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Val Bormida | 01 marzo 2019, 08:05

L'associazione caARTEiv ricorda i coniugi Capasso

Nella giornata di ieri, Florette Morand è mancata all'età di 93 anni

L'associazione caARTEiv ricorda i coniugi Capasso

Simona Bellone pres. caARTEiv ricorda i coniugi Capasso: "Un caloroso ricordo in onore di Florette Morand (nome d’arte di Florentine Adelaide Morand) vedova Aldo Capasso, è doveroso, oggi, 28 febbraio 2019, che a 93 anni ha lasciato la sua vita terrrena, perché sempre abbiamo acquisito sempre viva dai suoi occhi la grande cultura. Già affermata poetessa nei Caraibi dapprima, e a Parigi in seguito, fu devota eternamente al marito, con il quale ha accompagnato 27 anni gloriosi della sua vita prodiga all’arte. Cavalier della Letteratura Madame Florette Capasso della Guadalupa, dai lineamenti signorili creoli, aveva come unico scopo nella sua vita di ricordare l’arte di suo marito, mettendosi devotamente in secondo piano in qualità di scrittrice, per farlo emergere protagonista.

Dalla pubblicazione in lingua francese di Éric Mansfield (Caribbean poetry (French) intitolata “La symbolique du regard: regardants et regardés dans la poésie antillaise d’expression francaise - Martinique Gadeloupe Guyane 1945-1982”, pubblicata nel 2009, è definita “l’inconsolée”, la sconsolata, e possiamo addentrarci nel suo mondo e conoscere alcuni suoi poemi in lingua francese che ritraggono attimi di vita trascorsi nelle terre caraibiche e a Parigi. Fu istitutrice a Morn a L’Eau, dell'isola di Grande-Terre e facente parte del dipartimento d'oltre mare di Guadalupa.Sono segnalate le sue raccolte “Mon coeur est un oiseau des îles” (1954, Edizione “Maison des Intellectuels” Parigi, 46 poesie con prefazione di Paul Fort, “Chanson pour ma savane” (1958, Librairie de l’escalier” Parigi, 77 poesie con una preghiera, con prefazione di Pierre Mac Orlan dell’accademia Goncourt, “Feau de brousse” (1967 Editions du jour, Montréal). Nel 1947 vinse il concorso dell’Associazione degli studenti di Parigi, nel 1949 ricevette il premio di prosa francese dei Jeux Floraux de la Guadaloupe. Fu membro della “Courtoisie Française” associazione che promuove la tradizione della cortesia e della civiltà, di Saulieu in Borgogna. Descrisse poeticamente come “dell’apocalisse” il ciclone Inez che devastò la Guadalupe il 15 settembre 1966. Riporto alcuni versi più emblematici delle sue liriche.

Una lode alla sua terra d’origine di Guadalupa e alla Francia in “Chanson pour ma savane”:

“Enfin je comprends combien je vous aime

o terre de France et sol tropical!

En moi confondus, vous etês la gemme

dont le feu m'éclaire ainsi qu'un fanal”

“Finalmente, capisco quanto ti amo,

o terra di Francia e terra tropicale!

In me confusi, siete la gemma

il cui fuoco mi illumina come una lanterna”

 

Si esprime malinconicamente verso la Francia in “Patrie”:

“Dans le soir qui descend, parle-moi de la France?

Tu sais si bien donner son culte à tes enfants,

quand son lontain regard reflétait sa souffrance.”

“Nella sera che scende, parlami della Francia?

Sai bene come adorare i tuoi figli,

quando il suo sguardo lontano riflette la sua sofferenza.”

Nel 1953 a Vichy offre una velata nostalgia che lega la sua anima lontana alla sua terra amata:

“Vers ma patrie, un jour, quand je me tournerai,

dans les urnes du coeur, toujours je garderai, par delà l'océan,

la douce souvenance d'un coucher de soleil sur un fleuve de France.

“Verso la mia patria, un giorno, quando mi volterò,

nelle urne del cuore, terrò sempre, oltre l'oceano,

il dolce ricordo di un tramonto su un fiume di Francia.”

Nella sua poetica traspare una “negritudine”, la sofferenza della schiavitù (canto negro) in “Chanson de ma savane” e “Tam-Tam dans mon coeur est un oiseau des îles”, con una vena poetica dolce di melanconia. Eccone alcuni versi per comprendere le sue origini creole in una terra afflitta dalla schiavitù.

“La chanson dont l'esclave a bercé sa souffrance,

la chanson que nos pères ont chanté dans les fers,

la chanson dont nos frères fleurissent la misère...

O tam.tam nostalgique!Ton baume d'espérance

sait de nos coeur plaintifs faire vibrer les fibres,…”

“La canzone con cui lo schiavo ha scosso la sua sofferenza,

la canzone che i nostri padri cantavano nei ferri,

la canzone in cui i nostri fratelli fioriscono miseria ...

O tam.tam nostalgico! Il tuo balsamo di speranza

Conosce i nostri cuori lamentosi da far vibrare i corpi,…”  

Nel 2001 trascorsi dieci giorni in compagnia di Madame Florette, durante la commemorazione del marito, per il quale invitò a partecipare numerose firme artistiche liguri, mi lasciai trasportare dal suo entusiasmo clorito di poetica cadenza francese, e tenace istinto, quasi maniacale, nel proteggere e divulgare l’arte letteraria del marito defunto. Riporto la poesia che scrissi ispirata da quell’evento storico, al quale presenziarono numerosi artisti contemporanei al palazzo della Provincia di Savona, nella Sala Nervi. (elenco completo nel mio articolo “Alta Val Bormida” – maggio 2001) Mi colpì in particolar modo il suo sguardo fisso ad ammirare un ritratto del marito, seduta in silenzio, quasi estraniandosi per lungo tempo, nell’aere di un mondo parallelo misterioso, incantata nonostante il vociferare animato di una sala piena d’artisti, che distratti a salutarsi, si perdevano quell’atto d’amore infinito senza tempo né spazio.

Ad Aldo Capasso e Madame Florette (Simona Bellone 2001)

Della sua presenza sono luccicanti gli occhi a Lui devoti,

ancella silenziosa e variopinta.

La vidi porgere mai sazi elogi d’infinite parole d’amore.

Beltà e nobiltà il suo portamento,

dai lineamenti di terre paradisiache,

graziose gocce di colori sgargianti,

offuscate da ombre grigiastre

e frastuoni di moderne civiltà.

Danza ora ambasciatrice d’arte,

inconsueta arpa della Valbormida,

richiama a sé menestrelli di Glorie passate

e destrieri di moderne virtù.

Ansiosa anima in evoluzione,

eccola soffermarsi davanti ad un ritratto.

Era la sua metà, ora sospesa oltre nuvole argentee.

Chissà quali discorsi d’amanti, in quei momenti silenziosi,

quali frasi di concorde menti riecheggiar gli eventi.

Sono eterno scambio di anime, da un oscuro destino divise.

Raggi di sole alla terra, di Lui, La riscaldano sospirante.

Occhi rimiranti il cielo, di Lei, Gli lacrimano speranze.

In occasione di in incontro poetico organizzato dal Grifl a Cairo Montenotte, dedicai una poesia ispirata alla poetica di Aldo Capasso, intitolata “Il colore dell’uomo”. (Liguria Val Bormida & Dintorni maggio 1998).

Il colore dell’uomo (Simona Bellone 1998)

Il colore dell’uomo

è lo spirito cangiante

dei suoi occhi accesi

allo scenario gentile

del tramonto svanente

nell’incertezza dell’orizzonte.

E con lui,

fremente,

la sera.

Madame Florette Morand si prodigò con estrema grinta e passione perché annualmente con le mostre, che organizzava personalmente, nessuno poteva dimenticare il suo illustre marito, con anche l’istituzione del “Premio Capasso”. Sicuramente ora la staffetta passerà alle giovani promesse artistiche ed alle istituzioni altaresi, per perpetuare ai posteri le virtù letterarie di questo loro concittadino di grande valore, nonché della sua devota poetessa. Sposò Aldo Capasso nel 1970, e ricordarlo con la sua dipartita in questi giorni è doveroso, con la certezza che lei ne sarebbe contenta e grata, appagata nei cieli per averlo raggiunto.

Aldo Capasso nacque a Venezia il 3 agosto 1909, dimorò molti decenni della sua vita ad Altare accanto alla moglie Florette Morand, e venne a mancare a Cairo Montenotte (Savona) il 3 marzo 1997. Fu Conte delle Pastene (nobili origini di Benevento) come riporta la targa in piazza del Consolato 6 A ad Altare (Savona), in sua memoria.

Fu fondatore del “realismo lirico”, corrente poetica basata su una trasparenza espressiva che rispecchi il vivere quotidiano e che afferma il diritto-dovere del poeta di non rompere “i legami sentimentali con l’uomo comune”, rispettando perciò la realtà di tutti i giorni. Studiò all’Università di Genova nel 1931 e divenne dottore in lettere discutendo un saggio su Marcel Proust, come tesi d laurea che fu premiata come migliore in tutte le facoltà dell’Università. Pubblicò a Torino la sua prima raccolta di poesie “Il passo del cigno ed altri poemi”, opera che fu premiata con il premio Fracchia della rivista Fiera Letteraria, la cui prefazione fu curata da Giuseppe Ungaretti. In qualità di commentatore, scrisse su "La Nazione" di Firenze e diresse il "Realismo critico", nonché pubblicò saggi su Giuseppe Ungaretti, Tasso e Marcel Proust. 

Frequentò personaggi illustri quale Eugenio Montale, Luigi Pirandello e Paul Valéry, e fu il primo critico letterario di Salvatore Quasimodo. Scoprì e lanciò gli autori contemporanei quali Ugo Gallo, Davide Lajolo e Giorgio Caproni. Le sue opere letterarie furono tradotte dal poeta francese Pierre-Jean Jouve, Robert  Vivier dell’Accademia reale belga, Raul Rey-Alvarez, dal greco Febo Delfi, dalla brasiliana Cecilia Meireles.

Nomination Premio Nobel letteratura nel 1995, Aldo Capasso aveva un animo umile e nobile e da illustre poeta, è foriero ancor oggi di tracce anche della sua semplicità di valbormidese, se pur affermato nella letteratura internazionale, con numerosi premi conferitigli ed altrettante pubblicazioni come critico e poeta: rimase sempre affezionato alle proprie radici dell’entroterra ligure.

Era figlio unico di Lina Saroldi e del cap. del Genio Alberto Capasso, deceduto  prematuramente nella guerra italo-turca quando aveva solo 3 anni, e questa mancanza educativa paterna ne accrebbe la sensibilità emotiva ed artistica, concentrandosi sullo studio culturale.

“La poesia di Capasso vive di una raffinata sensualità, di un'indagine sulla possibilità di andare oltre l'illusorio gioco dei sensi per vedere se è possibile trovare un ancoraggio che superi la rassegnata partecipazione al destino degli uomini. Questo disperato bisogno si avvale di immagini sicure e ben delineate, che cercano di vincere la tendenza discorsiva, aleggiando talora in echi leopardiani.” (da canto sirene.blogspot.com 4/2009)".

Per non dimenticare la sua eccelsa poesia, ecco alcune profonde poesie ed aforismi di Aldo Capasso:

Vele (Aldo Capasso da "Il paese senza tempo", 1934)

Due vele, a pena nate e di sorpresa,

sull'orizzonte, agli occhi chiari che apre

il mattino del mondo nel mio viso,

son l'evento che instaura un tempo albare.

E se il silenzio mi riduce a un lieve

giuoco come un vel d'acqua fra due pietre,

m'è bastato, perché mi sia la vita

candida, quella coppia aerea d'ali

apparsa d'improvviso fra due cieli.

Il passato s'esilia. Antichi lutti

del mio cuore si sciolgono nell'ora

come il sale nell'acqua che s'acciglia.


Sei un mare … (Aldo Capasso da Il passo del cigno, Buratti, 1931)

Sei un mare d’autunno delicato.

Su la tua riva il cuore può sopirsi

quasi, e a cigli socchiusi s’indovina

che tanta tua dolcezza silenziosa

presso l’uomo velato

continua il suo silenzio e suggerisce

una limpida morte.


Come treman le foglie

d’una selva sgomenta,

sempre tremano i sogni in questo cuore.

Fermali nel tuo sguardo grigio e azzurro,

falli autunno e sopore.

 

Stupore, perché mai… (Aldo Capasso)

Fui sempre, come ora, adolescente

ambiguo; turbamento di mestizie

musicali, – erbe che una notte indugi

a blandire e confondere…

Il giovinetto amava

centellinarti, amara sera e dolce,

presso ruine

tacite e bianche.

Ma un frùscio nel sentiero,

di foglia o di fanciulla,

nel cuore sobbalzante

insinuava un sogno

di gettarsi – di darsi

in regalo per nulla.


Tenui ombre impallidite

oscillano nel luogo

deserto e qualche fiore ne sospira.

I ricordi mi tangono; il passato

abita qui ancora; il luogo intorno

compone un regno pieno di bisbigli…

 

Amanti lungo il mare (Aldo Capasso da "Per non morire", 1947)

Lungo il mare, nel buio,

Sopra le rocce scabre

Tanti bisbigli, che udite, pur sono

Segno di breve oblio.

Siamo poveri, solamente questo

Ci è conceduto, modo

Di festa, e da noi stessi esilio.

Anche le nostre donne

Hanno soavi labbra.

(Nel buio non si vede,

Se misera è la veste).

Ma sognano, talora, luminosi

Mondi, come in romanzo, come in film, -

Memorabili gesta e gentilezza

D'eroi troppo diversi

Da questa nostra mal limata scorza.

(Nel buio non si vede

Se arrossiscono alquanto,

Per avere sognato

Un'altra bocca nella nostra bocca).

Prendiamo, pur con questa

Sua macchia mal taciuta, questo àttimo

Ch'è il solo nostro bene,

Sopra le rocce scabre.

Per non piegarci al vino che ci chiama

Promettendo una nube entro i pensieri».

 

Del mattino - 1938

Un vetro s'è fatto accecante

Una ragazza lava i panni e canta

Uno stornello giovane sorge puro

ed è un rito

Gridi d'uccelli sono nel mattino

Rinasci come l'erba senza ricordi.

Abbiamo pudore di noi stessi,

di ciò che sappiamo

Tutti del nostro destino,

di ciò che ci è forza comprendere

E soffrire".

Aldo Capasso, da “Formiche d'autunno”, 1959


Mi sembra d’essere uscito da me,

Di vibrare leggero con i suoni esili nell’aria

E un soave stupore mi fa prezioso l’istante. 

Aldo Capasso (Recitativi, quasi meditazioni)

 

In questa valle con l’aiuto di Dio

Ho molto lavorato,

molto amato la mia

donna di terra lontana.

E qui voglio morire.

Aldo Capasso

 

Morire? Sarà un volo di gioia

Limpido oblio, aldilà

Delle doglie dell’uomo!

Aldo Capasso

 

Le tristezze del mio passato d’uomo

Stanno dietro di me,

come un buia

stesa lacustre.

Aldo Capasso

Comunicato stampa

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