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Politica | 28 maggio 2019, 19:59

Scontro al Governo tra M5S e Lega sul caso Rixi, Salvini: "Lasciamo che i giudici facciano il loro lavoro"

Duro il Movimento 5 Stelle che chiede il rispetto del contratto di Governo

Scontro al Governo tra M5S e Lega sul caso Rixi, Salvini: "Lasciamo che i giudici facciano il loro lavoro"

Il contratto di Governo è chiaro, in quanto dall’esecutivo M5s-Lega non possono fare parte i condannati, anche in primo grado, per il reato di peculato. E giovedì prossimo il sottosegretario ai trasporti Edoardo Rixi potrebbe trovarsi in quella situazione giovedì prossimo a causa del processo per le "spese pazze".

"Vuole far cadere il governo su un’inchiesta giudiziaria? Noi tiriamo dritto, e chiederemo il rispetto del contratto» il commento del vice premier Luigi Di Maio.

“Non parlo del domani, parlo dell’oggi, lasciamo che i giudici facciano il loro lavoro” ha risposto il ministro dell’Interno Matteo Salvini durante una conferenza stampa al Ministero a chi gli chiede del caso Rixi dopo le dichiarazioni di apertura del capogruppo del Carroccio al Senato Massimiliano Romeo.

Edoardo Rixi è a processo per le "spese pazze" sostenute in Regione negli anni tra il 2010 e il 2012. E' stato il procuratore aggiunto Francesco Pinto a chiedere la condanna anche per altri 21 tra ex e attuali consiglieri regionali, come Francesco Bruzzone e Michele Boffa.

Secondo l'accusa i consiglieri regionali si sarebbero fatti rimborsare con soldi pubblici, spacciandole per spese istituzionali, cene, viaggi, gite al luna park, birre, gratta e vinci, ostriche, fiori e biscottini. In alcuni casi venivano consegnate ricevute che erano state dimenticate da ignari avventori, mentre in altri modificati gli importi a mano. Il tutto per un ammontare di centinaia di migliaia di euro. Le pezze giustificative, molto spesso, si riferivano a periodi festivi: Natale, Capodanno, Pasqua e Pasquetta, 25 aprile e primo Maggio. Giorni "sospetti" per svolgere attività istituzionale. Le accuse sono di peculato e falso.

In particolare il pm aveva chiesto due anni e due mesi per Michele Boffa (ex presidente del Consiglio regionale, Pd), a tre anni per Antonino Miceli (ex consigliere regionale Pd) e l'assoluzione per Massimo Donzella (ex Udc). Due anni e tre mesi per Marco Melgrati (Fi, attuale sindaco di Alassio), due anni e sei mesi per Luigi Morgillo (ex consigliere regionale Fi) e tre anni e sei mesi per Matteo Rosso (attuale capogruppo di Fratelli d'Italia in Consiglio regionale). Per Gino Garibaldi (fi) chiesti due anni e tre mesi, come per Franco Rocca (Fi, attuale sindaco di Zoagli), e per Alessio Saso (Ncd).

Chiesti due anni e tre mesi per Francesco Bruzzone, attuale parlamentare della Lega e già presidente del Consiglio regionale. Chiesti tre anni e sei mesi per Marco Limoncini (UDc). Poi ci sono i due consiglieri Ezio Chiesa, per cui è stata chiesta l'assoluzione, e Armando Ezio Capurro, per cui sono stati chiesti due anni e tre mesi: sostenevano la lista del presidente Burlando per poi passare in Liguria Cambia. Gli altri imputati sono Aldo Siri (chiesti due anni e sei mesi), della Lista per Biasotti, gli ex Sel Matteo Rossi (due e sei mesi) e Alessandro Benzi (chiesti due anni e due mesi, passato poi al gruppo misto), l'ex Idv ed ex Sel, poi dimessosi, Stefano Quaini, per cui è stata chiesta l'assoluzione, e la ex Forza Italia Raffaella Della Bianca (due e sei mesi) e Roberta Gasco (1 anno e 4 mesi) la ex Idv Marilyn Fusco (1 anno e 4 mesi), e Giacomo Conti (due anni e due mesi) della Federazione della sinistra

Luciano Parodi

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