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Attualità | 02 marzo 2019, 08:00

Truffa delle adozioni in Kirghizistan, ascoltati gli aspiranti genitori. Daniela: "Rivivere quei momenti è stato terribile"

Raccontano Daniela e Oscar: "Il giudice è stato molto gentile e disponibile, durante le domande ci ha concesso di fermarci quando il dolore era troppo per continuare a raccontare ed ha chiesto a tutti di curare i toni della conversazione capendo il nostro stato d'animo".

Truffa delle adozioni in Kirghizistan, ascoltati gli aspiranti genitori. Daniela: "Rivivere quei momenti è stato terribile"

Daniela e Oscar sono stati ascoltati nei giorni scorsi nell’ambito del procedimento penale a carico dei vertici della Onlus L’Airone di Albenga. Una testimonianza difficile la loro, sia per il carico emotivo nel dover rivivere il dolore provato in passato, sia perchè per loro era la prima volta in tribunale da testimoni.

Racconta Daniela: “Mio marito è scoppiato in lacrime quando l’avvocato della collaboratrice-interprete Inna Troukhan gli ha chiesto come mai avessimo aspettato due anni prima di denunciare la truffa subita. Noi siamo state vittime, ma ci siamo quasi sentiti come fossimo seduti al banco degli imputati anche perché non eravamo abituati a situazioni simili. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato proprio il mezzo sorriso (forse volontario o forse no) dell’avvocato quando mio marito ha spiegato che non avevamo denunciato subito prima per il timore di non riuscire a coronare il nostro sogno di adozione. Oscar poi ha fatto presente all’avvocato che era un argomento per noi ancora molto doloroso e che non c’era alcuna ragione per ridere o sorridere. In quel momento anche a me è salito il nervoso. Forse chi non è passato attraverso una cosa del genere non può capire il dolore che si prova. Il giudice, ad ogni modo, è stato davvero molto gentile e disponibile, ha più volte chiesto a tutti quanti di moderare i toni e ci ha permesso di sospendere qualche istante la testimonianza per bere un bicchiere d’acqua e riprendere fiato”.

Il nostro quotidiano on-line aveva già trattato in passato questa vicenda, seguendo il percorso legale (vedi articolo) che le famiglie coinvolte stanno affrontando, ma anche ascoltando le loro parole (vedi articolo).

Proprio questo abbiamo continuato a fare oggi e Daniela, non senza dolore, ha voluto continuare a raccontarci la sua storia: “Non ho dormito per due notti ripensando a quanto avvenuto. Sono molto turbata e mi chiedo se in quelle due ore di domande io sia riuscita a dire tutto e a far capire tutto. Naturalmente adesso mi viene in mente che ad alcune domande avrei dovuto rispondere in modo più  diretto, ad esempio quando l’avvocato mi ha chiesto quanto avessimo speso per l’adozione e dopo la mia risposta mi ha fatto notare che il lettino che avevamo comprato per Inazik era stato poi occupato da un’altra figlia. Certamente siamo felicissimi di essere riusciti, successivamente, a portare a termine un’altra adozione, ma questo non toglie il dolore che abbiamo provato per Inazik. Noi la consideravamo nostra figlia a tutti gli effetti e un figlio non si può sostituire con un altro. Questo non l’ho detto, ma forse avrei dovuto”.

“Io ho testimoniato per prima – spiega Daniela – dopo di me mio marito e nel pomeriggio un’altra coppia. L’11 marzo verranno ascoltati altri genitori, insomma, il procedimento penale sta continuando e poi ci sarà la parte civile per il risarcimento. Come ho già sottolineato questo certo non ci riporterà Inazik, ma deve essere fatta giustizia e io confido molto nei giudici, nella magistratura e nel nostro avvocato Pierfrancesco Torrisi del foro di Roma.”

“Sai una cosa dolorosa? – domanda Daniela con la voce ancora turbata – quando mi hanno chiesto quanto avessi speso per quella adozione io ho risposto circa 17 mila euro senza contare molte delle spese che avevamo affrontato. Forse non è una grande cifra, ma io e mio marito siamo due operai e abbiamo chiesto un prestito che abbiamo continuato a pagare anche quando ormai sapevamo che Inazik non sarebbe mai arrivata a casa. Nel pensare a tutto questo è stato inevitabile anche chiedersi di lei. Chissà che fine a fatto la mia bambina, perché per me era già tale dal momento nel quale l’ho potuta abbracciare la prima volta.”

Conclude Daniela: “Per noi era la prima volta in un tribunale, parlare di un argomento tanto doloroso è stato difficile, vedere alcune fotografie che non avevamo mai visto prima è stato molto duro, comunque ora è passato e ci sentiamo più leggeri. Nelle prossime settimane verranno sentite le altre coppie e spero che il Giudice possa farsi una idea chiara di quanto avvenuto in Kirghizistan e che questa vicenda tanto dolorosa possa chiudersi definitivamente”.

Mara Cacace

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