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Savona | 03 maggio 2019, 10:10

Savona e il primo maggio, Bruno Spagnoletti: "I valori della democrazia e del lavoro si riprendono la città"

Spagnoletti: "Come volevasi dimostrare nulla è successo, nemmeno una lontana idea di provocazione al passaggio di via San Lorenzo di fronte alla sede di Casapound".

Savona e il primo maggio, Bruno Spagnoletti: "I valori della democrazia e del lavoro si riprendono la città"

Chiedo scusa ai miei lettori se, in corso d’opera, mi vedo costretto a modificare la scaletta e le priorità della Rubrica “il punto di vista” ed a rinviare altre pur emblematiche questioni attinenti la vocazione strategica, il lavoro e la politica della Città e della sua martoriata Provincia.

La giornata del primo maggio e la grande manifestazione di CGIL, CISL, UIL su lavoro, diritti e stato sociale per una nuova Europa, è andata ben oltre la cronaca, l’ordinaria ritualità e la stanca ripetizione di uno scadenzato evento sindacale che qualche intellettuale da salotto e talk show vorrebbe, addirittura, abolire con la motivazione che “un mondo sarebbe finito” e una festa che “avrebbe perduto l’anima e non ha più senso”; la giornata del primo maggio e il corteo storico sono andati, invece, in “direzione ostinata e contraria” (avrebbe detto Faber) e, persino oltre la sciocca giustapposizione tra antiche frange fasciste, nuovi rischi di oscurantismo che potrebbero minare la radice democratica del Paese e nuove forme di “nostalgici” del ventennio (con annesse parate, simboli di Cimeli, divise nere, tatuaggi, saluti romani e canzoni del Ventennio) da una parte e, dall’altro l’identità democratica del Paese; una Repubblica fondata sulla Costituzione nata dalla Resistenza; una Costituzione (mai dimenticarlo) che ha al suo interno gli antidoti per mai più tornare al tempo delle aquile e che salda con un indissolubile filo rosso democrazia, lavoro e diritti.

In questo quadro bene ha fatto il Presidente Mattarella a porre l’accento su un dato che in tanti spesso dimenticano: “senza lavoro, anche i diritti di cittadinanza restano incompleti”!

Ecco perché non posso concordare con amici che stimo come il dott. Pippo Sanna e l’avv. Paolo Marson che giudicano i “fatti” di Savona avvenuti nell’ultimo mese (24 aprile - 1° maggio) e la dialettica politica, giuridica, sindacale con gli Organi decentrati dello Stato con le conseguenti restrizioni degli spazi di manifestare in libertà non condizionata senza ledere alcun diritto “come una sorta di partita di calcio , un “derby” con tifosi delle curve contrapposte”! Eh no, altro che “aria fritta e fuffa finita dopo il derby fascisti contro antifascisti”.

La straordinaria Manifestazione di popolo del primo maggio e il conseguente corteo con il percorso storico ha ripristinato un diritto, ha medicato e cicatrizzato una ferita che poteva diventare “infetta”, se non si correggeva per tempo una decisione sbagliata e immotivata; e, ha riportato il trinomio inseparabile lavoro - antifascismo - democrazia al “centro del Villaggio” di Savona (avrebbe detto l’ex allenatore della Roma Rudi Garcia).

La Manifestazione e il corteo hanno plasticamente rappresentato per la Città una mutazione di clima politico, hanno rimosso dubbi e paure, hanno ridato coraggio e fiducia alla militanza e ai diritti della ragione, hanno sancito che la città non può essere ostaggio di una marginalissima minoranza, hanno spostato l’asse della dialettica dalla inutile e vuota polemica verso una dozzina di militanti di Casapound che producono provocazioni per fare lievitare notorietà e trovare accreditamenti, verso una piattaforma sindacale sostenuta da migliaia di persone in carne e ossa che pone al centro il lavoro, i giovani, le disuguaglianze, le crisi aziendali più complicate ( Piaggio Aerospace, LaerH, Bombardier, Mondomarine e Ata) che rischiano di scaricare altri 2mila lavoratori che si aggiungerebbero ai 5mila già persi dal 2008 ad oggi.

Devo confessare che anche una persona navigata come me, ha provato emozioni intense e una commozione profonda all’arrivo a Piazza Sisto, già gremita di gente e lungo tutto il percorso; e ha sentito un batticuore particolare al passaggio in via San Lorenzo di fronte alla sede di Casapaund.

Nella mia vita e nella mia lunga militanza da dirigente sindacale della Cgil dal 1977, ho partecipato a migliaia di Manifestazioni, ma nessuna mai mi ha dato tante sensazioni come quest’ultima del 1º maggio savonese; una manifestazione e un corteo di "altri tempi" con migliaia di cittadini, lavoratori, donne, uomini, giovani, anziani, famiglie con figli al seguito, pensionati, occupati e disoccupati, italiani e emigrati in lotta e in festa; un primo maggio partecipato, unitario, solidale, responsabile, composto, ma anche un pochino giustamente "incavolato", irritato e inquieto per l'assurda decisione del 24 aprile di limitare gli spazi di democrazia e di libertà (sinonimi) con provvedimenti dirigisti, non concordati e sbagliati nel metodo e nel merito!

Come volevasi dimostrare nulla è successo, nemmeno una lontana idea di provocazione al passaggio di via San Lorenzo di fronte alla sede di Casapound.

E’ successo il contrario com’era facile prevedere: un corteo gioioso che collettivamente cantava "Bella Ciao" assunto oggi a canto della libertà e del lavoro e un servizio d'ordine autogestito da Cgil Cisl Uil discreto, autorevole ed efficiente! Come discreta ma efficace è stata la presenza di tutte le forze dell'ordine in divisa e no!

Bella e gradita la presenza della Sindaco Ilaria Caprioglio sul Palco e assai interessante l'intervento in nome dell’intera Città, senza distinzioni e sciocche divisioni.

E’ stato, si potrebbe ben dire, un primo maggio in cui il lavoro e il valore della democrazia si sono riprese la Città di Savona.

 

Bruno Spagnoletti

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