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Cronaca | 20 aprile 2019, 17:55

Albenga, Erika: "I miei 8 anni con un tubetto di drenaggio dimenticato nella pancia. Ora voglio giustizia"

“Ringrazio i due medici del Punto di Primo Intervento di Albenga che hanno voluto scavare a fondo ed hanno scoperto quello che avevo. Per anni ero stata presa per ipocondriaca, la verità è che avevo un tubicino di 18 cm nella pancia"

Albenga, Erika: "I miei 8 anni con un tubetto di drenaggio dimenticato nella pancia. Ora voglio giustizia"

È finito un vero e proprio incubo per Erika Rava di Albenga che, dopo anni di sofferenze e dolori (non solo fisici) è venuta a capo dei suoi problemi grazie a due “angeli” del Punto di Primo Intervento di Albenga. Per capire di cosa stiamo parlando occorre fare un salto indietro e tornare al 2011.

“Nel 2011 sono stata operata in un ospedale per dei fibromi all’utero, fino a quel momento non avevo mai avuto altri problemi, ma dopo l’operazione è iniziato il mio calvario racconta Erika.

Di per sé l’operazione, in realtà, era riuscita ed era andata bene. Dopo i giorni di ricovero e la convalescenza Erika era tornata a casa e alla sua vita che, però, ancora non sapeva che non sarebbe mai più stata come prima.

“In realtà ho sentito dolori sin da subito – racconta Erika – inizialmente pensavo fossero quelli dovuti dall'intervento. Con il passare dei mesi, però, non si sono attenutati ed io ho continuato ad avvertire quotidianamente delle vere e proprie fitte alla pancia. I dolori pelvici a volte erano più forti, altri erano sopportabili, ma non mi hanno mai più abbandonata”.

Qualcosa non andava ed Erika certo non è stata con le mani in mano, ma ha cercato di capire l’origine dei suoi disturbi. “Ho fatto molte visite ginecologiche, sono andata da medici ad Albenga, ad Alassio, ho pensato di avere un brutto male e sono andata a Genova da un professionista nel settore, ma nessuno capiva a cosa fossero dovuti i miei dolori. C’era chi parlava di aderenze, chi magari mi avrà presa per ipocondriaca, ma i miei dolori erano reali e questo io lo so bene”.

Erika, nel corso degli anni, si è rivolta anche al Pronto Soccorso quando le fitte sono state troppo forti. “Ho un faldone pieno di documentazione medica che testimonia i miei accessi al Pronto Soccorso. Mi hanno fatto ecografie, Tac ed esami, ma non è mai emerso nulla”.

Nel 2015 anche un ricovero di 3 giorni all’Ospedale. Spiega Erika: “In quella occasione il mio dolore pelvico era simile a quello che si può provare con una peritonite in corso. Mi hanno ricoverata, ma le mie analisi del sangue erano perfette. Anche in quella occasione non hanno capito cosa avessi. Da lì in poi avevo deciso di non andare più in Ospedale. Forse quella sbagliata ero io. Forse molti di quelli che con un mezzo sorriso mi hanno detto che ero un po’ ipocondriaca avevano ragione, ho pensato”.

In realtà solo venerdì scorso Erika ha scoperto che quella “sbagliata” non era affatto lei e che i suoi non erano dolori “immaginari”. Erika ha scoperto di avere un tubetto di drenaggio lungo ben 18 cm nella pancia dimenticato lì dall’ultima operazione subita, cioè dall’intervento del 2011.

Racconta Erika: “Venerdì della scorsa settimana sono ricominciati i dolori. Questa volta erano forti come nel 2015. Mi sono svegliata urlando per il male, era come se mi stessero dando delle coltellate nel ventre. Ho cercato di resistere. Non volevo più andare all’Ospedale. Avevo paura che finisse come sempre, nessuna soluzione ed io che ad ogni volta mi sentivo sempre più frustrata e sbagliata.”

Questa volta, però, il male non è passato e la stoica Erika alla fine ha ceduto: “Domenica pomeriggio sono arrivata ad avere un male tale per cui resistere era impossibile. Sono andata al Punto di Primo Intervento di Albenga dove ho incontrato i miei 2 angeli. Si tratta della dottoressa Alessandra Franchi e del dottor Francesco Schenone”.

“La dottoressa Franchi – continua – mi ha trattata con una umanità tale che ancora adesso non so come ringraziarla. Innanzitutto ha creduto in me, forse per la prima volta in questi 8 anni un medico mi aveva presa davvero a cuore, e poi ha voluto cercare di approfondire il mio caso. La dottoressa era a fine del suo turno e mi ha affidata alle mani del dottor Schenone, un chirurgo che da 11 anni lavora al pronto soccorso. È stato il dottor Schenone che mi ha fatto fare una Tac con contrasto e risonanza e da questa è emerso quello che avevo: un tubo nella pancia”.

La commozione di Erika a questo punto del racconto è inevitabile: “Quando me lo ha detto, dopo lo sconcerto iniziale ed essermi fatta ripetere un paio di volte quanto riscontrato, in 5 secondi ho rivissuto gli 8 anni di esami, analisi, dolori. 8 anni durante i quali molti mi hanno presa per “pazza”, per ipocondriaca. 8 anni nei quali la mia vita è cambiata.”

Ho convissuto con dolori continui ed inevitabilmente la mia vita è cambiata. Un tubicino di 18 cm (ndr: mentre lo dice Erika allarga la sua mano per rendere l’idea della lunghezza) che si muoveva nel mio ventre ed andava a toccare diversi organi e nessuno se ne è mai accorto! Ho tanta rabbia – spiega Erika – mi chiedo come sia stato possibile dimenticare un tubo di drenaggio così lungo dentro di me. Sarebbe stato grave anche fosse stato più piccolo, è vero, ma così mi sembra davvero assurdo e sconvolgente”.

Erika ora si è affidata ad un legale, l’avv. Riccardo Villa che curerà i suoi interessi. 

Non mi restituiranno la mia vita – afferma Erika – quella ormai me l’hanno cambiata e 8 anni di dolori nei quali mi sono sempre sentita dire 'non hai niente', mi hanno toccata nel profondo. Inevitabilmente poi la mia mente corre ad altre cose. Io, ad esempio, sono andata in menopausa precoce, non ho potuto avere figli, credo sia normale per una donna chiedersi se in parte queste cose possano essere legate alla presenza di questo oggetto estraneo dentro di me”.

Conclude Erika: “Adesso voglio cercare di riprendermi. Ho aperto una attività da poco e non posso permettermi di stare molto tempo in malattia o di lasciarmi andare a questi pensieri, però su questa vicenda deve essere fatta chiarezza e giustizia. Ora la pretendo”.

Mara Cacace

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