oggi conserva con commozione: "Parlava della mia personalità, lui diceva che siamo delicati ma perché siamo degli artisti, dobbiamo perdonarci il fatto di essere così fragili, mi chiamava amica fragile per sottolineare questa cosa. Mi ha dedicato anche la favola della rana e dello scorpione, molto spesso mi fermo a pensare alle cose che ci siamo detti, un amico che mi manca proprio, un punto di riferimento".

In questi giorni diversi sono gli eventi organizzati in suo onore: "Sentirò Luvi come ogni anno l'11 gennaio, ho ricevuto diversi messaggi di partecipazione ma sono come ogni anno in difficoltà emotiva, seguirò probabilmente Dori a Palazzo Ducale. Sono molto schiva per queste cose, come Fabrizio, il mio padre spirituale".

Luciano Parodi

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