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Economia | 22 gennaio 2019, 10:25

XXII Rapporto sull’economia Globale e l’Italia – Videointervista al prof. Mario Deaglio, curatore dell’opera

Il Rapporto, curato da 23 anni dal professor Mario Deaglio ed edito da Guerini e Associati, viene presentato ogni anno in numerose città d’Italia.

XXII Rapporto sull’economia Globale e l’Italia – Videointervista al prof. Mario Deaglio, curatore dell’opera

UBI Banca, in partnership con il Centro Einaudi, promuove la diffusione del “Rapporto sull’economia Globale e l’Italia”, un’occasione importante per approfondire temi di portata globale riguardo all’economia e alle relazioni tra Stati, che hanno diretti impatti sulla vita quotidiana delle persone e sulle prospettive per le attuali e per le future generazioni.

Il Rapporto, curato da 23 anni dal professor Mario Deaglio ed edito da Guerini e Associati, viene presentato ogni anno in numerose città d’Italia.

 

 

Professor Deaglio, dobbiamo considerare questo anno 2019 a rischio rallentamento per l’economia?

Sì, il rallentamento c’è già, ed è dovuto ad una serie di fattori a livello mondiale.Il primo fattore è il cambiamento della politica americana, e quindi l’ostinazione americana nell’avere accordi bilaterali, in una sorta di nuovo protezionismo, e questo porta all’indebolimento dell’economia cinese e, attraverso la Cina, all’indebolimento dell’economia di tutto il mondo.

L’Euro ha 20 anni e sembra attraversare un’ulteriore fase di difficoltà. Quali saranno gli altri dossier importanti per l’Europa?

Intanto le difficoltà dell’Euro sono “nate insieme” all’Euro e semplicemente cambiano pelle anche loro con l’evolvere delle situazioni. Gli altri dossier saranno quello delle conseguenze della Brexit, come si configurerà all’inizio dell’estate con tutti i suoi colpi e contraccolpi, e, oltre a questo, il problema della politica e della collocazione dell’Europa nel mondo.

Il titolo del rapporto 2019 è “Il mondo cambia pelle?”. E l’Italia?

L’Italia “deve” cambiare pelle non una volta, ma due volte almeno. Perché? Perché mentre gli altri facevano riforme di struttura molto importanti noi siamo stati quasi fermi. Non solo: sta cambiando pelle già, visibilmente, per quanto riguarda la sua struttura produttiva: la maggiore importanza del “Made in Italy”, la maggiore importanza dell’enogastronomia, la maggiore importanza di settori specialistici della meccanica – soprattutto di piccole e medie imprese - stanno dando al Paese un volto nuovo, che appare direttamente in collegamento con l’economia globale.

c.s.

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