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Al direttore | 28 febbraio 2019, 17:16

Albenga: "Neanche dopo morti si può andare in pace, ovvero della difficile lotta tra umana pietà e ottusa burocrazia"

In una lettera firmata la testimonianza di quanto sia difficile spargere le ceneri dei propri cari

Albenga: "Neanche dopo morti si può andare in pace, ovvero della difficile lotta tra umana pietà e ottusa burocrazia"

Arriva alla nostra redazione questa testimonianza:

"Enrico Bracali è venuto a mancare all’affetto dei suoi cari il 9 luglio dello scorso anno. Poiché in vita ha sempre detestato i cimiteri, ha lasciato un dattiloscritto, sottoscritto di suo pugno, ove dichiarava il proprio desiderio di essere cremato e che le sue ceneri fossero disperse in natura; ciò che ben sapevano i famigliari e gli amici, avendolo egli ribadito da sempre. Si noti che lasciò tale manifestazione di volontà scritta con l’ingenuo fine di manlevare la famiglia da ogni responsabilità per tale gesto; infatti riteneva che la dispersione delle ceneri fosse sostanzialmente proibita dalla Legge; possibile solo passando per il costoso tramite dell’affiliazione ad una associazione ad hoc. …e qui la prima notizia: era così fino a non molti anni fa. Attualmente invece la dispersione delle ceneri dei defunti è liberamente consentita, nelle forme e modi previsti dalla L.R.Liguria n°24/07.

Quindi i figli del defunto Enrico, l’Avv. Cristiano e la biologa Vanessa Bracali, confortati dalla previsione  dell’art.4 co.1 di tale Legge che consente questa forma di estremo commiato “su espressa manifestazione di volontà del defunto risultante dal testamento o altra dichiarazione scritta” nell’immediatezza del decesso si recarono in Comune di Albenga muniti della dichiarazione scritta del padre per avviare le pratiche amministrative del caso. Purtroppo qui giunti si dovettero scontrare con una piaga della pubblica amministrazione solitamente fastidiosa, ma nel caso presente davvero dolorosa: l’ottusa burocrazia.

Infatti, benché come dicono i giuristi “in claris non fit interpretatio” (trad: ciò che è chiaro non necessita di interpretazione) e la norma indicata sia lineare e chiarissima, consentendo di fatto la massima disponibilità e la minima formalità affinché ci si possa accommiatare da questo mondo involandosi nella natura; purtroppo i regolamenti comunali attuativi della legge hanno introdotto una serie di adempimenti farraginosi, ostativi e soprattutto costosi per chi vuole rispettare le ultime volontà di un caro defunto. Nel nostro caso vi era la irremovibile pretesa, da parte dell’ufficio preposto, della pubblicazione notarile dello scritto paterno, come se fosse un testamento, pur non avendone la forma prevista dalla Legge; il preventivo del costo di tale atto, ammesso che un notaio avesse accetto di rogarlo, ammontava ad una non sostenibile spesa tra i mille ed i duemila euro.

Il motivo di tali preclusioni e fermezza d’intenti? Voci di corridoio riferiscono che siano addebitabili a ingerenze delle associazioni che in precedenza avevano il monopolio della dispersione e che, alla luce della vigente normativa, non avrebbero più alcuna ragione di esistere. Ciò nell’incuranza del dolore di una famiglia in lutto, costretta nel dilemma tra subire ingiustificati gravosi esborsi oppure non rispettare le ultime volontà del defunto.

La situazione è stata risolta solo grazie all’intervento del Sindaco Giorgio Cangiano e del Vicesindaco Riccardo Tomatis nonché della consigliera Avv. Eleonora Molineris i quali, unitamente al dirigente dott. Scardigno, hanno preso atto della soluzione interpretativa proposta dal figlio del defunto Avv. Cristiano Bracali, studiata insieme alla collega Avv. Marta Maragliano, esperta in questioni giuridiche in tema di fine vita ed al dott. Spoto dell’Agenzia delle Entrate di Albenga; consentendo il nulla osta alla dispersione delle ceneri, a fronte della registrazione delle volontà scritte presso questo ultimo ufficio, con una spesa contenuta. Il commiato di Enrico Bracali è così potuto avvenire come da lui desiderato, il 21 novembre 2018, dopo ben quattro mesi e mezzo dal decesso.

L'avvocato Cristiano Bracaliì ritiene che forse sarebbe opportuno una modifica dei regolamenti comunali per renderli aderenti alla ratio semplificativa della legge regionale.

Senza parlare del fatto che nell'attuale società multiculturale il fatto che l'inumazione sia considerata la modalità di commiato "normale" mentre altre forme richiedano balzelli e autorizzazioni potrebbe avere profili di incostituzionalità per discriminazione".

Lettera Firmata

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