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Al direttore | 19 febbraio 2019, 19:03

"Scarafaggio nel sushi": nota dell'Avv. Zanelli

Pubblichiamo integralmente una nota dell'Avv. Carla Zanelli

"Scarafaggio nel sushi": nota dell'Avv. Zanelli

Scrivo la presente in nome per conto di un gruppo di ristoratori cinesi proprietari di locali in Savona nei quali viene servito cibo cinese/nipponico per osservare, rilevare ed eccepire quanto segue.

In seguito alla pubblicazione da parte del Vostro giornale dell’articolo pubblicato lo scorso 18 febbraio meglio specificato in oggetto i miei assistiti lamentano un grave calo della clientela e, di conseguenza, del relativo fatturato.

Ciò che i miei assistiti rilevano è che l’articolo è stato pubblicato senza inquadrare correttamente il fatto e risultando solo essere uno spauracchio per il pubblico circa il rispetto, da parte della categoria dei ristoranti cinesi, delle più consone norme igienico-sanitarie.

Nello stesso articolo viene specificato che l’unica fonte di questa notizia è uno “sfogo alle reli social" da, parte di una presunta cliente. Non vengono indicati né il nome della fantomatica cliente, né il nome del ristorante, non viene fornita quindi alcun tipo di prova e non è lasciato neppure spazio ad una possibile replica da parte della proprietà dello stesso, la quale, sempre riportando quando affermato nell’articolo avrebbe in realtà sempre negato l’accaduto, anche perché non risulterebbe alcuna traccia dell’insetto. Sembra strano, in una società che vede le persone sempre con un cellulare in mano, che non sia stata scattata alcuna foto.

Come è noto, il diritto di manifestare il proprio pensiero ex art. 21 Cost., non può essere garantito in maniera indisriminata e assoluta ma è necessario porre dei limiti al fine di poter contemperare tale diritto con ciucili dell’onore e della dignità, proteggendo ciascuno da aggressioni morali ingiustificate.

La Cassazione, infatti, ha costantemente ribadito che il diritto di cronaca possa essere esercitato anche quando ne derivi una lesione dell'altrui reputazione, costituendo cosi causa di giustificazione della condotta a condizione che vengano rispettati i limiti della verità, della continenza e della pertinenza della notizia. 

Orbene, è fondamentale che la notizia pubblicata sia vera e che sussista un interesse pubblico alla conoscenza dei fatti.

Per quanto riguarda l’articolo in questione invece, non fornendo alcun genere di dettaglio, non emerge nessuna prova idonea alla veridicità del fatto, non permette al diretto interessato di poter replicare, in conclusione, finendo con il danneggiare ingiustamente i miei clienti per fatti sicuramente a loto estranei e magari anche falsi.

Sorprende che i clienti non abbiano avvertito le forze dell’ordine o segnalato a chi di dovere l’accaduto limitandosi ad un semplice post sul social network Facebook, lamentando soltanto di essere stati “costretti” a pagare per intero quanto ordinato.Internet è invaso da notizie assolutamente false e fuorvianti come questa.

Per essere considerate “fonte” di un articolo di giornale i post su FB dovrebbero essere perlomeno confermati da altri fattori e/o circostanze. Nel caso in questione nessun elemento conferma la versione della fantomatica cliente.

A norma della Legge 416/1981, con la presente si chiede la pubblicazione di una rettifica nella quale viene specificato che, ad oggi, non avendo altri elementi, non si può dimostrare che quanto dichiarato da una donna con un post sul social Facebook corrisponda al vero: non esistono foto, non è intervenuta alcuna forza dell’ordine, NAS o carabinieri in alcun ristorante cinese a Savona. Stante quanto sopra si rassicurano i cittadini sul pieno rispetto delle norme igienico sanitarie da parte dei ristoratori cinesi che operano a Savona.

Avv. Carla Zanelli

Lettera firmata

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