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Cronaca | 11 giugno 2019, 14:05

Famiglia in mezzo alla strada lotta per il riscatto: "Ma senza residenza i nostri figli perdono i loro diritti"

Un capofamiglia onesto e lavoratore, una situazione inizialmente agiata e poi di colpo il crack finanziario. E inizia un calvario che ormai dura da due anni

Famiglia in mezzo alla strada lotta per il riscatto: "Ma senza residenza i nostri figli perdono i loro diritti"

Una famiglia che si trova di colpo da una situazione agiata e serena a dover dormire in auto con quattro figli piccoli, di 14, 7, 5 e 3 anni di età. Un calvario iniziato nell’estate del 2017. E oggi, dopo due anni, ancora questo nucleo familiare non trova pace. Succede a Pietra Ligure. Ricostruiamo la vicenda.

L’antefatto

Una famiglia onesta, conosciuta e ben voluta in tutto il comprensorio pietrese. Il capofamiglia dimostra non soltanto buona volontà e capacità sul lavoro, ma anche notevoli doti imprenditoriali. Apre una ditta che offre servizi a grandi gruppi del Nord Italia nel settore dell’arredamento. Poi, di colpo, ecco il crack di una di queste grandi aziende, che coinvolge tantissime ditte a essa correlate trascinandole in un baratro. E per la famiglia di Pietra Ligure inizia l’incubo: le difficoltà finanziare, lo sfratto, la propria auto come unico tetto sulla testa.

Gli alloggi

Ci racconta la madre dei quattro bambini: “Abbiamo dormito un mese in auto, poi ci siamo rivolti ai servizi sociali del Comune. Ci hanno sistemato per una notte all’hotel Geppi, poi per due mesi all’hotel Villa Carmen e adesso siamo ospiti della parrocchia di Don Gigi ad Albenga, al quale vogliamo esprimere col cuore tutta la nostra riconoscenza e gratitudine per tutto quello che ha fatto per noi. Tutte le mattine faccio la pendolare da Albenga a Pietra Ligure e ritorno per portare all’asilo e a scuola i miei bambini e per riprenderli”.

La situazione attuale

Da pochi mesi il capofamiglia ha trovato un lavoro. Grazie a quello e grazie al reddito di cittadinanza percepito da entrambi, finalmente si vede la luce in fondo al tunnel e si riesce almeno a “sbarcare il lunario” nella quotidianità. Ma ecco purtroppo un nuovo campanello d’allarme.

Ci spiega infatti la madre dei bambini: “Non abbiamo più casa a Pietra Ligure e quindi il 12 luglio sarà il termine ultimo per trovarne una, dopodiché perderemo la residenza. Al tempo stesso, però, non possiamo prendere residenza in una parrocchia come quella in cui siamo ospiti adesso, per cui rischiamo lo status di apolidi. E questo per i bambini avrebbe conseguenze atroci: perderebbero il medico della mutua, le iscrizioni all’asilo e a scuola, la posizione ISEE per le agevolazioni scolastiche… Perderebbero tutto. Noi stessi perderemmo il reddito di cittadinanza che ci sta aiutando a risollevarci”.

Aggiunge il compagno di lei: “Ho fatto richiesta per un appartamento rivolgendomi alla Prefettura, alla Regione, all’ARTE, tutti mi dicono di aspettare i prossimi bandi per le assegnazioni di case, ma noi non possiamo più attendere. Sono ben disposto ad affittare un appartamento, perché la nostra situazione finanziaria si sta faticosamente ma gradualmente risollevando, tuttavia nessuno è disposto a darlo perché lavoro da pochi mesi e tutti chiedono garanzie sulla lunga distanza in termini di buste paga, conti in banca, dichiarazioni dei redditi, proprietà di famiglia e altro”.

Racconta ancora il compagno di lei: “Il Comune ci ha offerto un appartamento temporaneo ma avremmo comunque perso la residenza perché esso era registrato ad uso turistico, per cui siamo stati costretti a rifiutare. Hanno persino decretato che dopo il 12 luglio la mia compagna e i miei quattro figli verrebbero assegnati a una casa famiglia e io dovrei andarmene a Modena dove avevo la residenza per esigenze di lavoro. Perché? Siamo una famiglia unita, amo la mia compagna e i miei figli, non bevo, non fumo, non mi drogo, tutti i sacrifici e le rinunce che io e la donna che amo stiamo facendo sono per dare tutto ai nostri figli e per mandarli a scuola puliti, ordinati e ben vestiti. Nessuno può e deve decidere di separarci”.

Le richieste

Concludono i protagonisti di questa vicenda: “Noi non chiediamo soldi, non pretendiamo niente da nessuno, siamo persone oneste e rispettabili. Chiediamo solo un tetto sulla testa che ci permetta di non perdere la residenza e soprattutto di non farla perdere ai nostri bambini. Se qualcuno, sia esso un ente pubblico o un privato cittadino, è disposto ad aiutarci, lo faccia”.

Alberto Sgarlato

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