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Economia | 23 marzo 2019, 09:00

Il recupero dei materiali edili: quale il modo corretto per effettuarlo?

Non esistono più motivi, che siano economici, tecnici o prestazionali, che possano giustificare il non riciclo dei materiali da costruzione

Il recupero dei materiali edili: quale il modo corretto per effettuarlo?

“Il futuro delle costruzioni passa per l’innovazione ambientale. Attraverso la chiave dell’economia circolare diventa infatti oggi possibile guardare in modo nuovo al rilancio del settore, riducendo l’impatto degli interventi e spingendo il riciclo di materiali edili”. E’ l’inizio del rapporto dell’osservatorio Recycle presentato alla quarta edizione dell’Eco Forum Rifiuti, un documento che raccoglie ostacoli e barriere che fino ad oggi hanno condizionato la chiusura del cerchio del settore delle costruzioni.

Non esistono più motivi, che siano economici, tecnici o prestazionali, che possano giustificare il non riciclo dei materiali da costruzione. Il settore Costruzione e Demolizione è il settore che produce più rifiuti.

Molti sono gli esempi che dimostrano che i materiali da costruzione possono essere riutilizzati per la realizzazione di ristrutturazioni a Torino, come lo Stadio della Juventus, ottenuto dal recupero dei materiali del dismesso Stadio “delle Alpi”. L’ intervento, oltre a ridurre l’impatto ambientale che avrebbe portato lo smaltimento dei materiali riutilizzati, ha permesso anche un risparmio economico di 2 milioni di euro.

L’economia circolare nel settore edilizia comporterebbe in primis benefici ambientali, ma anche benefici economici.

Ma qual è il motivo che non permette, in Italia, il decollo dell’economia circolare? Come in ogni ambito uno dei più grossi problemi è la scarsa informazione, unito a problemi di tipo giuridico e burocratico.

Ad esempio, i CAM (Criteri Ambientali Minimi) fanno riferimento solo agli appalti pubblici e le percentuali di materiali da riciclo obbligatorie sono molto ridotte (5% calcestruzzi, 5% gesso, 10% laterizi per murature e solai). In Italia vi sono anche grandi lacune normative. Prima tra tutte la difficoltà nel definire quando il rifiuto cessa di essere tale e possa essere definito sottoprodotto con la conseguenza che non sia più soggetto alla normativa dei rifiuti. La disciplina che norma i sottoprodotti risulta molto rigorosa e burocratica, tale da sembrare vana la possibilità di un largo utilizzo di questi prodotti.

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Piazza Amedeo Peyron n. 13/D, 10143,
Torino, Piemonte

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Lunedì – Venerdì: 10 – 19
Sabato: Solo su appuntamento
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Email: progettazionedesign3@gmail.com Telefono: (+39) 01 119764913

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