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Attualità | 17 maggio 2019, 15:07

Danni da fauna selvatica alle coltivazioni, Cia Agricoltori chiede alla politica una revisione della legge 157

A supportarla la Regione e i sindaci di molti comuni dell’entroterra

Danni da fauna selvatica alle coltivazioni, Cia Agricoltori chiede alla politica una revisione della legge 157

 

Una folta delegazione di agricoltori provenienti da ogni parte della Liguria, questa mattina, si è radunata sotto il palazzo della Regione, in piazza De Ferrari, accompagnata dai sindaci di una ventina di piccoli e grandi comuni dell’entroterra. Motivo della mobilitazione, promossa da Cia Agricoltori Italiani su scala nazionale, chiedere alla politica una riforma radicale della legge 157 sulla fauna selvatica, tale da mettere le aziende agricole nelle condizioni di disporre di strumenti normativi più adeguati per meglio contrastare il fenomeno ormai insostenibile dei danni alle coltivazioni provocati dagli ungulati e dagli animali selvatici.

«L'entità dei danni causati dagli animali selvatici è ormai insostenibile in tutta Italia - spiega Aldo Alberto, presidente regionale Cia e membro della giunta nazionale -, e comporta problemi tanto sul piano economico-produttivo, perché rende impossibile in molte aree l'attività agricola, quanto su quello ecologico-ambientale, a causa dei disequilibri crescenti tra le diverse specie».

«La dimensione del fenomeno nella sola Liguria – prosegue Ivano Moscamora, direttore regionale Cia – è data dal numero delle domande di risarcimento danni pervenute, che sono ben 329 e, probabilmente, nonostante tutto rappresentano solo la punta dell’iceberg. Molti agricoltori, infatti, nemmeno presentano istanza, scoraggiati dai tempi e soprattutto dagli importi dei risarcimenti, spesso ben distanti dal ripagare il danno effettivamente subito».

Una punta dell’iceberg, quella delle domande di risarcimento ufficialmente presentate, che è comunque decisamente salata: solo nel 2018, infatti, gli agricoltori liguri hanno lamentato complessivamente 196mila euro di danni; Savona la provincia più colpita, con un monte di 75mila euro, seguita da Genova con 56mila, La Spezia con 43mila ed Imperia con 21mila euro denunciati. «Dati – puntualizza ancora Moscamora – che si riferiscono solo a quanto attiene direttamente al settore agricolo, e non comprendono i danni a cose e mezzi che, a loro volta, risultano in continua crescita e strettamente correlati».

Decisamente insufficienti rispetto alla stima delle presenze, poi, risultano le quote di capi abbattibili decise dalla Regione per il 2018, per non parlare di quelli effettivamente abbattuti. «Desolanti sono, in particolare, i dati riferiti ai cinghiali, con percentuali di cattura che non arrivano al 50% del contingente abbattibile, a sua volta pari solo al 90% dei capi stimati. Pressoché nulla l’efficacia dei piani di controllo che hanno inciso sul contingente per uno scarso 7% – riferisce ancora Moscamora –. Carenti sono anche le azioni di controllo verso altre specie, responsabili di gravi danni all’agricoltura, quali daini e caprioli, e per i quali i piani di controllo finalizzati a riportare la densità delle presenze entro limiti sostenibili non hanno mai raggiunto gli obiettivi prefissati».

«È quindi del tutto evidente – conclude il presidente di Cia Liguria Alberto – che le attuali politiche, concepite in un contesto completamente diverso e orientate alla mera conservazione della fauna, si dimostrano oggi del tutto inadeguate. Al parlamento chiediamo dunque modifiche radicali alla legge in vigore, forti del sostegno ricevuto oggi da decine di amministratori locali e dalla stessa Regione».

A supportare Cia nella mobilitazione odierna, come detto, erano presenti i sindaci di molti comuni dell’entroterra. Nel dettaglio, hanno partecipato rappresentanti delle amministrazioni di Rossiglione e Ne in provincia di Genova; Erli, Vendone, Balestrino e Cisano sul Neva dal savonese; Rocchetta di Vara e Pignone dallo spezzino; Dolceacqua, San Lorenzo al Mare, Pietrabruna, Dolcedo, Pompeiana, Chiusanico, Borgomaro, San Biagio della Cima e Soldano dall’imperiese.

A ricevere gli agricoltori chiamati a raccolta da Cia sono stati l'assessore regionale all'agricoltura, Stefano Mai, ed il presidente del consiglio regionale Alessandro Piana, ai quali la delegazione ha chiesto il necessario sostegno in sede istituzionale per ottenere, da parte del governo e del parlamento centrale, una revisione del testo nel senso auspicato dalla categoria.

«Quello del proliferare incontrollato della fauna selvatica è un grosso problema da affrontare, anche in considerazione della deriva ultra-ambientalista che sta prendendo campo nel paese che e rende difficile intervenire - è stato il commento dell'assessore Mai -. Abbiamo bisogno di strumenti più efficaci e mentre il ministro dell'agricoltura Centinaio si è già dimostrato disponibile, parlare col ministro dell'ambiente Costa, invece, è sempre piuttosto difficile. Grazie a questa mobilitazione di Cia confidiamo di avere più forza anche a livello nazionale nel difendere le ragioni degli agricoltori, che sono un pilastro della nostra società».

Alessandro Piana ha aggiunto che «oggi la giunta, grazie ad una legge regionale che abbiamo votato un paio di anni fa, dispone di strumenti più snelli per intervenire, sentiti i Comuni e le associazioni di categoria, sulle oasi di ripopolamento che erano diventate dei veri e propri vivai per la proliferazione degli animali selvatici».

Mai e Piana hanno poi avuto un lungo incontro in Regione con il presidente di Cia Liguria Aldo Alberto e i numerosi sindaci intervenuti, che hanno così avuto la possibilità di presentare, nello specifico, i problemi presenti nei Comuni da loro amministrati.

A titolo d'esempio della situazione in cui versano ormai diversi paesi dell'entroterra, c'è il caso di Rocchetta di Vara: «Nella frazione di Garbugliaga - racconta la vicesindaco Oriana Drovandi - proprio un paio di settimane fa abbiamo dovuto costruire una recinzione a protezione dell'intero abitato, dato che per i residenti era divenuto impossibile non solo coltivare il proprio orto, ma anche mantenere un piccolo giardino, senza subire le continue scorribande degli animali selvatici».

 

Comunicato stampa

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