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Eventi | 21 febbraio 2019, 09:42

Nuovo appuntamento ad Albenga con il cineforum di Iniziativa Laica Ingauna

Sabato 23 febbraio "L'insulto", di Ziad Doueiri: attraverso un insulto, appunto, una metafora della "questione palestinese"

Nuovo appuntamento ad Albenga con il cineforum di Iniziativa Laica Ingauna

Sabato 23 febbraio alle ore 21, presso l’Auditorium San Carlo di Albenga, prosegue il cineforum ad ingresso libero e gratuito organizzato dall’associazione “Iniziativa Laica ingauna”. In programma "L'insulto", di Ziad Doueiri.

Ecco la scheda del film.

Titolo originale: L'insulte DATA USCITA: 06 dicembre 2017. Drammatico. REGIA:Ziad Doueiri. ATTORI: Adel Karam, Kamel El Basha, Camille Salameh, Rita Hayek PAESE: Libano. DURATA: 110 Min. DISTRIBUZIONE: Lucky Red. Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile a Kamel El Basha al Festival di Venezia 2017

La trama….

Beirut, oggi. Yasser è un profugo palestinese e un capocantiere scrupoloso, Toni un meccanico militante nella destra cristiana. Un tubo rotto, un battibecco e un insulto sproporzionato, pronunciato da Toni in un momento di rabbia, innescano una spirale di azioni e reazioni che si riflette sulle vite private di entrambi con conseguenze drammatiche, e si rivela tutt'altro che una questione privata. In West Beirut, il film che ci ha fatto conoscere Ziad Doueiri, la guerra passava dall'apparire un'avventura personale al divenire una tragedia nazionale. Nella contemporaneità de L'Insulto la guerra civile libanese appartiene al passato, militarmente è finita nel 1990, ma basta una miccia piccola come una mezza grondaia che sgocciola per dare nuovamente fuoco alle polveri e trasformare un banale incidente in un processo mediaticamente incandescente, che spacca subito la nazione in due.

Douieri e Joelle Touma, sua compagna e cosceneggiatrice, si sono ispirati a una situazione reale, un'uscita verbale infelice del regista in un momento di nervosismo, per andare all'origine del sentimento che sta sotto certe frasi, che non vengono mai pronunciate per caso.

Piccolo promemoria degli accadimenti storici che sottendono alle vicende del film

18 gennaio 1976

a Qarantina venne compiuto il primo massacro su larga scala. Qarantina era una baraccopoli prevalentemente musulmana posta nel quartiere cristiano di Beirut, controllata da forze della OLP (Organizzazione per la liberazione della Palestina) e abitata da curdi, siriani e palestinesi. La baraccopoli fu invasa dalle milizie cristiane ("Katāʾeb", "Guardiani dei Cedri" (Haras al-arz), "Tigri" (Nimr ), di Camille Shamʿūn), e circa 1000 - 1.500 persone vennero uccise.

20 gennaio 1976

Damur, una città cristiana sulla strada principale a sud di Beirut, venne attaccata dai miliziani dell'OLP: parte della sua popolazione cristiana venne uccisa e il resto fu costretto a fuggire. Tale rappresaglia causò la morte di circa 500 persone. La maggior parte delle forze di attacco sembra fosse composta da unità dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina e dal Movimento Nazionale Libanese.

16 – 18 settembre 1982

Le milizie cristiano-falangiste di Elie Hobeika, alle 18 circa del 16 settembre 1982, entrano nei campi profughi di Sabra e Shatila.

Le milizie cristiane lasciarono i campi profughi soltanto il 18 settembre, causando dalle 500 alle 3500 vittime palestinesi; il numero esatto dei morti non è tutt'oggi chiaro. Elie Hobeika, il primo responsabile di tale strage, era a sua volta un superstite del Massacro di Damur avvenuto nel 1976 per mano palestinese.

Spigano gli organizzatori: "Ci piace perché..."

"Il Libano, paese relativamente vicino a noi e culla della civiltà mediterranea, ci appare come una terra lontana e di difficile comprensione. Ancora oggi il paese porta i postumi della guerra civile che ha dilaniato il paese, e il film ha suscitato in patria grande scandalo, accusato dalle varie parti in causa di tradimento e sostegno della parte avversa. Il regista è stato arrestato dopo la proiezione del film a Venezia, condizione che lo accomuna a molti registi iraniani, come Jafar Panahi, o russi, come Kirill Serebrennikov. Pace e libertà di espressione,in molte parti del mondo sono ben lungi dell'essere raggiunti,vedere film come questo è il piccolo contributo che possiamo dare".

La parola al regista

"Le idee nella mia testa fluivano, come se un argine si fosse rotto, non dovevo nemmeno rifletterci. Scrivevo una scena dopo l’altra e tutto veniva fuori naturalmente. Quando finii la prima bozza, mia moglie la lesse e capìbenissimo il testo. Lei viene da una famiglia di estrema destra, è cresciuta con sentimenti fortemente antipalestinesi, io vengo invece da un estremo opposto, sono cresciuto con genitori militanti e in mezzo a sentimenti anticristiani, ho un background musulmano, ma sono laico. Quando mia moglie accettò di lavorare con me alla sceneggiatura, le proposi di scrivere i dialoghi dell’avvocatessa che difendeva il palestinese, mentre io mi sarei occupato dei dialoghi dell’avvocato del libanese. Il Libano non è una dittatura, sono un po’ matti ma è pur sempre una democrazia. Il problema è che non ci sono stati sforzi di riconciliazione da entrambe le parti. Ho vissuto metà della mia vita in Libano e il resto in Francia e Stati Uniti. Io salto da una cultura all’altra, faccio film che riguardano la mia cultura, ma li faccio con uno spirito di distacco che mi deriva dall’essermi sempre sentito un poco fuori da qualunque cultura io abbia incontrato. In Medio Oriente c’è tanto materiale da cui attingere, perché è ricco di conflitti. E il cinema ama i conflitti. Sono stato profondamente influenzato da Vincitori e Vintiil film di Stanley Kramer dedicato al processo di Norimberga. Dannatamente bello, e si svolge tutto in tribunale ma è incentrato sulla condizione umana. Un film di tre ore in cui non perdi mai l’attenzione”. Al rientro dalla Mostra di Venezia, sono stato arrestato“perché volevano bloccare il film, ma io non avevo infranto nessuna legge libanese. Il mio film precedente, The Attackè stato bandito in tutti i paesi arabi, tranne il Marocco. L’insulto è la risposta a coloro che hanno bandito The Attack. Non c’è stata improvvisazione, no. Discutevamo con gli attori, questo sì; ricordo che con Camille Salameh ,che interpreta l’avvocato dell’accusa, abbiamo cambiato qualcosa perché risultasse più naturale, ma non c’è assolutamente mai stata improvvisazione. Personalmente, non credo fosse adatta a questo film. In altri casi avrebbe funzionato, ma questa era una sceneggiatura molto strutturata, con dialoghi precisi, quindi non c’era spazio per l’improvvisazione. Lavorare con gli attori ha richiesto metodi diversi: Adel [Karam] è un attore di ampia esperienza, Kamel [El Basha] non aveva mai girato un film di livello professionale, ha una lunga carriera teatrale alle spalle e quindi aveva un’impostazione diversa, shakespeariana. La censura non proviene solo dal governo. A volte, il tuo maggiore avversario possono essere i movimenti d’opinione”.

Ricordiamo infine, per chi volesse sostenere “Iniziativa Laica ingauna”, che è in corso la campagna di tesseramento per il 2019. Si può sottoscrivere la propria adesione (o il rinnovo della tessera) in occasione delle proiezioni all’auditorium San Carlo, attraverso il sito www.iniziativalaicaingauna.it cliccando sulla voce “Come aderire”, in occasione degli incontri che si svolgono nella sede di via Venezia 27 ad Albenga o su appuntamento telefonando al numero 339 7444286.

Alberto Sgarlato

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